Decreto Lavoro: come cambia la Conciliazione sui licenziamenti

Il giudice valuterà il comportamento di chi fa ostruzionismo e non si presenta all'udienza

Una protesta contro i licenziamenti al Maggio Musicale Fiorentino (credits:Ansa)

Andrea Telara

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Chi non si presenta dal Conciliatore senza una valida ragione, correrà un rischio maggiore di perdere una causa in tribunale su un licenziamento. Potrebbe essere questo, in sintesi, l'effetto di una nuova norma inserita nel Decreto Lavoro , appena approvato dal governo.

Per snellire e rendere più traspartenti le controversie giudiziarie che coinvolgono i dipendenti licenziati, l'esecutivo guidato da Enrico Letta ha infatti modificato leggermente le disposizioni dell'ultima riforma del lavoro che porta la firma dell'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero. Lo scorso anno, infatti, la legge Fornero ha reso nuovamente obbligatoria una procedura (extra-giudiziale) che in Italia esiste da diversi anni ma che, a partire dal 2010, era diventata facoltativa. Si tratta appunto della Conciliazione, che si svolge presso la Direzione territoriale del lavoro, davanti a un'apposita commissione, composta da un presidente e da rappresentanti del mondo delle imprese e dei sindacati.

COME FUNZIONA LA CONCILIAZIONE

Non appena decide di licenziare una dipendente per una ragione economica o per un giustificato motivo oggettivo, l'azienda deve infatti darne comunicazione alla Direzione territoriale del lavoro, che convoca le parti (cioè l'impresa e il licenziato) entro 7 giorni dal ricevimento della notizia. Una volta esaminata la vicenda che ha portato all'interruzione del rapporto di lavoro, il collegio dei conciliatori ha il compito di cercare una soluzione, capace di accontentare sia l'impresa che il dipendente, per evitare l'inizio di una controversia giudiziaria vera e propria. Il collegio non ha però un "potere di imperio", cioè non può imporre la propria soluzione alle parti, che hanno dunque la facoltà di rifiutare la proposta e darsi così appuntamento in tribunale. Tutta questa procedura deve concludersi in tempi da record, cioè nell'arco di soli 20 giorni, anche se è ammessa una sospensione di due settimane, nel caso di un legittimo impedimento del lavoratore a presenziare agli incontri.

TUTTO SULLA RIFORMA  FORNERO

Ora, però, il governo Letta ha cambiato di nuovo le regole, per evitare che la Conciliazione extragiudiziale si trasformi in un “pantano”, che fa slittare ulteriormente le già lunghe cause di lavoro italiane. Per aumentare l'efficienza delle procedure, infatti, l'esecutivo ha stabilito che “la mancata presentazione di una o entrambe le parti di fronte al conciliatore è valutata dal giudice ai sensi dell’articolo 116 del codice di procedura civile”. Detto in parole povere, il tribunale che dovrà decidere se il licenziamento è giusto o sbagliato (dopo il fallimento del tentativo Conciliazione), verificherà se il dipendente o l'impresa hanno cercato fin da subito di fare ostruzionismo, comportandosi scorrettamente nei confronti della controparte, già durante la fase extra-giudiziale.

Nell'introdurre questa regola, il Decreto Lavoro fa esplicito riferimento a una norma del codice di procedura civile (l'articolo 116) secondo il quale “un giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire ispezioni e, in generale, dal contegno che le parti stesse tengono nel processo ”. Chi non si presenta dal Conciliatore senza un valido motivo, indubbiamente, dimostra di non comportarsi in maniera trasparente e, dunque, rischia anche di aggravare la propria posizione in tribunale.

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