Coop rosse: l'odissea dei 500 esuberi di Cpl Concordia

L'ex management sotto inchiesta per tangenti in Campania. La sospensione dalle gare pubbliche rischia di mandare a casa un terzo dei dipendenti

Concordia lavoratori

Lavoratori della Cpl Concordia all'assemblea del 29 aprile 2015 che ha nominato il nuovo cda – Credits: Cpl Concordia

Massimo Morici

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Quella di Cpl Concordia in Campania, la coop rossa emiliana sotto inchiesta per presunte tangenti relative all’appalto per la metanizzazione dell’isola di Ischia, non è solo l’ennesima storia di malaffare tra pubblico e privato.

Rischia di trasformarsi in un'odissea per 500 dipendenti, che c'entrano poco con gli azzardi commessi dal precedente management, ma anche con le lungaggini della giustizia italiana.  

Certo, 500 esuberi sono pochi rispetto ai piani di licenziamento delle multinazionali (in genere, nell'ordine delle migliaia). Sono un'enormità, invece, se si considera che Cpl dà lavoro a 1.500 persone, di cui 800 soci, ed è basata in un comune del Modenese di poco più di 8.000 anime, Concordia sulla Secchia, flagellato per giunta dal sisma del 2012. Sono, insomma, 500 famiglie terremotate che rischiano di ritrovarsi in serie difficoltà, se i lavoratori saranno lasciati a casa.

Il tutto, come noto, nasce da due inchieste finite sotto i riflettori a inizio anno. L'ultima, in ordine cronologico, è quella che a fine marzo porta all'arresto del sindaco di Ischia e in cui i magistrati ipotizzano la distribuzione da parte della cooperativa rossa di tangenti e altre utilità per aggiudicarsi l'appalto per portare il metano nell'isola.

In manette, con l’accusa di associazione a delinquere e corruzione, finisce assieme ad altri manager anche l’ex presidente Roberto Casari, che a febbraio (un mese prima) si è scoperto, tra l'altro, essere coinvolto in una vicenda di appalti in odore di Camorra - il manager è indagato con l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa, anche se ha fatto sapere, tramite i suoi legali, di non aver mai avuto rapporti collusivi con organizzazioni criminali - relativa ai lavori di metanizzazione in sette comuni del Casertano.

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Ma al di là dei particolari giudiziari, le due inchieste nei due mesi successivi al can - can mediatico mandano in frantumi la reputazione di un’azienda che, negli ultimi anni, era riuscita a espandersi persino all’estero a seguito di importanti commesse ottenute negli Stati Uniti d’America.

Così come rischia di andare in fumo nei prossimi mesi anche parte delle attività in Italia della coop rossa, una multiutility che controlla 70 società per un giro d’affari nel 2013 di circa 400 milioni di euro derivanti da diversi settori: costruzione e gestione appunto di impianti di metano e GPL, reti idriche, teleriscaldamento, illuminazione pubblica, servizi di videosorveglianza e telecontrollo.

Il 26 aprile il prefetto di Modena, applicando l'interdittiva antimafia a seguito delle indagini in Campania, revoca difatti a Cpl l'iscrizione alla white list delle imprese per la ricostruzione post sisma: il nome della cooperativa, presente in numerosi cantieri per la ricostruzione, in cui lavorano centinaia di operai e tecnici, viene escluso dall’elenco delle imprese alle quali rivolgersi per ottenere i finanziamenti per la ricostruzione del sisma che ha colpito l’Emilia nel 2012. Un duro colpo per l'azienda, ma anche per il territorio.

Il tendone da circo allestito al posto dei capannoni della cooperativa Cpl Concordia crollati per il sisma di fine maggio 2012 – Credits: Cpl Concordia

Cpl, però, cerca di rialzare la testa. Tre giorni dopo l'esclusione dall'elenco, all'assemblea del 29 aprile gli oltre 800 soci lavoratori rinnovano il cda della cooperativa e nominano un nuovo presidente, Mauro Gori, responsabile dell’area economico finanziaria di Legacoop, e un nuovo consigliere delegato, Elio Cirelli, dirigente di azienda e banchiere. Un primo segnale alle autorità, ma anche al mercato.

Passano due mesi e all’assemblea di martedì (30 giugno), oltre a ribadire una netta dissociazione con le gestioni precedenti, il nuovo management lancia però il Mayday: Cirelli annuncia che il 2014 si chiuderà per la cooperativa in rosso, mentre Gori aggiunge che "nell’ipotesi che si riesca a uscire dall’interdittiva antimafia solo nel 2016 Cpl dovrà privarsi della collaborazione di 500 lavoratori, di cui 380 nel 2015" con la speranza che il governo dia il via libera al più presto agli ammortizzatori sociali per non dover incorrere ai licenziamenti.

Motivo? "Il budget 2015 – spiega Gori - è stato totalmente reimpostato. Il periodo di sospensione dalla partecipazione alle gare pubbliche determinerà un ridimensionamento del valore della produzione e una connessa riduzione della struttura operativa già a partire dall’anno in corso".

Fuori dalla white list, la coop rossa stima un crollo del 30% dei ricavi, 120 milioni di euro preventivati che molto probabilmente, se il prefetto non cambierà idea, non verranno incassati. Riammessa nell’elenco, dice il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti, "questa azienda può riconquistarsi un futuro anche perché Cpl non vinceva gli appalti solo perché corrotta". È quello che sperano anche 500 famiglie emiliane. Ora la palla passa alle autorità.

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