Contratti a termine e apprendistato: come sono oggi e come potrebbero cambiare

Il governo sta per mandare in soffitta (almeno per il momento) alcune regole della riforma Fornero, eliminando i vincoli per le assunzioni temporanee

Il Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini (credits:Giuseppe Lami/Ansa)

Andrea Telara

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Le misure sono quasi pronte e potrebbero arrivare nel Consiglio dei Ministri già venerdì 21 giugno, anche se non è escluso uno slittamento alla prossima settimana. Sono i provvedimenti del pacchetto-lavoro, con cui il governo guidato da Enrico Letta dovrebbe dare inizio alla lotta contro la disoccupazione, in particolare quella giovanile.

I PIANI DEL GOVERNO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE

Il punto di partenza, come preannunciato da tempo, sarà la revisione di alcune regole contenute della legge Fornero, cioè l'ultima riforma del welfare approvata dal governo Monti, che ha introdotto nuovi vincoli sui contratti di assunzione flessibile, come quelli a tempo determinato, le collaborazioni a progetto, l'apprendistato e il lavoro a chiamata (job on call).

I DANNI DELLA RIFORMA FORNERO

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini , ha più volte dichiarato di voler mettere in cantiere delle modifiche non troppo radicali, concentrando il raggio di azione del governo sui contratti a tempo determinato, che la legge Fornero sottopone a troppi vincoli, che disincentivano le assunzioni. In particolare, l'ultima riforma del welfare ha allungato l'intervallo di tempo che deve trascorrere tra la scadenza di un contratto temporaneo e il suo successivo rinnovo. Se l'assunzione iniziale aveva una durata superiore a 6 mesi, oggi bisogna attendere almeno 60 giorni per poterla rinnovare; se invece il contratto ha una scadenza ultra-semestrale, la pausa prevista è di 90 giorni. Soltanto gli accordi collettivi nazionali di lavoro possono introdurre degli intervalli più brevi, senza però scendere al di sotto dei 20-30 giorni.

INTERVALLI PIU' BREVI

Ora, il ministro Giovannini sembra intenzionato a eliminare le nuove regole, tornando al regime precedentemente in vigore, che prevedeva una pausa di appena 10-20 giorni tra un contratto e l'altro. Inoltre, non è esclusa la possibilità di un completo azzeramento degli intervalli di tempo, purché a stabilirlo siano degli accordi collettivi nazionali, firmati dalle imprese e dai maggiori sindacati. Le modifiche al regime sul lavoro temporaneo, però, non si fermeranno qui. Il governo potrebbe infatti adottare una misura che piace anche a Confindustria: l'eliminazione del cosiddetto causalone. Si tratta di un'altra regola oggi esistente che, per i contratti precari che durano più di 12 mesi, impone alle aziende l'obbligo indicare il motivo economico e organizzativo per cui il dipendente è stato assunto con un inquadramento a termine e non a tempo indeterminato.

PRECARI PER 4 ANNI

L'eliminazione del causalone aumenterebbe sicuramente la flessibilità del lavoro ma potrebbe anche dar vita ad abusi da parte delle aziende e incontrare per questo il fuoco di sbarramento sindacale. Inoltre, quasi sicuramente Cgil, Cisl e Uil si opporranno a un'altra modifica alla legge Fornero, di cui si parla in questi giorni. Si tratta del possibile allungamento a 48 mesi della lunghezza massima dei contratti di lavoro temporanei, che oggi non possono durare più di 36 mesi. “E' una misura che non ha senso”, ha detto Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, che ha aggiunto: “se un posto di lavoro è disponibile per 4 anni, per quale motivo non può essere proposto a tempo indeterminato?”.

APPRENDISTATO PIU' FLESSIBILE

Un'altra modifica che si profila all'orizzonte per la riforma Fornero riguarda le regole sull'apprendistato. Il governo sembra infatti intenzionato a eliminare per i prossimi tre anni l'obbligo per le aziende di assumere, alla scadenza del periodo formativo, almeno il 30% degli apprendisti presenti nell'organico (il 50% dal 2015 in poi), pena la perdita delle agevolazioni fiscali e contributive previste per questo tipo di contratti. Sempre per l'apprendistato, si parla di uno snellimento degli oneri burocratici e amministrativi che le imprese devono sostenere al momento dell'assunzione e che rappresentano un disincentivo al reclutamento di giovani in cerca di lavoro.

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