Lavoro

Confindustria: l'occupazione continuerà a crescere

Alla fine del 2019 saranno 300 mila gli occupati in più rispetto al 2008. Aumentano però il part time e i contratti a termine

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a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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L'occupazione continuerà a crescere e alla fine del 2019 saranno 300mila gli occupati in più rispetto al 2008. La stima è del Csc che prevede però un aumento delle Ula dello 0,7% nel 2018 e dello 0,5% nel 2019. Numeri comunque che certificheranno alla fine dell'orizzonte di previsione come gli occupati torneranno a 24,3 milioni, 1,1 milioni sopra al minimo toccato a fine 2013 ma comunque ancora sotto per 900 mila unità del livello di crisi. Crescono però il part time e i contratti a termine anche se per Confindustria "c'è ancora poca evidenza di un aumento della precarietà".

I dati di flusso Inps sui primi 7 mesi del 2018, infatti, annota ancora il Csc, registrano una ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato (+1,8% su anno) ma soprattutto un balzo delle trasformazioni dei contratti da tempo determinato in stabili (+59%). "Segnali, questi, che fanno presupporre che l'incidenza dei contratti a termine sul totale si sarebbe ridimensionata nel corso dell'anno anche senza alcun intervento normativo", si legge nel Report Csc.

Csc rileva anche una crescita in frenata per il prossimo biennio che taglierà il traguardo del 2018 con il +1,1% e il 2019 con +0,9%. A pesare l'indebolimento dei fattori di crescita esterni ed interni al netto della prossima manovra che non è inclusa nelle stime. Se sul fronte internazionale il rallentamento è connesso all'imprevedibilità di alcuni fattori, tra cui le elezioni di mid term americane a novembre, i risultati delle elezioni in Baviera a metà ottobre e le elezioni del Parlamento Ue del 2019, sul fronte interno la frenata è essenzialmente legata alle reazioni dei mercati alla manovra che il governo è in procinto di presentare e soprattutto alla sostenibilità dei punti centrali del contratto di governo, dalla flat tax al reddito di cittadinanza fino alla "controriforma delle pensioni".

Tra i fattori che potrebbero prendere direzioni diverse, si legge nel Report, c'è soprattutto la "fiducia che i mercati riporranno nella manovra del governo in termini di capacità di rifinanziare il debito pubblico in scadenza, considerato che le prime reazioni sono state negative", dice il Csc. A questo si somma, avverte, la "capacità di incidere sui nodi irrisolti dell'economia e la sostenibilità del contratto di governo nelle sue componenti più onerose". Per questo, sollecita Confindustria, "è fondamentale che le coperture siano credibili".

"Anche accrescere l'obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere margini per attuare le misure di policy delineate dal governo. Servono coperture credibili e un'ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate". E affinché questo sia credibile, aggiunge il Csc, "è necessario che le misure di aumento del deficit e quelle di compensazione abbiano lo stesso orizzonte temporale: se il Parlamento approverà gli obiettivi della Nadef, la manovra sarà imponente". A pesare infatti sulla crescita futura del Paese c'è soprattutto la sostenibilità del contratto di governo nelle sue componenti più onerose, ribadisce il Csc, dalla Flat Tax al reddito di cittadinanza alla controriforma delle pensioni.

Per questo, ammonisce ancora, "è fondamentale che le coperture siano credibili per avere un impatto macroeconomico positivo". Senza una copertura "credibile" delle voci più pesanti del contratto di governo, dunque, si potrebbe profilare un doppio rischio: che ex post il rapporto deficit Pil sia più alto del 2,4% e che per sostenere le misure di welfare previste dall'accordo Lega-M5S si debba in futuro aumentare le tasse. "L'aumento del deficit serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare, misure molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali; ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi, limitando la crescita dei consumi", spiega il Csc che prevede anche come "l'aumento del deficit sia poca cosa rispetto agli impegni politici assunti; se le coperture non saranno ben definite si rischia, ex post, un rapporto deficit Pil più alto".

"È improbabile che il passaggio a una quasi Flat Tax si autofinanzi con i proventi della maggiore crescita indotta", sottolinea. Rafforzare le misure di sostegno alle imprese, soprattutto alla manifattura; realizzare un grande piano per le infrastrutture; avviare la riforma fiscale; condurre una efficace azione di spending review: sono queste le quattro azioni di policy che il Centro studi di Confindustria ha individuato nel suo Report per "impattare positivamente sulle scelte degli investitori con ricadute favorevoli sul Pil italiano".

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