Cambiamenti e carriera, perché rischiare conviene

Perché quando si molla tutto per ripartire da zero le opportunità sono superiori ai rischi

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– Credits: YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Vi siete mai chiesti se mollare tutto e ripartire da zero possa essere una scelta saggia? Il 90 per cento di chi lo ha fatto, dopo aver accarezzato con la mente l'idea di potersi finalmente dedicare a un progetto nuovo, coinvolgente e stimolante, si è poi ritrovato a scuotere la testa convinto che si trattasse di un pensiero folle, troppo rischioso e irrealizzabile. Ebbene, l'economista Steven Levitt dell'Università di Chicago è convinto del contrario. Ovvero che i salti nel buio offrano più opportunità che rischi.

Levitt è diventato famoso dopo aver pubblicato Freakonomics, un volumetto che spiega le leggi dell'economia e delle scienze sociali con un linguaggio accessibile a tutti e che ha ottenuto un incredibile successo editoriale in tutto il mondo. Oggi ha rilasciato una provocatoria intervista al periodico statunitense The Atlantic, nella quale spiega perché le persone tendono a sopravvalutare le conseguenze di un salto nel buio quando prendono decisioni che riguardano la propria carriera o anche la propria vita personale.

Le differenze tra ottica di breve e lungo periodo

Secondo Levitt, le persone tendono a non lasciare quanto si sono impegnate a fare semplicemente perché il rischio di un danno è immediato, mentre i benefici si vedranno solo in un futuro che potrebbe essere anche piuttosto lontano. E ha corroborato questo assunto con una serie di test che sembrerebbero provare che ha ragione. In altre parole, una versione moderna e sperimentata del vecchio detto secondo cui quando si chiude una porta si apre un portone.

L'esperimento condotto da Levitt è consistito a chiedere a un campione statisticamente rilevante di persone di prendere una decisione importante, come dimettersi dal lavoro, rompere un fidanzamento o avere un figlio. A ciascuno sono state sottoposte varie domande e consigli e a coloro che, al termine dell'esperimento, non erano ancora in grado di soppesare adeguatamente i pro e i contro della propria scelta, è stato chiesto di decidere affidandosi al caso, con il classico lancio della monetina.

I limiti dell'esperimento

Dopo due mesi, coloro che avevano preso la decisione di cambiare, dimettendosi dal posto di lavoro, mollando il fidanzato o scegliendo di avere un bambino, riferivano di essere più felici rispetto al momento della decisione stessa. E dopo sei mesi lo erano ancora di più, a differenza di coloro che avevano preso la decisione di non cambiare. La conclusione? Che spesso la "via nuova" è migliore della "via vecchia" del proverbio, almeno secondo Levitt. Purtroppo, però, secondo molti osservatori l'esperimento non è stato condotto in maniera scientificamente precisa. Ad esempio, i partecipanti sono stati per la maggior parte selezionati fra i lettori di Freakonomics, un campione che non rifletterebbe la realtà complessiva. Perciò, checché ne dica Levitt, le nostre scelte più difficili rimangono nelle nostre mani e non sempre possiamo prevederne l'esito.

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