Blocco del contratto dei dipendenti pubblici: la resa dei conti

Scaduto da 7 anni, ha generato un mancato incremento in busta paga di 212 euro lordi al mese. I sindacati li richiedono indietro. Servono 7 miliardi

Manifestazione dei dipendenti pubblici – Credits: Ettore Ferrari/Ansa

Redazione Economia

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Pressing dei sindacati sul governo per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici scaduto da 7 anni. La Cgil calcola un mancato incremento in busta paga di almeno 212 euro lordi al mese per ogni anno. La Uilpa chiede risorse "certe", almeno 7 miliardi "per restituire dignità e professionalità ai lavoratori". E la Cisl Fp sottolinea che gli stipendi sono tornati ai livelli del 2001.

"Trentacinque miliardi per cinque anni come certificato dall'Avvocatura dello Stato nella memoria presentata alla Corte Costituzionale - afferma all'AGI Michele Gentile, coordinatore del dipartimento del pubblico impiego della Cgil - equivarrebbero a 7 miliardi per ogni anno. Al lordo delle tasse, per 3,3 milioni di dipendenti pubblici significherebbe almeno 212 euro perse al mese per ogni anno, destinate a crescere. Questa sarebbe la perdita retributiva dovuta al blocco dei contratti".

Al netto la cifra si traduce in 132 euro: dei 7 miliardi tornano nelle casse statali 2,3 miliardi. Lo scorso anno una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione da agosto del 2015, escludendone la retroattività per evitare voragini nel bilancio dello Stato.

L'Avvocatura generale quantificò poi il costo dei mancati rinnovi 2010-2015 in 35 miliardi. "La riapertura della contrattazione nel Pubblico Impiego presuppone la disponibilità di nuove risorse, che siano sufficienti a garantire un recupero adeguato del potere di acquisto da parte dei dipendenti pubblici", dice il segretario generale della Uilpa Nicola Turco. "Bisogna agire sulla politica dei bonus, - aggiunge - sulle consulenze esterne nella pubblica amministrazione, sulla reinternalizzazione dei servizi, sul sistema degli appalti e degli acquisti e restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all'evasione fiscale".

Secondo il segretario generale della Cisl-Fp Giovanni Faverin, "i salari dei lavoratori della p.a. hanno perso 10,4 punti di Ipca. La richiesta dei sindacati è di un aumento di 150 euro e "il minimo che serve per rinnovare i contratti è tra i 7 e gli 11 miliardi" nel triennio.

Secondo la Cisl-Fp, gli stipendi sono tornati ai livelli del 2001: nel 2009 un dipendente pubblico percepiva in termini nominali circa 4.300 euro in più rispetto ad un lavoratore del settore manifatturiero ed oggi percepisce 1.300 euro in meno.

Il ministro Marianna Madia ha incontrato il 26 luglio i sindacati e ha dato tempo fino a circa il 10 settembre per avanzare le proposte in sede Aran. Sarà fissato quindi un nuovo incontro e poi il ministro formalizzerà l'atto di indirizzo alla stessa Agenzia. Contro il blocco degli stipendi è intervenuto anche il Codacons che ha presentato un ricorso collettivo al Tar del Lazio a nome dei primi 2.000 dipendenti pubblici che chiedono risarcimento danni e indennizzo per perdita di potere d'acquisto; la richiesta è condannare lo stato a pagare 10.400 euro ad ogni ricorrente. (ANSA/AGI)

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