Diventare avvocato in Spagna, ora anche l’Europa dice sì

La Corte Ue ha riconosciuto il diritto ad esercitare in Italia ai professionisti forensi abilitati in terra iberica

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Giuseppe Cordasco

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La Corte europea ha stabilito che nessun Paese comunitario può rifiutare l’iscrizione nei propri albi professionali ad avvocati che abbiano conseguito l’abilitazione in un altro Paese, con la semplice motivazione di essere in presenza di un abuso di diritto. E’ in sostanza il via libera agli avvocati italiani che dopo aver conseguito l’abilitazione in Spagna decidono di tornare ad esercitare nel nostro Paese. Non a caso la vertenza giudiziaria in questione era stata aperta proprio da due studenti del nostro Paese che dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza equipollente a Tenerife avevano deciso dopo pochi mesi di far ritorno a Macerata ed esercitare, senza passare da quella trafila burocratica che in Italia impone almeno due anni di pratica prima di poter effettivamente fare gli avvocati.

AVVOCATI, ECCO PERCHE' SI VA IN SPAGNA

Ora l’Ordine professionale forense non potrà più rifiutare l’iscrizione a questi soggetti, che dovranno essere inseriti nella sezione speciale riservata agli avvocati che hanno ottenuto appunto la qualifica all’estero. Nel frattempo però, vale la pena ricordare allora, per tutti quelli che vorranno sfruttare questa nuova strada di accesso alla professione, che in Spagna le cose sono leggermente cambiate rispetto a quando bastava la semplice laurea per poter esercitare. Fino al 30 ottobre 2011 infatti, la Spagna non prevedeva alcun esame di stato per conseguire il titolo di avvocato. Era infatti sufficiente il possesso della cosiddetta Licenciatura en Derecho per potersi iscrivere all’ordine. Con il Real Decreto 775/2011 il sistema di accesso alla professione è stato però cambiato.

CRISI E NUOVE PROFESSIONI

Ora, per ottenere l’abilitazione è necessaria la frequenza di un Máster en Abogacía e il superamento di una prova attitudinale. Per gli stranieri però è stato concesso un periodo transitorio di due anni, entro i quali, tutti gli studenti provenienti da altri Paesi comunitari hanno avuto il tempo per  mettersi in regola con questa nuova disciplina. Ecco perché negli ultimi tempi c’è stata una corsa verso la Spagna per cercare di sfruttare i residui spazi che la legge ancora concedeva per diventare avvocati abilitati senza nessun esame di stato. Il 28 giugno scorso infatti, dopo decreto governativo, si è tenuto presso l’Università Complutense di Madrid il primo esame di stato a cui hanno dovuto prendere parte anche studenti stranieri che nel frattempo avevano frequentato il master di avvocatura necessario. Nonostante questa novità però, sono in tanti a ritenere che in ogni caso in futuro, diventare avvocati in Spagna sarà sempre più facile che in Italia.

FISCO E BUROCRAZIA: I NEMICI DEL LAVORO AUTONOMO

Il nuovo esame di avvocato testato per la prima volta a Madrid infatti consiste in un test a crocette a risposta multipla di 75 domande: 50 di deontologia forense e ordinamento professionale e 25 relative alle materie di diritto sostanziale trattate nel master. Questo significa in pratica che, da un lato, cioè in Spagna, l’abilitazione è garantita con la frequenza di un master e con un test a crocette a risposta multipla. Dall’altro invece, ovvero in Italia, per ottenere lo stesso risultato è necessario innanzitutto un periodo di pratica di 2 anni, quindi  3 prove scritte senza codici commentati e infine un esame orale su 5 materie. Una disparità che risulta dunque ancora molto evidente, e fa sì che la sentenza della Corte Ue, nonostante in Spagna ora ci sia comunque un esame di Stato, potrà essere utile ancora a tanti giovani avvocati italiani che vorranno in tempi molto più rapidi di quelli previsti dal nostro ordinamento, mettersi sul mercato ad esercitare la propria professione.

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