Lavoro

Ape volontaria, come funziona e le cose da sapere

Chi può accedere all’anticipo pensionistico - istituito dal governo Renzi nel 2016 ma avviato solo adesso - che consente di mettersi a riposo a 63 anni

Ape-pensioni

Andrea Telara

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E’ arrivata con un anno e mezzo di ritardo ma finalmente è arrivata. Nei prossimi mesi migliaia di lavoratori italiani ultra 63enni potranno congedarsi dal lavoro prima del previsto con l’Ape volontaria, l’anticipo pensionistico istituito dal governo Renzi nel 2016 (e rimasto in stand by per molto tempo).

Si tratta una soluzione creativa che permette di accedere a un prestito previdenziale per avere in anticipo alcune rate di pensione, da restituire nell’arco di 20 anni una volta compiuti i 66 anni e 7 mesi di età (la soglia anagrafica che, in base alla Legge Fornero, oggi fa scattare il diritto al pensionamento).

Ecco di seguito, una panoramica su come funziona l’Ape volontaria

Chi ha diritto all’Ape

Il requisito di base per accedere all'Ape è avere 63 anni di età e 20 anni di contributi versati. E’ importante sottolineare che l’Ape Volontaria non va confusa con la già esistente Ape social (l’anticipo pensionistico riservato ad alcune categorie disagiate come i disoccupati a basso reddito). A differenza dell’Ape social, l’Anticipo pensionistico volontario prevede alcuni tagli all’assegno (che verranno illustrati nei paragrafi seguenti).

Il prestito pensionistico

Il lavoratore che accede all'Ape volontaria deve chiedere (seppur indirettamente tramite l'Inps) un prestito a un istituto bancario o finanziario, che pagherà l'assegno pensionistico per i primi anni successivi al congedo dal lavoro. Poi, una volta che il pensionato avrà compiuto 66 anni e 7 mesi, le somme incassate saranno restituite a rate con una trattenuta sulla rendita pensionistica a un interesse del 2,8% circa su base annua, che sale al 5,8-6,23% tenendo conto anche delle spese accessorie (calcolate attraverso un particolare indicatore che si chiama taeg - tasso annuo effettivo globale).

Come fare domanda


L’aspirante pensionato che vuole accedere al prestito legato all’Ape volontaria non deve rivolgersi alla banca. Tutto avviene attraverso l’Inps (o attraverso i patronati sindacali e delle associazioni di categoria). Una volta ricevute le domande, l’istituto nazionale della previdenza verifica se il lavoratore possiede o meno i requisiti per accedere all’Ape.


Quando il debito decade

Assieme al prestito previdenziale associato all’Ape, è prevista una polizza assicurativa sulla vita del pensionato (che ovviamente fa crescere i costi del finanziamento). Se il beneficiario del prestito previdenziale muore prima di aver rimborsato tutte le rate dovute, un’impresa assicuratrice si impegna a farlo al suo posto senza che restino debiti pendenti sugli eredi. Anche per chiedere la copertura contro il rischio morte, tutte le pratiche vengono svolte attraverso l’Inps, senza che l’aspirante pensionato abbia rapporti con la compagnia assicurativa.

I tagli all’assegno


Per rimborsare le rate del prestito previdenziale, il lavoratore dovrà accettare un taglio alla pensione piena, quella cioè che sarebbe maturata rispettando i requisiti previsti dalla Legge Fornero. La decurtazione sarà attorno al 5-6%, per ogni anno di anticipo del ritiro dal lavoro rispetto ai 66 anni e 7 mesi (la soglia anagrafica prevista dalla Legge Fornero). Esempio: chi va in pensione a 63 anni e 7 mesi (cioè 3 anni prima) subisce una decurtazione di quasi il 15-18%.

Il beneficio fiscale

E’ previsto però uno sconto fiscale per chi accede al prestito previdenziale dell’Ape volontaria. Gli interessi passivi sul debito potranno infatti essere detratti al 50% dall’irpef, cioè dalle tasse. Grazie a questa agevolazione, il costo dell’Anticipo pensionistico sarà dunque inferiore al 5-6% stimato.

Per saperne di più: 


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