Lavoro

Cos'è l'Ape, l'anticipo di pensione del governo Renzi

Con la prossima Legge di Stabilità, il governo cambierà la Legge Fornero e consentirà di mettersi a riposo a 63 anni. Ecco come

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Andrea Telara

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Una sigla di tre lettere, Ape, che significa anticipo di pensione (o qualcosa del genere). E' la novità partorita dal governo Renzi per cambiare la legge Fornero e consentire ai lavoratori italiani di mettersi a riposo un po' prima del previsto, cioè attorno a 63 anni anziché a 66 anni e 7 mesi. Chi beneficerà di questa “finestra” d'uscita, dovrà però accettare un taglio dell'assegno di entità variabile, a seconda della specifica situazione di ogni futuro pensionato.

Come sono cambiate le nostre pensioni dal 1996 a oggi


La soluzione adottata dal governo è quella del prestitio previdenziale. In pratica, nella fase immediatamente successiva alla messa a riposo, cioè nei primi 2 o 3 anni di pensione, gli assegni verrebbero pagati (del tutto o in parte) attraverso un finanziamento erogato da una banca o da una finanziaria.


Corsia preferenziale

Il pensionato sarà però obbligato a restituire le somme prese a prestito, attraverso una trattenuta sul futuro assegno erogato dall'Inps. Dato che i potenziali debitori sono molto anziani, lo stesso Inps dovrebbe impegnarsi a fornire alle banche un'assicurazione contro il rischio di morte del beneficiario del prestito, in modo da garantirne comunque il rimborso. Tuttavia, l'esecutivo sembra intenzionato a usare diversi pesi e diverse misure, a seconda della situazione in cui si trova il futuro pensionato. Per i lavoratori in situazione di difficoltà (per esempio hanno redditi bassi o sono disoccupati), l'anticipo di pensione dovrebbe essere finanziato interamente dallo stato. Per le persone dipendenti di aziende che hanno degli esuberi del personale, invece, i tre anni di anticipo potrebbero essere coperti (almeno in parte) dalle imprese che li mandano in pensione. Infine, chi si trova in una situazione di “normalità”, l'unica strada per mettersi a riposo a 63 anni consisterà appunto nel chiedere un finanziamento a una banca, seppure con delle modalità un po' particolari e con delle garanzie rafforzate. Pensionati in anticipo sì, ma pure un po' indebitati.


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