Economia

Lavoro, tasse, burocrazia: le riforme che mancano all'Italia

Per il Fondo Monetario Internazionale l'economia mondiale rallenta e l'Ocse lancia un monito al nostro paese: più sforzi su fisco e disoccupazione

Renzi-Padoan

Andrea Telara

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Prima il Fondo Monetario internazionale (Fmi), poi l'Ocse.

Negli ultimi giorni, due importanti istituzioni hanno dato l'allarme sullo stato di salute dell'economia mondiale, paventando un forte rallentamento del pil dei maggiori paesi industrializzati e pure di quelli emergenti. "La ripresa globale si è ulteriormente indebolita, mentre sono aumentate le turbolenze finanziarie”, hanno scritto nel loro ultimo rapporto gli economisti dell'Fmi, evidenziando come le politiche monetarie delle principali banche centrali (Fed e Bce in testa) da sole non bastino a sostenere l'economia.

Ci vuole infatti un intervento deciso dei governi, per mettere in campo misure in grado di ridare slancio alla ripresa.


Economia al ribasso: l'allarme del FMI


Più o meno alla stessa conclusione sono arrivati anche gli economisti dell'Ocse, secondo i quali “le prospettive di crescita globale rimangono offuscate nel breve termine, mentre i paesi emergenti perdono slancio, il commercio mondiale rallenta e le economie avanzate si caratterizzano per una persistente debolezza degli investimenti". L'analisi dell'Ocse, contenuta in un rapporto dal titolo Going for Growth e presentato al G20 finanziario di Shanghai, dedica come sempre uno spazio specifico all'economia italiana, evidenziando alcuni aspetti positivi ma anche diverse note dolenti.


Il monito all'Italia

Sono tante, infatti, le riforme che il nostro paese deve ancora attuare, almeno secondo gli economisti dell'Ocse. In particolare, nonostante qualche progresso nel rendere più flessibile il mercato del lavoro con l'introduzione dei contratti a tutele crescenti, l'Italia deve sforzarsi di più nell'aiutare i disoccupati di lungo periodo, che sono tantissimi, attraverso programmi di formazione e reinserimento nel mondo produttivo. Su questo fronte, c'è stato qualche avanzamento con la creazione dell'Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Si tratta di una struttura nata con il Jobs Act, che è presieduta da Maurizio Del Conte, giuslavorista della Bocconi, e che ha il compito di coordinare i centri per l'impiego e tutte le iniziative per il ricollocamento dei disoccupati. Di fatto, però, le attività dell'Anpal sono partite dal 1° gennaio scorso, cioè da pochissimo tempo, e si trovano dunque in una fase ancora embrionale.


L'Ocse riduce le stime di crescita del Pil italiano


Non è soltanto sul fronte delle politiche del lavoro, tuttavia, che l'Ocse invita l'Italia a fare di più. Per quanto riguarda il fisco, infatti, il nostro paese deve migliorare l'efficienza dell'amministrazione tributaria, “riducendo le distorsioni e gli incentivi a evadere, abbassando l'imposizione e abolendo diverse spese”. Altri sforzi sono necessari nella riforma della burocrazia, migliorando l'efficienza dei tribunali civili e rendendo più fluide le procedure di bancarotta. Senza dimenticare, poi, le liberalizzazioni: in Italia, infatti, c'è ancora la necessità di eliminare molte barriere alla concorrenza che caratterizzano diversi settori. Benché il premier Renzi rivendichi di aver attuato molte riforme, dunque, per il nostro paese i compiti a casa non sembrano affatto finiti.


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