G20: il lavoro al centro delle politiche macroeconomiche

Stimolare l’occupazione, ma anche contrastare l’economia sommersa è il duplice appello di ministri e sindacati

Dipendenti comunali di Atene occupano il municipio per protestare contro i tagli all’organico (Louisa Gouliamaki/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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La presenza delle parti sociali al G20 di Mosca  è una prima assoluta, ma anche un segno dei tempi. I sindacati, infatti, rappresentano oggi una popolazione di disoccupati globale pari a 200 milioni di persone, di cui 75 milioni sotto i 25 anni di età. Una realtà, se la si riunisse in un’unica nazione, grande quanto i due terzi degli Stati Uniti. “La disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili” ha dichiarato Guy Ryder , direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che ha presentato le statistiche sull’impiego messe a punto in partnership con l’Ocse. “In base ai nostri dati, la disoccupazione continua a crescere in metà dei Paesi del G20, mentre è in calo e solo marginalmente negli altri. La scarsa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, inoltre, può avere preoccupanti implicazioni a lungo termine, mentre già oggi registriamo un incremento dell’ineguaglianza sul fronte retributivo”. In base ai dati  presentati, il picco più alto della disoccupazione ha toccato il 25% in Spagna e in Sud Africa, mentre resta sopra l’11% in Francia, Italia e nel resto dell’Unione Europea, con +7% nel Regno Unito, in Canada, Turchia e Stati Uniti. Solo in quattro Paesi la disoccupazione è inferiore al 5% e cioè in Cina, India, Giappone e Corea. E non finisce qui, perchè nonostante le iniziative volte a incoraggiare l’assunzione dei giovani, la disoccupazione per gli Under 25 è a livelli doppi rispetto a quella del totale dei lavoratori. 

I sindacati, a loro volta, si sono presentati ai leader della comunità economica con un’agenda in tre punti che, oltre alle preoccupazioni per la crescita della disoccupazione, evidenza la necessità di tutele per chi ha perso il lavoro e il problema dell’economia d’ombra in cui gli imprenditori, in qualità di elusori fiscali, privano i lavoratori delle garanzie sociali. “L’economia sommersa rappresenta fra il 20 e l’85% dell’economia del G20 e il 40% di quella globale”, fa sapere Sharan Burrow , segretario generale della Conferazione Internazionale dei Sindacati. E non è poco, considerato che i Paesi del G20 rappresentano circa il 90% del Pil mondiale, l’80% del commercio e i due terzi della popolazione. Il G20, inoltre, deve fare i conti con un’economia globalizzata a più velocità  in cui solo gli Stati Uniti, a quanto sembra, iniziano a intravvedere una ripresa autonoma, mentre la Cina, fra i dubbi sulla stabilità del suo sistema finanziario, registra un rallentamento dell’economia, il Giappone si è imbarcato in una radicale riforma fiscale e l’Europa continua a essere caratterizzata da continui stop. 

La disoccupazione continuerà a essere il tema principale anche nella riunione in programma oggi in cui i ministri del lavoro del G20 incontreranno i ministri delle finanze e metteranno al centro del dibattito proprio la crisi del lavoro che imperversa in Europa. “Abbiamo sottolineato più volte che l’Europa deve fare il possibile per far ripartire il motore della crescita – ha dichiarato il segretario del Tesoro americano Jack Lew a Bloomberg tv -. Il mondo ha bisogno che l’Europa riprenda a crescere”. Lew è convinto che la priorità verso il mantenimento della stabilità fiscale in Europa da sola non sia sufficiente : “In molte parti del mondo, come in Europa, la crescita è troppo debole per trainare la creazione di posti di lavoro. Per questa ragione è determinante muoversi per stimolare le assunzioni da parte delle imprese”. 

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