Economia

L'Authority mette in riga le Fs. E le autostrade?

La riduzione dei pedaggi per l'alta velocità dimostra che il controllo crea trasparenza e costi più bassi. Varrebbe la pena di fare lo stesso con le concessioni autostradali, ma quelle in vigore sono fuori tiro. E, grazie a Renzi, lo resteranno per un bel pezzo.

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– Credits: GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

Il 5 novembre scorso sono stati tagliati drasticamente i pedaggi imposti alle compagine ferroviarie per l’uso della rete ad alta velocità: da 12,8 a 8,1 euro per ogni chilometro percorso da ciascun treno. Anche se non avrà alcun effetto sul prezzo del biglietto, questo ribasso è una buona notizia per i cittadini, in quanto garantisce più concorrenza e, in prospettiva, una migliore qualità dei servizi.

Sia la principale compagnia di trasporto (Trenitalia) sia quella di gestione della rete (Rfi) sono possedute infatti da Ferrovie, a cui una tariffa così elevata (da pagare con una mano e incassare con l’altra) ha garantito finora un notevole vantaggio rispetto alla Nuova trasporto viaggiatori (Ntv) di Luca Montezemolo e Diego Della Valle, che anche a causa di questo balzello eccessivo si è trovata a sfiorare il fallimento nonostante il successo dei suoi treni. E che ora vede uno spiraglio di luce. Il cambiamento di registro dipende dall’Autorità dei Trasporti. È stato questo organismo ad accertare che i costi e gli investimenti di Rfi non giustificano i pedaggi applicati finora alle compagnie ferroviarie.

La valutazione riguarda solo il presente, non il passato. Ma è evidente che un ribasso del genere, pari per il 2015 al 37 per cento, fa sorgere seri dubbi sull’equità dei prezzi sopportati finora dai concorrenti di Trenitalia. Tanto più che a settembre 2013 un primo ridimensionamento del 15 per cento era già stato deciso dal ministero dei Trasporti. Possibile che i costi di Rfi siano così diminuiti in poco più di un anno? È facile immaginare che le Ferrovie dell’inflessibile Mauro Moretti (sostituito a maggio proprio dall’ex amministratore delegato di Rfi, Michele Elia) si siano prese più di qualche vantaggio negli anni in cui le verifiche erano all’acqua di rose.

Ma questo riguarda il passato. Ora che è sottoposto a un vero controllore, c’è da aspettarsi più concorrenza e trasparenza nel sistema ferroviario. Peccato non possa dirsi lo stesso delle autostrade, dove l’Autorità dei Trasporti ha voce in capitolo solo sulle concessioni future, visto che quelle attuali resteranno affidate al ministero fino alla scadenza. Quando questa regola è stata scritta nella norma che istituisce l’Authority (epoca governo Monti) molti rimasero perplessi, visto che dagli investimenti delle concessionarie dipendono i pedaggi pagati dai cittadini. La perplessità si è trasformata in vero stupore quando il governo Renzi ha deciso (con lo Sblocca Italia) di prorogare senza limiti le concessioni più prossime a scadenza, sottraendo “sine die” all’Authority il controllo su concessioni di autostrade importanti come l’Autobrennero, le Autovie venete e quelle del gruppo Gavio nell’Italia nord-occidentale.

L’esempio delle Ferrovie insegna che laddove c’è sorveglianza i comportamenti sono più trasparenti e i costi si abbassano. Se l’intervento era opportuno per una compagnia di treni tartassata a maggior ragione si dovrebbe farlo per i milioni di cittadini sottoposti a ogni fine d’anno al salasso degli aumenti dei pedaggi autostradali.

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