Economia

La successione alla Fed, le cose da sapere

Per la guida della massima autorità monetaria americana ci sarà probabilmente una corsa a quattro. Ecco perché la nomina è importante

Janet-Yellen

Andrea Telara

-

Sarà probabilmente una corsa a 4 o al massimo a 5, salvo sorprese. È quella che porterà il prossimo febbraio alla nomina del nuovo presidente della Federal Reserve (Fed), l’autorità che governa la politica monetaria degli Stati Uniti e che, di riflesso, influenza anche l’economia del mondo intero. 

A decidere il nome del governatore sarà il presidente americano, Donald Trump, che ha ricevuto dai suoi consiglieri una lista di personalità che andrebbero bene per ricoprire il ruolo. Non è esclusa, anche se viene giudicata improbabile, una riconferma dell’attuale presidente Janet Yellen. Un altro nome in lizza è quello di Jerome Powell che già lavora alla Fed, come membro del Consiglio dei Governatori.

Tra falchi e colombe 

Ha fatto parte del Consiglio di Governatori (nel 2008) anche un papabile presidente che viene giudicato da più parti come il favorito: Kevin Warsh, classe 1970, che ha iniziato la sua carriera in Morgan Stanley per poi “riconvertirsi” a banchiere centrale negli anni successivi. 

Warsh è giudicato un “falco”, cioè uno che vorrebbe mettere fine al più presto alla politica monetaria accomodante della Fed, fatta di bassi tassi d’interesse e piogge di liquidità sul mercato che, a detta del potenziale governatore, prima o poi generano una bolla speculativa. 

Infine, in questi giorni si parla anche di un possibile outsider: Neel Kashkari, classe 1973, presidente della Fed di Minneapolis, considerato una “colomba” perché sostenitore di una politica monetaria caratterizzata ancora da tassi bassi, ben diversa da quella propugnata da Warsh.

Compito difficile 

Il nuovo governatore della Federal Reserve, che avrà i pieni poteri da febbraio 2018 quando scadrà il mandato della Yellen, non si troverà di fronte un compito facile. Dieci anni fa, quando scoppiò la crisi finanziaria del biennio 2007-2008, la massima autorità monetaria americana prese infatti in mano le redini della situazione, inaugurando una serie di manovre ultra-accomodanti che hanno contribuito non poco a evitare il collasso dell’intero sistema bancario ed economico americano. 

I poteri della Fed, infatti, vanno ben oltre quelli della Banca Centrale Europea, che per statuto deve occuparsi solo della stabilità monetaria nel Vecchio Continente e tenere sotto controllo l’inflazione. La Federal Reserve ha ruolo ben più attivo nella politica economica, può alzare e abbassare i tassi anche in base agli obiettivi di crescita del pil e di lotta alla disoccupazione.

Quantitative leasing al capolinea 

Inoltre, dal marzo del 2009 in poi, la banca centrale americana si è impegnata in un gigantesco Quantitative Easing (alleggerimento quantitativo), cioè ha inondato di liquidità il sistema finanziario comprando ogni mese decine e decine di miliardi di titoli finanziari sul mercato. Si  tratta  di obbligazioni del Tesoro statunitense e di mortgage backed (o related) securities, strumenti finanziari legati ai mutui, principale causa della grande crisi bancaria del biennio 2007-2008. 

Dopo quasi 9 anni di quantitative easing, la Federal Reserve si trova adesso in pancia una montagna di titoli: dagli 870 miliardi di dollari del 2008 a si è passati agli oltre 4mila miliardi di oggi. Dal 2018 in poi, il compito del nuovo governatore sarà quello di riportare i bilanci della banca centrale americana a dimensioni “normali” e alzare gradualmente i tassi d’intesse (oggi ancora attorno a un modesto 1%), senza provocare contraccolpi sui mercati dopo aver sparso liquidità in abbondanza. Chiunque sarà scelto per la presidenza, insomma, avrà da una missione assai impegnativa da affrontare. 

Per saperne di più: 

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Federal Reserve, perché non ha alzato i tassi d'interesse (per ora)

Ieri la banca centrale americana ha lasciato invariato il costo del denaro e forse lo aumenterà a dicembre. Ma non sarà una decisione facile

La Yellen convince al debutto

Il futuro presidente della Fed, Janet Yellen, convince alla sua prima uscita ufficiale, in occasione della sua audizione alla Commissione Bancaria del Congresso

Chi è Janet Yellen, la prima donna alla Fed

Sarà lei a guidare la banca centrale americana

Bce, perché Draghi è ottimista sull'economia ma non alza i tassi

L'inflazione non riparte e il presidente della Banca centrale europea tiene il costo del denaro sotto zero

Mario Draghi: "La ripresa c'è, ma il sostegno della Bce resta necessario"

Il presidente dell'Eurotower al Parlamento europeo: "La frammentazione finanziaria o le difficoltà nella trasmissione monetaria sono problemi superati"

Mps, lo scontro Italia-Bce: le cose da sapere

Dietro all'atteggiamento rigido della Banca centrale sulla ricapitalizzazione della banca senese ci sono le pressioni tedesche. E non solo

Mps, tutte le responsabilità della Bce

La vigilanza della Banca Centrale Europea viene accusata di essere troppo filo-tedesca e troppo severa col Monte dei Paschi. Ecco perché

Perché l'economia europea ora sta meglio (secondo la Bce)

Consumi in ripresa, disoccupazione in calo e pil che cresce più che negli Stati Uniti. Le ragioni per cui Mario Draghi dice che la crisi è finita

L'aiuto della Bce all'economia: tassi bassi e possibile estensione del Qe

Draghi lascia allo 0% i tassi di interesse e pensa di estendere gli stimoli monetari oltre marzo 2017. Ma ai Governi chiede riforme strutturali

Mps, il piano di salvataggio per la Bce punto per punto

Maxi-vendita delle sofferenze per 9,7 miliardi di euro e aumento di capitale da 5 miliardi. Ecco come il Monte dei Paschi uscirà (forse) dalla crisi

Brexit: la Bce conferma i timori di George Osborne

L'uscita del Regno Unito tra i rischi per la crescita dell'Eurozona secondo il bollettino dell'Eurotower e il braccio destro di Cameron

Commenti