Economia

La Corte dei Conti contro sprechi e corruzione. Ma dov'era in questi anni?

Il Presidente dei magistrati contabili difende Equitalia sul "Corriere della Sera". Ma non spiega perché la Corte non esercita fino in fondo i suoi poteri.

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Tutto giusto, tutto condivisibile, nell’intervista del Corriere della Sera al Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino? Giusto è il richiamo al governo, seppure in un linguaggio diplomatico da magistrato contabile, a non limitarsi a reprimere gli evasori fiscali, i “furbi”, ma a “indurre e consolidare comportamenti di massa strutturalmente corretti” (l’adesione spontanea, o tax compliance) “con la persuasione, l’assistenza, il supporto, nonché con l’incentivazione premiale dei comportamenti adesivi”.

Anche perché la repressione ha “inevitabilmente qualche ricaduta di connotazione vessatoria”. Giusta poi la difesa del ruolo di Equitalia perché l’alternativa, quella delle “improvvisate società locali di riscossione”, sarebbe “un errore gravissimo”. Giusto il pungolo al governo sulla spending review, che deve essere “analitica e approfondita”, e legarsi “a obiettivi di riorganizzazione anche profonda degli apparati pubblici” evitando fra l’altro “duplicazioni e sovrapposizioni”.

Tuttavia, c’è un gigantesco punto interrogativo al quale il presidente della Corte dei Conti dovrebbe forse rispondere. Troppo facile, infatti, ergersi in cattedra periodicamente con relazioni e interviste, bacchettando a destra e a manca, denunciando una corruzione di 60 miliardi di euro quando poi le condanne inflitte dalla Corte ammontano a soli 75 milioni nel 2011. Enrico Marro, l’intervistatore, ne chiede conto. E Giampaolino è costretto allora a dismettere i toni magistrali, a fare quasi marcia indietro in quanto la cifra totale sarebbe “da intendersi come un dato meramente indicativo”. Senza però riconoscere una parte di responsabilità alla Corte da lui presieduta. Reclama, invece e come al solito, strumenti per “una più ampia e incisiva attività di controllo”.

Ma dov’era (questa è la domanda), dov’era la Corte dei Conti negli ultimi decenni, anni, mesi, settimane, giorni? La Corte dei Conti è un organo con funzioni importantissime e capillari, con strutture costose e gigantesche al pari di altri organi fondamentali dello Stato. E con poteri che andrebbero esercitati. La Corte è presente in forze a livello centrale e in tutte le realtà locali, persino nelle Regioni autonome attraverso sezioni speciali.

Tra le sue tante funzioni di controllo e giurisdizionali, c’è quella di magistratura contabile della pubblica amministrazione. Nel momento in cui la Corte svolge controlli preventivi, può modificare, sospendere oppure annullare provvedimenti di altri organi dello Stato, causa una insufficiente copertura finanziaria o un impiego non ottimale delle risorse pubbliche.

E lo può fare con titolo esecutivo. Cioè quando arriva un decreto, un atto amministrativo che prevede una spesa, come per incarichi, consulenze e riorganizzazione di uffici (a proposito delle “duplicazioni e sovrapposizioni” di cui parla Giampaolino), la Corte ha la forza e la facoltà di chiedere correzioni e/o non concedere l’autorizzazione. Lo fa? O, meglio, lo ha fatto abbastanza?

Va bene che Giampaolino non entri nel merito degli aspetti controversi di Equitalia (i margini di guadagno e i premi sui versamenti recuperati, per dirne una). Va bene che non ci spieghi come sia arrivata la Corte alla cifra “indicativa” dei 60 miliardi di corruzione senza che questa denuncia sia stata seguita da una congrua attività giurisdizionale. Ma non va proprio far passare l’idea che la Corte dei Conti non sia in parte corresponsabile degli sprechi della pubblica amministrazione, a tutti i livelli.

Ancora una volta, varrebbe forse la pena di dimostrare con i fatti che il cambio di mentalità necessario all’Italia per superare la crisi riguarda tutti, compresa la Corte dei Conti.

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