La Cina torna a crescere: come lo sta facendo

Competitività, tecnologie, consumi, riforme, trasparenza e fiducia: la nuova ricetta dello sviluppo cinese

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Il presidente cinese Xi Jinping – Credits: Toby Melville - WPA Pool/Getty Images

Claudia Astarita

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La locomotiva cinese è ripartita? A giudicare da dati e tendenze sembrerebbe di sì. Ed il merito è tutto delle riforme di Xi Jinping.

Andiamo con ordine: le ultime proiezioni sull'andamento della crescita della Repubblica popolare fanno riferimento ad un incoraggiante +6,9 per cento, il tasso più alto dal 2015, e di poco superiore al valore registrato per l'ultimo trimestre del 2016, ma nettamente al di sopra della quota annunciata dagli esperti qualche mese fa. Eppure, anche in questa fase di ritrovata euforia, non sono mancate le critiche di chi ha già ammonito Pechino (e messo in guardia il resto del mondo) perché questo andamento non sarebbe sostenibile.

Che la Cina, sul piano economico e non solo, abbia ancora tanti problemi da risolvere non c'è dubbio. Quello che però non è chiaro e come sia più corretto interpretare questi risultati, quindi se con ottimismo o pessimismo.

Il nodo del problema, però, non è tanto legato a una crescita di uno 0,1 per cento inferiore o superiore al periodo immediatamente precedente, quanto una valutazione attenta dei risultati concreti ottenuti con le tanto vituperate riforme portate avanti dalla leadership di Xi Jinping.

Il punto di vista dell'Occidente

Il Fondo Monetario Internazionale è ancora molto scettico sul futuro della Cina perché il paese sta continuando a finanziare il suo sviluppo indebitandosi, e questa strategia, come ha dimostrato il crollo delle economie occidentali, non può funzionare. Per quanto le preoccupazioni per l'elevato tasso di indebitamento cinese siano più che legittime e giustificate (anche se, anche da questo punto di vista, i miglioramenti sono evidenti), resta da capire fino a che punto possiamo considerare la struttura economica della nazione in evoluzione.

In questa analisi, il concetto di "in evoluzione" è molto importante, perché non si può pensare di stravolgere un paese così grande e complesso come la Cina e ritrovare un equilibrio in poco tempo. Detto questo, sono almeno tre gli elementi che potremmo considerare per capire un po' meglio in che direzione sta andando.

Segnali di fiducia dai mercati

L'elemento più importante per giudicare questa fase iniziale della transizione è legato alla ritrovata fiducia dei mercati. La Banca Centrale cinese ha ridotto i controlli sui capitali spostati all'estero, il che vuol dire che non teme più ne' una fuga di risorse ne' una gestione sconsiderata delle stesse. Anche le esportazioni hanno ricominciato a crescere, e questo è l'effetto di un altro trend che contraddistingue l'Asia: l'espansione del commercio regionale. Entro il 2025, l'Asia diventerà la regione economicamente più dinamica del mondo, e la locomotiva della sua crescita sarà interna, non esterna. Al momento il commercio intra-regionale è più o meno equivalente a quello con il resto del mondo, ma entro il 2020 il primo avrà un valore almeno doppio rispetto al secondo. Se consideriamo che entro il 2030 il 60 per cento della classe media globale sarà in Asia, è facile intuire le dinamiche alla base di previsioni tanto positive. Se, infine, grazie a una nuova tornata di investimenti in infrastrutture l'Asia riuscirà ad aumentare il suo livello di interconnessione, di certo ci troveremo a dover rivedere queste stime al rialzo.

Meccanizzazione e nuove tecnologie

Sempre più settori industriali stanno sostituendo la forza lavoro tradizionale con le macchine, e molte sono già riuscite ad aumentare in maniera netta sia la produttività che la qualità delle loro catene di montaggio. Del resto, l'incentivo a sostituire gli esseri umani con i robot è arrivato proprio dal governo, che spera in questo modo di far fare alle aziende nazionali un nuovo salto in termini di competitività. Solo nel 2016 l'output industriale realizzato grazie alle macchine è cresciuto del 30,4 per cento, e nell'ultimo piano quinquennale Pechino si è impegnata a mettere sul mercato almeno 100mila nuovi robot all'anno a partire dal 2020.

Riforme e corruzione

Se è vero che il mercato si sta muovendo nella giusta direzione, è anche vero che questo sta succedendo perché sono state create le condizioni per riuscirci. E, che ci si creda o no, queste condizioni sono una conseguenza delle riforme di Xi Jinping. Criticatissime perché considerate strumentali al raggiungimento di obiettivi politici (epurazione del dissenso), non economici, e potenzialmente capaci di paralizzare completamente il mercato cinese, in un paio d'anni siamo già nella condizione di dover spendere qualche parola a favore della campagna anti-corruzione della nuova leadership.

La "tracciabilità delle tangenti" non soltanto ha portato a una riduzione delle stesse, ma ha finito col permettere a tante aziende di risparmiare risorse fino al punto di ridurre le proprie spese fisse fino al 25 per cento. Un risultato straordinario dal punto di vista della competitività e della credibilità delle stesse. Anche a livello governativo le abitudini sono cambiate, e in meglio. Ora a livello tanto nazionale che locale i funzionari sono "costretti" a giustificare le loro spese e a far quadrare i conti. E il controllo sulle loro attività è talmente capillare da aver costretto anche le Aziende di Stato a modificare le loro abitudini per evitare di ritrovarsi, per conti mal gestiti, senza le risorse governative necessarie per rimanere in piedi. Questo non significa che tutti i problemi siano stati risolti, ma dicerto molte nuove buone pratiche sono state introdotte, e nel tempo stanno dando qualche frutto. Aumentando anche l'appeal della Cina sugli investitori stranieri.

Il nodo della disuguaglianza

Resta irrisolto il problema della disuguaglianza, soprattutto nelle aree rurali del paese. Per quanto la strategia di Xi Jinping abbia permesso di ridurre le differenze di reddito tra le varie regioni, nelle zone più povere la sacca di popolazione emarginata sta continuando a crescere. Secondo statistiche cinesi, il reddito medio nelle zono agricole ha registrato nel 2016 un aumento del 6,5 per cento, arrivando a toccare quota 12.363 yuan (circa 1.600 euro), ma se i redditi dei cinesi più ricchi sono cresciuti del 9,8 per cento e quelli della classe media del 6,2, i poveri hanno registrato una preoccupante contrazione del 2,6 per cento. Xi Jinping ha promesso al suo popolo che, entro il 2020, nessuno avrebbe più avuto un reddito annuale inferiore ai 2.300 yuan (circa 300 euro). Visto come stanno andando le cose in altri settori, forse potremmo dargli un minimo di credito e aspettare per vedere se, tra tre anni, riuscirà a ottenere qualche risultato anche in questo campo.

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