Economia

Jobs, con Boeing per costruire l'aereo del futuro

Fatturato in crescita per l'azienda di macchine utensili, che si allea con i colossi di Taiwan e compra aziende italiane

L'interno di un cantiere della Boeing, cliente di Jobs (Credits: AP Photo/John Froschauer)

È difficile parlare di business innovativo, “cool”, creativo quando si parla di fresatrici elettroniche. Stiamo parlando di quegli strumenti che tagliano lame d’acciaio con la precisione di un laser, che lavorano insieme con le aziende meccaniche di ogni tipo (dalle auto all’aerospazio) e che – molti ancora non lo sanno – fanno parte di quell’eccellenza nelle macchine utensili che l’Italia si contende con Germania e Giappone ( e da poco anche la Cina).

Ecco dunque perché parliamo di Jobs, azienda piacentina che ha deciso di lavorare in trincea: in prima linea nei laboratori dell’innovazione. L’esperienza è interessante per due motivi: perché si è inventata “frese creative” in grado di seguire i desiderata dei designer e poi perché protagonista di una lungimirante alleanza con gli asiatici per assumere dimensioni globali. “Solo grazie a volumi internazionali possiamo aggredire ampi mercati e crescere per linee esterne” commenta il presidente Luigi Maniglio, ideatore dell’alleanza con il colosso taiwanese FFG.

E in questa frase c’è dentro tutto: la possibilità di accedere al credito, di avere una solidità credibile, di unire gli sforzi nella ricerca e nella produzione e soprattutto “di guardare a quelle piccole eccellenze italiane che potremmo felicemente e con profitto acquisire”, salvando posti di lavoro, potenzialità e know-how. Come è di recente avvenuto con l’80 per cento della proprietà di Sigma, storica azienda di Vigevano che fattura 7 milioni.

Il risultato di questa filosofia è una crescita attesa dei ricavi del 15-20 per cento anche nel “recessivo” 2012 e un 2013 comunque positivo, con i nuovi mercati già presidiati per compensare la flessione domestica e/o europea. Nel 2010 l’azienda è partita da un fatturato di 50 milioni di euro ed entro il 2015 conta di arrivare ai 110, colonizzando anche Paesi dinamici come la nuova Turchia, oltre a naturalmente Brasile e India.

Vediamo come. “Il segreto è stare in anticipo sui tempi. Sembra assurdo, ma possiamo farlo anche con le frese, soprattutto se hai brevettato un motore lineare ad altra precisione che muove i tuoi strumenti come se fossero lo scalpello di uno scultore” dice il direttore commerciale Antonio Dordoni. Non a caso, la fresa capace di tagliare assecondando le “superfici sculturate” lavora da protagonista nei segretissimi laboratori aerospaziali in cui sta nascendo il Boeing del futuro.

Nessuno l’ha visto ancora, ma si sa che volerà presto. “Partecipare all’innovazione ci contente di portarci avanti: quando il Boeing entrerà in produzione, noi saremo con loro.” continua Dordoni. Un concetto sviluppato anche diventando partner del 99% dei centri stile in cui viene  testato il nuovo design automobilistico e riuscendo così a tenere botta davanti al calo del 28 per cento del settore.

Un esempio? Gran parte degli abitacoli delle auto di Formula 1 sono lavorate da Jobs, tra i suoi clienti figurano Audi, Bmw, Bhel, Fiat, Ford, Honda, Renault, PSA, Tata e Volkswagen. E nel settore dell’aerospazio l'azienda vanta rapporti con Alenia, Aermacchi, Agusta Westland, Airbus, Alenia, Boeing, Catic, Dassault, EMbraer, Eads. Ci sono poi le commesse nel campo della meccanica di precisione e dell’energia, con nomi come Ansaldo, Mahindra e Wartsila.

Eppure, se nel 2007 Maniglio non si fosse mosso alle prime avvisaglie della crisi e ai primi cali del fatturato, reggere non sarebbe stato affatto facile. Da subito ha cercato un partner forte, capace di proiettarlo verso realtà prima mai conosciute. E quel partner da gennaio è il gruppo taiwanese FFG, 2,5 miliardi di dollari di ricavi, 60 aziende nei Paesi industrializzati e uno dei leader mondiali nel settore delle macchine utensili.

Oggi l’azionariato di Jobs automazione è così composto: il management dell’azienda ha rafforzato ulteriormente la propria quota, diventando azionista di maggioranza relativa. Ad oggi,  l’azionariato di Jobs Automazione Spa è così suddiviso: Alma Srl, la società che fa capo all’imprenditore Luigi Maniglio e al management di Jobs ha il 48,7 per cento. FFG il 33 per cento e un altro 18,3 è distribuito tra altri investitori asiatici. “Rafforzati e non indebitati abbiamo potuto acquistare Sigma e affrontare sereni quest’anno di crisi” conclude Maniglio “Ma non è finita. L’espansione continua”.

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