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Economia

Jobs act francese, cosa prevede la nuova legge sul lavoro d’Oltralpe

Le norme concedono più spazio alla contrattazione aziendale e rivedono al ribasso le tutele per i lavoratori licenziati

Proteste, polemiche e soprattutto manifestazioni di piazza, a volte anche violente, non sono servite a fermare il Jobs Act francese che in queste ore è diventato legge. La nuova Loi Travail, questo il nome del pacchetto di misure che promettono di riformare a fondo il mercato del lavoro d’Oltralpe, ha dunque superato lo scoglio parlamentare, grazie anche ad un percorso molto agevolato, simile al nostro voto di fiducia, che in pratica ha evitato il passaggio della legge al Senato. Ma vediamo nel dettaglio che cosa prevedono le nuove norme e perché hanno scatenato tante contestazioni che, secondo i sindacati, in ogni caso riprenderanno a settembre, nonostante il via libera alla legge.

Contrattazione, più spazio alle aziende

Una prima modifica fondamentale dell’attuale impianto legislativo francese in tema di lavoro riguarderà la contrattazione. Le nuove misure della Loi Travail prevedono infatti che venga dato più spazio alla contrattazione aziendale, ovvero di prossimità, a discapito della contrattazione di tipo globale e nazionale. Una scelta di fondo che preoccupa non poco i sindacati, secondo i quali in questo modo si rischia di dare un potere troppo ampio alle imprese.

Il tabù delle 35 ore

Le nuove norme intervengono anche su quella che ormai in Francia sembra essere una legge intoccabile, ossia quella delle 35 ore settimanali. In realtà, già ora, per ragioni del tutto eccezionali, un’azienda può decidere di portare le ore lavorative settimanali a 60 ore. La condizione è però che mediamente, sull’arco di 12 settimane, le ore lavorative settimanali non superino quota 44. Ebbene, la nuova legge prevede che questi ultimi due valori siano aumentati rispettivamente a 16, per quanto riguarda le settimane di riferimento, e a 46 per le ore medie lavorate.

Straordinari

A preoccupare i sindacati però, non c’è solo l’intoccabilità delle 35 ore, ma anche la modalità con cui verranno pagate le ore di straordinario che vanno oltre questa sorta di soglia psicologica. Attualmente, le prime otto ore oltre le 35 settimanali vengono retribuite il 25% in più, mentre per le successive scatta un bonus del 50% in più. La nuova legge invece propone di ridurre il costo mantenendo un plafond minimo del 10%, senza contare che i dipendenti potrebbero chiedere di recuperare le ore di lavoro in un arco di tempo che si allarga fino a tre anni.

Licenziamenti, limiti ai poteri dei giudici

Quello dei licenziamenti, e dell’eventuale reintegro o risarcimento, è l’altro grande tema caldo della nuova legge che ha contribuito non poco ad infiammare gli animi. Attualmente, in caso di mancanza di una giusta causa, i giudici possono decidere il reintegro del lavoratore o stabilire un risarcimento senza alcun tetto. Esiste solo una base di partenza per il risarcimento che da un minimo di sei mesi di salario oltre all'indennità di preavviso può salire a qualsiasi cifra. La nuova legge, prendendo spunto tra l’altro dal Jobs Act italiano, stabilisce invece delle tutele crescenti che in un qualche modo vanno ad influenzare il valore del risarcimento economico, facendo scomparire del tutto il reintegro.

Risarcimento, i nuovi paletti

Come detto, le nuove regole riguardanti le indennità da licenziamento, prevedono dei paletti precisi a cui i giudici dovranno uniformarsi. In un primo momento si era parlato di vere e proprie norme da rispettare, in un secondo momento invece, in seguito alle proteste di piazza, il premier Valls ha spiegato che si tratta comunque di valori indicativi, sulla base dei quali i giudici potranno decidere. Essi prevedono un’indennità di 15 mesi di salario per i lavoratori con almeno 20 anni di servizio e di 12 mesi per quelli con 10-20 anni di attività. A seguire, indennità di nove mesi per chi lavora da 5-10 anni, di sei mesi con 2-5 anni di servizio e infine di tre mesi al massimo per tutti gli altri lavoratori. Da notare che su questo punto il Jobs Act italiano presenta parametri più favorevoli ai dipendenti: questi ultimi infatti nel nostro Paese hanno diritto a due mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di quattro e un massimo di 24 stipendi.

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