L'Italia non cresce dal 2011

È il verdetto dell'Istat: il pil è sceso a 385,7 miliardi di euro come 14 anni fa e il Paese oscilla tra recessione e stagnazione

SEDE ISTAT

La sede dell'Istituto Nazionale di Statistica – Credits: Simona Caleo / Imagoeconomica

Redazione Economia

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L'Italia non cresce più dal 2011. E nel 2014, il pil scenderà dello 0,3%.

È quanto emerge dalle ultime tavole dell'Istat, elaborate sulla base delle nuove regole di calcolo del pil, che mostrano l'andamento del 2013 rivisto secondo i nuovi parametri e le stime sul 2014.


PER APPROFONDIRE: A COSA SERVE IL RICALCOLO DEL PIL


Il 2013
Nel 2013 il Pil corretto per gli effetti di calendario è diminuito dell'1,9%. Si precisa che il 2013 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al 2012.

Il 2014
La variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,3%.

In particolare, nel secondo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo (Pil) è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% nei confronti del secondo trimestre del 2013. In termini assoluti è sceso a 385,7 miliardi di euro, il valore più basso dal primo trimestre del 2000, ovvero da 14 anni.

Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali sono cresciuti dello 0,1% mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,9%. Le importazioni sono aumentate dello 0,8% e le esportazioni dell'1,1%.

Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto di tutti i settori: industria (-0,5%), servizi (-0,1%), e agricoltura (-1,0%). In termini tendenziali, il valore aggiunto delle costruzioni è diminuito del 2,3%, quello dell'industria in senso stretto dello 0,4%, quello dell'agricoltura dello 0,6% e quello dei servizi dello 0,1%.

Nel secondo trimestre del 2014 il pil italiano è sceso a 385,7 miliardi di euro, il valore più basso da 14 anni

Deficit/pil

Nel secondo trimestre l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Prodotto interno lordo è stato pari all'1,1%, superiore di 0,4 punti su base annua (era allo 0,7%). Nei primi due trimestri 2014 il rapporto deficit-Pil è stato del 3,8%, con un peggioramento di 0,3 punti (era al 3,5%).

Pressione fiscale

La pressione fiscale nei primi sei mesi dell'anno è stata pari al 40,7%, in calo di 0,5 punti percentuali su base annua (era al 41,2%). Viene però registrato un aumento di 0,1 punti guardando solo al secondo trimestre, con la pressione al 43,2%

Potere d'acquisto delle famiglie

Il potere di acquisto delle famiglie consumatrici, cioè il reddito in termini reali, nel secondo trimestre del 2014 torna a calare, scendendo dell'1,4% rispetto al trimestre precedente e dell'1,5% su base annua.

I dati sono "drammatici soprattutto se osservati in parallelo all'andamento di altri fondamentali parametri quali i consumi e l'occupazione" hanno commentato Federconsumatori e Adusbef. "Nell'ultimo triennio, secondo quanto rilevato dall'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, i consumi sono diminuiti del 10,7%, percentuale che equivale a circa 78 miliardi di euro nel mercato", sottolineano infatti le due associazioni. "Dati che devono far aprire gli occhi al Governo che è ora chiamato ad operare in maniera urgente e responsabile per una politica economica espansiva che sia in grado di rimettere in moto la domanda di beni, servizi e quindi l'occupazione".

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