Economia

Iran, sanzioni: le conseguenze della (nuova) guerra commerciale di Trump

Cosa provocherà la prima tranche di provvedimenti contro Teheran e coloro che vi fanno affari, Europa (e Italia) compresa. Cresce la tensione interna al paese

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"Non ci si può aspettare che una persona dialoghi con chi l'ha pugnalata e tiene il coltello sul suo corpo". Parole che lasciano poco margine di trattativa quelle del Presidente iraniano Rohani, in risposta alla prima tranche di sanzioni, fatta scattare dal capo della Casa Bianca, Trump, martedì 7 agosto. Provvedimenti che colpiscono duramente la già fragilissima economica della Repubblica islamica, che ha subendo un tracollo da diversi mesi. La crisi, che era già culminata con proteste di massa in piazza lo scorso gennaio, rischia di aggravarsi ulteriormente con lo stop imposto da Washington agli scambi commerciali dell'Iran, senza risparmiare i Paesi che continueranno a fare affari di con Teheran.

Durissima la reazione della Russia, che promette di salvare gli accordi sul nucleare del 2015, insieme a Cina, India ed Europa.

Le sanzioni

Le restrizioni economiche sono scattate alla mezzanotte (ora di Washington) di lunedì 6 agosto, confermando gli annunci delle settimane precedenti della Casa Bianca. La prima tranche riguarda soprattutto l'acquisto o l'entrata in possesso di dollari da parte di Teheran, oltre al commercio di oro o altri metalli preziosi, grafite, alluminio, acciaio, carbone, tecnologia software per i processi industriali, e l'acquisto o sottoscrizione (o vendita) di rial, cioè la moneta iraniana, il cui valore si è già dimezzato dalla scorsa primavera, quando Washington ha annunciato l'uscita dagli accordi sul nucleare iraniano siglati nel 2015, su volontà di Barack Obama.

Viene duramente colpito anche il settore automobilistico iraniano. Nel mirino anche una serie di enti, compagnie aeree e di navigazione, e personalità contenuta in una "lista nera" perché considerate di spicco per il loro ruolo nell'economia della Repubblica islamica.

Con l'Iran, contro gli Usa

Non ha usato mezzi termini il presidente americano: chi non rispetterà il nuovo embargo contro l'Iran, ne subirà le conseguenze in termini di rapporti (commerciali e diplomatici) con gli Usa. "Chiunque faccia affari con l'Iran, NON li potrà fare con gli Stati Uniti. Io chiedo la PACE NEL MONDO, niente di meno!" ha twittato Donald Trump.

Le sanzioni cosiddette "secondarie" colpiscono, infatti, anche i soggetti terzi, non statunitensi, che mantengono relazioni economiche e commerciali con l'Iran. Gli Stati Uniti, come confermato dallo stesso Trump, possono decidere di limitare le relazioni economiche anche questi soggetti, imponendo multe o persino decidendo l'esclusione dal mercato Usa.

Per ora si tratta di un primo pacchetto di sanzioni, a cui se ne aggiungerà un secondo il 5 novembre, che invece riguarderà l'esportazione di petrolio, le attività commerciali legate alla cantieristica e alle spedizioni navali, e le banche.

La dura reazione russa

"Faremo qualunque cosa sia necessaria" per salvare gli accordi sul nucleare del 2015 e proteggere gli interessi economici con Teheran. Così Mosca ha risposto all'entrata in vigore delle sanzioni, che di fatto archivia l'intesa siglata 3 anni da Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Cina e Unione Europea. Prevedeva di sospendere le precedenti sanzioni contro Teheran, in cambio del congelamento dell'attività nucleare da parte dell'Iran.

Ma gli Stati Uniti, dopo essere usciti dall'accordo, hanno varato i primi provvedimenti economici ai danni della Repubblica islamica, ai quali il ministero degli Esteri russo ha risposto dicendosi "profondamente rammaricato" e annunciando l'intenzione di mantenere in piedi gli accordi, anche senza gli Usa: "Crediamo che sia nell'interesse della comunità internazionale" si legge in un comunicato ufficiale.

Non solo. Mosca accusa espressamente Washington di violazione della risoluzione ONU n. 2231, relativa proprio alla progressiva revoca delle restrizioni economiche contro Teheran.

Sulla stessa linea anche l'India, alla quale l'Iran si è rivolto subito, la Cina e l'Unione europea, anche se i primi effetti delle sanzioni si sono fatti sentire fin dal loro annuncio. Molti colossi, come Maersk, Total, Peugeot, General Electric, Boing, Reliance e Siemens, si sono già messi al riparo dalle possibili sanzioni Usa, svuotando i loro quartier generali in Iran.

Gli effetti della "guerra psicologica" di Trump

Il capo della Casa Bianca vuole una "una guerra psicologica" contro l'Iran. Così il presidente della Repubblica islamica, Hassan Rohani, in un'intervista alla Tv di Stato. Respinta anche l'offerta di dialogo di Donald Trump, che si è detto disposto a incontrarlo: "I negoziati non vanno d'accordo con le sanzioni, che colpiscono il popolo iraniano e anche le aziende straniere".

Il primo effetto delle restrizioni contro l'Iran è sicuramente quello di peggiorare le condizioni economiche del Paese, già molto provato da una crisi che ha come unico precedente il periodo pre-accordi sul nucleare. Ma potrebbe avere come conseguenza anche quella di ricompattare l'opinione pubblica intorno alla figura dello stesso Rohani, fortemente indebolita proprio dal fallimento degli accordi nucleari.

Lo scenario peggiore, invece, sarebbe quello di un rafforzamento delle fazioni più conservatrici, vicine alla Suprema Guida, l'Ayatollah Khamenei.

Gli effetti per l'Europa (e l'Italia)

 "Stiamo facendo del nostro meglio per mantenere l’Iran nell’accordo e per preservare i benefici economici che questo porta al popolo iraniano perché crediamo che questo sia nell’interesse della sicurezza non solo della nostra regione, ma anche del mondo" ha dichiarato l'Alto Rappresentante per la Politica estera dell'UE, Federica Mogherini, aggiungendo: "Se c’è una parte di accordi internazionali sulla non proliferazione nucleare che viene rispettata, questo deve essere mantenuto".  

L'attenzione è tutta rivolta ai timori di ritorsioni commerciali contro le aziende europee (e italiane): "Stiamo incoraggiando le piccole e medie imprese, in particolare, ad aumentare gli affari con e in Iran come parte di qualcosa che per noi è una priorità di sicurezza" aggiunto Mogherini.

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