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Economia

Investitori, perché l'Italia attira sempre meno stranieri

Secondo il rapporto Aibe elaborato dal Censis a influire negativamente sono soprattutto l’instabilità politica e il peso del fisco

In un periodo in cui si fa un gran parlare di rilancio dell’economia italiana, dovrebbe destare preoccupazione l’allarme lanciato dal Censis sul calo dell’attrattività del nostro Paese per gli investitori stranieri. Secondo infatti il cosiddetto Aibe Index, l'appeal del sistema-Italia è passato da 47,8 nel 2016 all'attuale 40,3. L'indice è elaborato, come detto, dal Censis insieme all'Aibe, l’Associazione italiana delle banche estere, su un panel composto da figure ai vertici di multinazionali, banche e istituzioni finanziarie straniere presenti in Italia e da corrispondenti di grandi testate giornalistiche internazionali. Tornando ai numeri resi noti dal Censis, in questi primi sei mesi del 2017, si registra dunque un valore del cosiddetto indice di attrattività che, pur rimanendo superiore al disastroso 33,2 del 2014, segna un  calo di oltre 7 punti, un dato che dovrebbe far riflettere in particolare la nostra classe politica. Soprattutto se si vanno ad analizzare nel dettaglio i motivi per cui operatori stranieri vengano dissuasi dall’investire nel nostro Paese.

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Fattori negativi
Non sorprende, soprattutto per chi conosce anche in modo superficiale la storia politica della nostra Repubblica, che tra i principali fattori che scoraggiano un investitore estero, ci sia, oggi come ieri verrebbe da dire, la stabilità politica, o meglio la sua cronica mancanza, indicata nel 47,8% delle risposte. A seguire un altro degli annosi problemi con cui da tempo ormai immemore si confronta il nostro Paese, ovvero il carico fiscale che, secondo il 43,5% delle risposte, rimane insostenibile. Ma, tra le ragioni che tengono lontano dall’Italia investitori internazionali, fanno capolino anche altre questioni cruciali su cui tra l’altro si discute da anni: ad esempio i tempi della giustizia civile, ritenuti lenti dal 39,1% degli intervistati, nonché il carico normativo e burocratico che per il 34,8% delle risposte resta un’altra palla al piede per lo sviluppo economico del nostro Paese.

Fattori positivi
A fronte degli ostacoli sopra menzionati che rendono difficili gli investimenti stranieri in Italia, ci sono e restano fortunatamente apprezzabili, altri elementi che comunque continuano a richiamare capitali internazionali entro i nostri confini. Si va dalla qualità delle risorse umane, giudicata positivamente dal 92% del panel dell’Aibe Index, al costo del lavoro considerato accettabile per il 36% degli intervistati fino alla situazione delle infrastrutture e della logistica che, seppur sempre e comunque migliorabile, viene apprezzata nel 32% delle risposte.

Futuro: tra Brexit e riforme necessarie
Fatte queste considerazioni sulla situazione attuale, il Censis disegna anche un possibile futuro che appare però tra luci e ombre. Per un verso infatti, dall'indagine emerge che ad esempio la Brexit avrà un effetto positivo sull'economia italiana e sulla sua capacità di attrarre investimenti, una prospettiva non a caso ritenuta plausibile dal 56% del panel. Ci sono inoltre forti aspettative sul programma Industria 4.0 da cui il 60% degli intervistati si attende un contributo importante. D’altro canto però bisogna rilevare con preoccupazione che la strategia complessiva di attrattività per il sistema-Paese viene giudicata al momento inefficiente per il 48% del panel, cui si aggiunge un altro 40% che nega ci sia oggi una vera strategia di rilancio. Un quadro fosco, che potrebbe trovare però una valida soluzione dall’adozione di riforme su larga scala che vengono ritenute assolutamente necessarie dal 72% del panel.

I settori più interessanti
Tra le risultanze dell’analisi del Censis ci sono infine anche quelle riguardanti i settori produttivi che in ogni caso attualmente risultano più attrattivi per investimenti stranieri. In testo c’è senza alcun dubbio la moda e il lusso con il 91,3% delle preferenze. A seguire, con grande distacco, la filiera dell'agroalimentare e la meccanica, entrambe con il 60,9% dei giudizi positivi. A questi comparti produttivi si affiancano poi il turismo con 30,4% di preferenze e la farmaceutica con il 21,7%.

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