Economia

Infrastrutture, ecco le grandi opere su cui Lega e M5S cercano l'intesa

Matteo Salvini a caccia di un compromesso difficile con un Movimento grillino da sempre contrario a tutti i grandi cantieri aperti nel nostro Paese

cantiere_Terzo Valico

Giuseppe Cordasco

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“Su qualche punto importante, penso alle infrastrutture di questo Paese, ci sono delle visioni diverse”. Sono state queste le parole testuali usate ieri da Matteo Salvini, all’uscita dal colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per descrivere le difficoltà ancora sul tappeto nel confronto con Luigi Di Maio per la formazione del nuovo governo.

E che proprio il tema delle grandi opere potesse rappresentare uno scoglio non da poco nella trattativa tra Lega e M5S non giunge francamente come una novità. D’altronde da anni ormai i grillini hanno fatto dell’opposizione a qualsiasi grande infrastruttura nazionale una sorta di cifra del proprio credo politico, mietendo consensi in particolare proprio nelle zone del Paese dove i cantieri per le grandi opere creano inevitabili scontri di carattere sociale.

Ma vediamo allora quali sono le infrastrutture più importanti a cui attualmente si lavora in Italia e quali sono reciproche posizioni sulle quali Salvini e Di Maio dovranno, probabilmente con grandi difficoltà, trovare un necessario compromesso.

Passante di Genova

L’elenco non può che iniziare dalle nuove arterie stradali con un interesse nazionale a cui si lavora ormai già da qualche tempo, e in particolare dal raddoppio dell'autostrada A10 tra Genova Ovest e Vesima per alleggerire il traffico del capoluogo ligure.

Si tratta di un'opera che vale 4,7 miliardi e la cui realizzazione prevede 10 anni di lavori e 5 grandi cantieri che dovrebbero partire già quest'anno. Tra l’altro l'ex ministro dei trasporti Delrio l'ha definita "la più grande opera che verrà fatta in Italia". Peccato però che il M5S non la voglia, sostenendo che il traffico non è tale da giustificare l'intervento, mentre al Lega la ritiene strategica.

In Lombardia un duro fronte del no

Proprio nella terra d’origine della Lega e dove maggiore è la forza elettorale di Salvini, c’è da fare i conti con una serie di progetti a cui il M5S si sta opponendo con forza.

È il caso del comitato 'No Autostrada Valtrompia', partecipato proprio dai grillini, che dicono no anche alla Pedemontana Lombarda, il progetto fortemente sostenuto dalla giunta Maroni ed ora in stallo, con solo 30 km realizzati sui 157 previsti.

Il M5S partecipa inoltre al comitato contro l'Alta velocità Brescia-Verona ed è contrario al Terzo Valico tra Milano e Genova e alla TiBre, l'autostrada Tirreno-Brennero. Insomma, se compromesso ci dovrà essere per un nuovo governo, in terra lombarda ci sarà molto da lavorare.

Mose di mare e in “terraferma”

Scontri al calor bianco ci sono anche intorno alla più grande delle opere pubbliche del Veneto, il sistema di dighe del Mose varato nell'aprile 2003 e che a 18 anni di distanza non è ancora finito e viene definita dal M5S un "sistema di illegalità diffusa".

Una contrarietà che fa il paio con quella all'autostrada Pedemontana Veneta, che il capogruppo pentastellato in Consiglio regionale, Jacopo Berti, ha definito "una sorta di Mose in terraferma", chiedendo che il progetto sia adeguato alle esigenze del territorio. Il tutto mentre invece proprio il governatore leghista del Veneto Luca Zaia spinge per la sua realizzazione.

Alta velocità della discordia

A tenere banco in Piemonte, altra Regione dove la presenza leghista è molto forte, è invece la nuova Torino-Lione ad Alta velocità, osteggiata da sempre dai Cinque stelle. Si tratta di un progetto con un costo certificato di 8,6 miliardi (la quota italiana è di 2,9) per la tratta transnazionale, con una maxi-galleria lunga 57 km, e che dovrebbe entrare in servizio nel 2029.

Ma il dissenso pentastellato si registra anche sul Terzo Valico ferroviario, con quasi tutti i cantieri nella provincia di Alessandria, un costo di 6,2 miliardi e la fine dei lavori prevista a inizio 2023.

Ultimo fronte aperto: il Tap

Il cantiere di Melendugno, in provincia di Lecce, riguardante il gasdotto Tap, che dal primo trimestre del 2020 dovrebbe portare gas dal Mar Caspio all'Italia, vede ancora una volta il M5S in prima linea contro l'opera.

Tra l’altro, le denunce dei grillini, schierati a fianco dei cittadini e dei comitati no Tap a difesa del territorio, hanno portato al recente sequestro del cantiere.

Su questo fronte però forse un compromesso potrebbe essere più a portata di mano, visto che lo stesso Salvini mesi fa definì l’opera invasiva, indicando la necessità di "individuare eventuali soluzioni alternative, tutelando il territorio".

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