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(Ansa)
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Industria

Saipem barcolla ed il governo che fa?

Il titolo crolla in Borsa, segno evidente di difficoltà aziendali profonde. E tocca all'esecutivo (azionista) intervenire

Non è ancora chiaro quale decisione prenderanno i soci rilevanti di Saipem, Eni e Cassa depositi e prestiti, per affrontare la situazione che ha portato il colosso dell'ingegneria energetica ad annunciare una perdita d'esercizio superiore a un terzo del capitale sociale. Da poco è iniziato il confronto tra i vertici delle tre società dopo la comunicazione di ieri al mercato. Un annuncio giunto a pochi mesi dal piano industriale dello scorso ottobre, in cui Saipem aveva previsto ricavi in crescita ad un tasso medio anno del 15% fino al 2025 e margine operativo lordo positivo a fine anno. Tuttavia, da anni la società naviga in acque agitate: il 2020 si era chiuso con un “rosso” di 1,13 miliardi, mentre lo scorso anno a pesare sui conti è stato lo stop dei francesi di Total al progetto di un impianto per gnl (gas naturale liquefatto) in Mozambico, fermato dalla società transalpina dopo una serie di attacchi terroristici a pochi chilometri dal cantiere. Un blocco che a Saipem è costato 1,4 miliardi in mancati ricavi.

Ora gli occhi di tutti sono puntati sulle mosse di Eni e Cdp Industria, che detengono rispettivamente il 30,54% e il 12,55% del capitale di Saipem: nell’ambito della quota di Eni il 12,55% concorre alla formazione di un patto di sindacato con Cdp, che di fatto controlla la società e che è stato rinnovato lo scorso 21 gennaio. I due soci rilevanti, in una nota diffusa ieri hanno fatto sapere di stare "monitorando con attenzione la situazione", riservandosi di effettuare "ogni propria valutazione rispetto alle tematiche e agli scenari che verranno presentati dalla società, in coordinamento" reciproco. Le banche, a loro volta, erano state contattate la scorsa settimana in via preliminare dai vertici di Saipem, in vista della riunione del cda che si è tenuta tra sabato e domenica e che ha portato all’emergere dell’attuale situazione di crisi. La ricerca di una soluzione viaggia quindi su due binari paralleli: da un lato le trattative con le banche, con l’obiettivo di rinegoziare il debito alla luce della nuova situazione finanziaria che si è creata, e dall'altro il ruolo dei soci, che sono chiamati a sostenere un pesante aumento di capitale.

La stima di una perdita superiore a un terzo del capitale sociale fa infatti scattare la necessità di una ricapitalizzazione, per non finire nella lista nera della Consob. "Il bilancio civilistico 2021 è previsto in perdita per oltre un terzo del capitale sociale", ha fatto sapere Saipem in una nota emessa lunedì mattina prima dell’apertura di Borsa. Da qui i "contatti preliminari" avviati con le "controparti bancarie oltre che con gli azionisti Eni e Cdp Industria, per verificare la loro disponibilità a supportare un'adeguata manovra finanziaria", ossia un aumento di capitale.

E mentre resta l’attesa per le decisioni dei due azionisti di riferimento, gli analisti non sono ottimisti. Mediobanca Securities ha tagliato da 'neutral' a 'underperform' il suo giudizio sul titolo Saipem, con un prezzo obiettivo in calo a 1,2 euro. L’allarme sui conti è stato definito "sconcertante non soltanto per la dimensione, ma anche perché giunge dopo il recente aggiornamento del Piano Strategico e dopo una lunga serie di obiettivi mancati fin dal secondo trimestre del 2020". Secondo Mediobanca Securities "a Saipem servono tra 1 e 1,5 miliardi di nuova finanza che, essendo stato evocato l'articolo 2446 del Codice Civile (sulla riduzione del capitale in caso di perdite superiori a un terzo, ndr), non ci è chiaro se arriverà da chi tradizionalmente eroga prestiti". L’ipotesi dell’aumento di capitale, che quindi appare molto probabile, “riporta alla memoria le perdite significative per gli azionisti registrate nell'operazione del 2015/2016", quando Saipem aveva avuto bisogno di una ricapitalizzazione da 3,5 miliardi di euro.

Per la società, aggiungono da Barclays, si prospettano "ancora guai", anche perché "dopo l'aggiornamento strategico del terzo trimestre si sperava che il grosso dei problemi" fosse alle spalle. "Una nuova valutazione della situazione, tuttavia, ha comportato una significativa svalutazione e l'imminente possibilità di una nuova ristrutturazione finanziaria", spiega il report, secondo il quale si tratta di "un aggiornamento problematico a sorpresa per Saipem, che mette in crisi il piano del nuovo management team e innesca la prospettiva di un'imminente ristrutturazione del capitale". Per Barclays, tuttavia, “il dato positivo è che Saipem ha due soci strategici significativi in Eni e Cdp, che sono stati di supporto finora nei problemi di lunga data del gruppo. Anche il mercato del suo core business è in miglioramento e quindi riteniamo probabile ci sia un supporto da parte dei suoi principali detentori", anche se gli ultimi aggiornamenti portano "una notevole incertezza". La palla resta quindi in mano ai due grandi soci.

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