Economia

Industria 4.0, ecco perché gli incentivi funzionano

Le spese in macchinari sono cresciute dell’11,6% nel primo semestre del 2017, con un trend positivo anche per gli investimenti in innovazione

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Giuseppe Cordasco

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Stanno decisamente funzionando gli incentivi all’acquisto di macchinari che il governo ha messo in campo per sostenere lo sviluppo dell’Industria 4.0. A metterlo in evidenza è stato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda in occasione di un incontro alla Camera dei deputati dove sono stati illustrati appunto i risultati del programma che ha come obiettivo centrale un incremento di 10 miliardi negli investimenti privati nel biennio 2017-2018.

Tra l’altro il bilancio positivo del piano varato dall'ex governo Renzi ha consentito fin d’ora di annunciare un ampliamento del suo raggio d'azione con uno spostamento del focus dalla manifattura e dai servizi alle competenze e al lavoro.

Il tutto ovviamente compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i numeri del primo anno di implementazione degli incentivi all’Industria 4.0.

Il boom di macchinari

Il dato più significativo fornito dal ministro Calenda riguarda l'incremento degli ordinativi sul mercato interno di beni strumentali per l'Industria 4.0, che è stato pari al 9% nel primo semestre del 2017 su base annua, con picchi del +11,6% per macchinari. Inoltre le attese ad agosto 2017 sugli ordinativi delle imprese manifatturiere, ai massimi livelli dal 2010, sembrano non aver fatto altro che consolidare il trend già positivo.

Innovazione e banda ultralarga

Aumentano poi le imprese che investono in ricerca e sviluppo, e cresce in maniera consequenziale anche l'ammontare della spesa in questo settore. Positivi anche i dati sull'importo dei crediti garantiti dal Fondo di Garanzia (+10,7% nei primi 8 mesi del 2017) e sui contratti di sviluppo (1,9 miliardi di agevolazioni).

Tra gli obiettivi prossimi del ministro Calenda c’è ora quello riguardante l’accelerazione sulla diffusione della banda ultralarga, un fronte sul quale l’Italia sconta ancora un ritardo notevoli rispetto ad altre realtà europee. Non a caso, continuando con l’attuale ritmo contenuto di sviluppo della rete ultraveloce, si rischia di non riuscire a centrare gli obiettivi fissati per il 2020.

È per questo motivo che il ministro Calenda ha annunciato lo stanziamento di altri 3,5 miliardi provenienti da fondi non spesi o da bandi meno costosi, proprio per accelerare sulla realizzazione dell’infrastruttura di supporto alla banda ultralarga.

Senza contare che, proprio per tenere conto dei ritardi evidenziati su questo fronte, il governo ha deciso di accendere un faro specifico di attenzione proprio sullo sviluppo della rete ultraveloce, avviato con i primi due bandi assegnati entrambi a Open Fiber.

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