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Economia

Imprenditori e sindacati, economia e salute. La lotta nei giorni del Covid-19

Tornano, pesanti, le divisioni tra industriali e lavoratori, tra imprenditori e sindacati. Al centro del dibattito le norme, anzi, le restrizioni previste dall'ultimo DPCM nella lotta al Coronavirus che prevede la chiusura di tutte le attività "non strategiche e non necessarie".

Una lotta cominciata a Palazzo Chigi con gli industriali che cercavano di far rientrare nel famoso "elenco" più attività possibili, mentre i sindacati tiravano la giacca dall'altra parte, denunciando situazioni tutt'altro che di sicurezza in alcune fabbriche.

Secondo il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia a «fermarsi sarà il 70% del tessuto produttivo italiano». Boccia sottolinea che ogni mese si andranno a perdere 100 miliardi. Tantissimi soldi che l'Italia non potrà sostenere senza collassare. Se gli industriali, quindi, sono preoccupati per la tenuta produttiva italiana avrebbero, invece, voluto una maggiore stretta i sindacati preoccupati per quei lavoratori costretti a lavorare nonostante la pandemia in corso.

Tutte le maggiori sigle sindacali sono sul piede di guerra con scioperi già annunciati per il 25 marzo, ed altri minacciati in quei settori che pur essendo stati definiti per decreto "essenziali" in realtà secondo le sigle non lo sono.

Il settore aerospaziale, ad esempio, ma anche quello chimico, plastico o metalmeccanico. Le parti sociali denunciano che rispetto agli accordi che erano stati stabiliti in un primo momento tra esecutivo imprese e sindacati le maglie sono state allargate per ragioni puramente economiche e di profitto

«Il decreto del governo firmato in data 22 marzo, tiene conto solo in misura parziale delle istanze che Cgil, Cisl e Uil hanno posto all'attenzione dell'esecutivo; infatti molte attività non essenziali né indispensabili sono state inserite tra quelle che possono continuare a lavorare. Abbiamo sempre preteso di mettere la salute e la sicurezza del lavoratore come questioni prioritarie rispetto a qualunque cosa, ma registriamo che il governo ha ceduto alle indebite pressioni di Confindustria: il profitto e l'economia hanno avuto il sopravvento su salute e sicurezza».

Dal canto suo Confindustria esprime preoccupazione per quello che resterà dell'Italia dopo l'emergenza sanitaria, quando bisognerà tentare di rimettere in piedi i cocci del nostro Paese.

«Con questo decreto – ha dichiarato il Presidente Boccia - si pone una questione che dall'emergenza economica ci fa entrare nell'economia di guerra» e poi ha aggiunto: «Se il Pil è di 1800 miliardi all'anno vuol dire che produciamo 150 miliardi al mese, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni» e quindi avverte: «L'economia non deve prevalere sulla salute ma dobbiamo far sì che tantissime aziende per crisi di liquidità non riaprano» in quanto «qualsiasi azienda che arriva a fatturato zero, come immaginiamo che possa sopravvivere?».

Garantire liquidità alle imprese deve essere la priorità dell'esecutivo e dell'Europa secondo il presidente di Confindustria che propone di allargare il fondo di garanzia alle imprese anche a costo di elevare esponenzialmente il debito pubblico: «I decreti anticrisi del governo, il primo di 25 miliardi, servivano a dare una mano per la cassa integrazione che ora però diventerà massiva con le aziende che chiudono, ora serviranno numeri molto più rilevanti. L'Ue ne ha preso atto con la sospensione del patto di stabilità. Ora si deve pensare a superare la fase 1, quella dell'emergenza sanitaria, ma dobbiamo già pensare alla fase 2. Dobbiamo lavorare sul garantire la liquidità di breve perché ci sono costi fissi, come gli affitti, che restano anche se le aziende sono chiuse».

Se da una parte i sindacati sono preoccupati per la tutela della salute dei lavoratori e pregano lo Stato di non far prevalere le logiche di profitto a quelle di diritto è anche vero che le stesse parti sociali sono preoccupate per il post Covid-19 e per le prospettive occupazionali per i lavoratori.

Il leader della Cgil Maurizio Landini, nel corso di una videoconferenza con il premier Conte, ha espresso i suoi dubbi e perplessità sottolineando come in questa fase dell'emergenza Coronavirus serve «evitare che la paura della gente si trasformi in rabbia»

E ha poi aggiunto, sposando la richiesta di Confindustria: «Alle imprese va data la necessaria liquidità per resiste e pagare, quando riapriranno, lavoratori e fornitori. Dovremo anche pensare a come dare forza ai nostri settori strategici mettendo in campo sia un ragionamento sulle filiere strategiche sia fondi ad hoc che le supportino. Dobbiamo dare il messaggio che ciò che oggi facciamo è per vincere la guerra contro il Covid-19, ma che abbiamo già in mente il futuro».

IN questa eterna lotta tra industriali e lavoratori l'unica autorità in grado di riportare calma, equilibrio, serenità, è ovviamente il Governo. All'esecutivo la scelta, le risposte. In fretta

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