Economia

Imprenditori e crisi: Vogliamo una contropartita

Nessuno piange per i tagli, ma le Pmi adesso invocano la riduzione del carico fiscale e meccanismi che premino la vera innovazione

I conti tornano o non tornano? In quattro anni gli stanziamenti pubblici per lo sviluppo delle imprese si sono ridotti del 21,6 per cento, passando dai 4,5 miliardi del 2009 ai 3,7 del 2012 (elaborazione AdnKronos su dati della Corte dei Conti), le risorse per la ricerca e l’innovazione sono state tagliate del 18,1 per cento e adesso arriva il rapporto dell’economista Francesco Giavazzi : ancora tagli per dieci miliardi sui 36 che compongono la voce complessiva dei finanziamenti pubblici all’impresa. La discussione è prevista entro agosto. La domanda adesso è: ma c’è davvero ancora carne da rosicchiare attorno all’osso delle stremate Pmi italiane?

La risposta è piuttosto inaspettata: dipende dai contenuti e dal come. Insomma dalla contropartita, che dovrà necessariamente mirare ad alleggerire il carico fiscale, meglio se rendendo strutturale lo sconto del credito di imposta. E vediamo il perché.
“Solo una piccola quota di questi 36 miliardi è destinata davvero alle imprese” commenta Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria Treviso “Per la gran parte risultano distribuite al sud e quel poco che viene chiesto dalle aziende settentrionali passa attraverso le regioni o politiche a sostegno dei distretti. Vuol sapere una cosa? In Veneto in alcuni casi stiamo ancora aspettando l’effettivo stanziamento delle risorse già assegnate nel 2004 o nel 2005 e nel frattempo alcune di quelle imprese sono già fallite. Il problema vero non è il taglio ulteriore delle risorse, ma introdurre meccanismi premianti davvero funzionali”.

Quali? Presto detto: “Incentivi fiscali per l’innovazione, per chi aggrega, per chi investe in capitale fisso gli utili” continua Vardanega “La madre di tutti i meccanismi però, non può che essere il credito di imposta istituzionalizzato”.
In poche parole: ai tagli, alle mancate erogazioni, ai ritardi le imprese sono ormai abituate da anni. Meglio dunque capitalizzare il credito fiscale, scontandolo dalle tasse da pagare. “Giavazzi lo dice: i miliardi recuperati serviranno ad alleggerire la politica fiscale. Io però aspetto di sapere il come, il dove e il quanto” sottolinea anche Ambra Redaelli, responsabile del comitato regionale delle Pmi di Confindustria Lombardia “Il credito d’imposta invece è qualcosa di chiaro e immediato: io so che posso scontare direttamente il mio credito dall’Irap o dall’Ires. Semplice ed efficace, soprattutto in un momento in cui l’accesso al credito è costoso e difficile”.

L’idea di un sistema semplificato e trasparente piace di più che non una pioggia di finanziamenti irrazionale e male organizzata. Che non ha mai portato grandi vantaggi e di conseguenza è stata progressivamente “alleggerita”. Certo, restano alcune perplessità. Visto che ben il 70 per cento dei 36 miliardi del fondo messo sotto esame da Giavazzi non riguarda le imprese, bensì sostiene alcune politiche a vantaggio del consumatore per mantenere le tariffe accessibili, come nel caso degli incentivi all’industria dei trasporti (Fs e aziende partecipate pubbliche), oppure finanzia le “politiche culturali” della Biennale.

Adesso, secondo i piani, i finanziamenti dovrebbero confluire in un fondo unico per poter essere distribuiti in modo più ponderato. A questo, si aggiungano i nuovi punti del Decreto per lo sviluppo che dovrà essere discusso in Senato entro venerdì: i minibond per finanziarsi a breve termine, la moratoria sugli incentivi, l’Iva da pagare solo quando già incassato e il fondo appunto per la crescita sostenibile.

Basterà a pareggiare i conti? “Vecchi strumenti come gli incentivi al consumo non funzionano più, soprattutto quando le imprese annaspano, non possono riassorbire i lavoratori in cassa integrazione e quindi le famiglie non hanno soldi da spendere” interviene anche Paolo Agnelli, presidente di ConFimi, la nuova associazione nata dalla scissione da Confapi che riunisce 5000 piccole industrie manifatturiere italiane di Modena, Verona, Vicenza, Bergamo e Liguria “Il 90 per cento delle Pmi non ha mai goduto di incentivi, lavora con soldi propri e i tagli di una quarantina di incentivi improduttivi o poco utilizzati di certo non ci spaventano. Quello che chiediamo è un po’ di lungimiranza per recuperare competitività e sostenere lo sviluppo a lungo termine”. Per Agnelli le lenti correttive per vedere più lontano si chiamano riduzione del costo del lavoro e bonus sui costi dell’energia elettrica. E naturalmente tasse allineate con il resto d’Europa.

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