Il crollo delle Borse: i 3 motivi

Shanghai a -7% trascina Milano (-3,2%) e gli altri listini. Pesa il calo della manifattura cinese, lo sblocco alle vendite di azioni e la crisi Iran-Arabia

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Un trader al New York Stock Exchange davanti al crollo dei mercati del 4 gennaio 2016 – Credits: Andrew Burton/Getty Images

Redazione Economia

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Crollano le borse asiatiche dopo i dati deludenti sulla manifattura cinese e mentre sale la tensione in Medio Oriente a causa dello scontro tra Arabia saudita e Iran. Shenzhen ha chiuso in calo dell'8,22%, Shanghai del 7%, Tokyo del 3,06%, Seul del 2,17%. Hong Kong, sul finale di seduta, ha perso il 2,5%.

Sulla scia negativa, anche le Borse europee hanno aperto in sofferenza. Milano, nonostante la quotazione di Ferrari, ha chiuso in calo del 3,17% anche se a guidare i ribassi è stata Francoforte, con l'indice Dax giù del 4,53%. Segue Parigi, con il Cac 40 a -3%, mentre a Londra il Ftse 100 ha perso il 2,47%. Anche i listini americani, appena aperti i mercati, hanno subito ripiegato al ribasso: il Dow Jones giù dell'1,09%, il Nasdaq del 2,24% e lo S&P 500 dell'1,1%.

Shanghai, -7%: mai così male dal 1996
Come mostra il grafico twittato da Bloomberg, il crollo del7% alla Borsa di Shanghai è stato davvero un inizio funesto per il 2016. Era dal 1996 che in un solo giorno il listino asiatico non perdeva così tanto.

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Il grafico del crollo della Borsa di Shanghai twittato da Bloomberg – Credits: @Twitter

Il crollo dei listini cinesi, chiusi anticipatamente dopo che la caduta ha toccato la soglia del 7% (come previsto dalle nuove regole entrate in vigore con il nuovo anno), è stato scatenato dall'indice pmi Caixan sulla manifattura cinese, sceso a dicembre a 48,2 per il quinto mese consecutivo.

Ha pesato poi anche l'avvicinarsi della fine del divieto per i grandi azionisti delle società quotate di cedere le proprie azioni, divieto issato dal governo di Pechino per frenare la caduta dei listini azionari nel corso della scorsa estate e in scadenza questa settimana.

Infine, ha contribuito anche il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, con l'espulsione dei diplomatici iraniani dall'Arabia Saudita. "Stavamo iniziando a vedere segnali che il rallentamento dell'economia cinese aveva fatto il suo corso, perciò i dati di oggi sono deludenti" ha commentato a Bloomberg Masayuki Otani, chief strategist di Securities Japan. "Il tema dell'Arabia Saudita e dell'Iran puo' essere positivo per il petrolio - ha aggiunto - ma un aumento dei rischi geopolitici è nel complesso negativo per i mercati finanziari".

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