Economia

Il Sud si salva (forse) con il microcredito

La politica dell'assistenzialismo si è sempre rivelata fallimentare. Ecco come potrebbe risollevarsi l'economia meridionale

Renzi a Gela: se riparte il Sud riparte l'Italia

Carlo Puca

-

Nascosto sotto al titolo "Patti per il Sud", al Mezzogiorno in coma Matteo Renzi ha promesso il solito placebo: mance e assistenzialismo. Tuttavia si tratta di un clientelismo finanziariamente insostenibile in un tempo di crisi, il nostro, che richiederebbe ben altre ricette.

Un esempio: nel maggio 2016 il premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus, ha visitato il Sud Italia, avvertendo chiaramente la depressione che lo avvilisce e invitando lo Stato a finanziare con il microcredito le start-up dei ragazzi meridionali bravi e volenterosi. Persino il suo Bangladesh, che ha problemi anche più seri, sta rialzandosi grazie a medicine semplici ma strutturali come questa. Si dirà: cosa vuoi che risolva il microcredito in un Mezzogiorno i cui indicatori economici e sociali sono i peggiori d'Europa. Tuttavia aggiusterebbe molte cose. I dati: secondo l'Istat, nel 2015 in Italia i giovani tra i 15 e il 29 anni che lavorano sono 2.630.000, pari all'11,7 per cento degli occupati. Questi giovani vincono la crisi soprattutto con servizi avanzati e web. Bene: il 24,7 per cento è presente nel Nord-Ovest, il 15,7 nel Nord-Est, il 18,5 nelle regioni centrali, mentre nel Mezzogiorno la quota raggiunge il 41,1. Quindi, in proporzione agli abitanti (nelle regioni del Sud risiede il 34 della popolazione italiana) questi giovani meridionali sono di gran lunga i più numerosi e attivi.

Non solo. Le loro storie imprenditoriali nascono, appunto, principalmente dal microcredito, peraltro erogato quasi sempre dal privato (famiglie d'origine e fondi d'investimento) e non dal pubblico, spesso per imprese posizionate nelle cosiddette "Zone franche". Cosa sono? Aree utili ad abbattere la burocrazia e a garantire una tassazione agevolata. Nelle 47 zone franche urbane finora avviate l'azione amministrativa è stata assai efficace. E infatti lì esistono e resistono, seppur a macchia di leopardo, le migliori imprese del Mezzogiorno. Ecco, pensate se microcredito e zone franche diventassero la norma; se i talenti meridionali avessero la possibilità di avviare le loro start-up senza l'assillo di dover cercare i soldi su un territorio vastissimo (il Sud vale il 40 per cento della superficie italiana) ma al quale manca una banca di peso perlomeno nazionale; se potessero intercettare in loco, invece di emigrare, la quarta rivoluzione industriale.

Davanti alla digitalizzazione dei processi produttivi, l'uso delle stampanti 3D, lo scambio di informazioni su reti velocissime e interconnesse, tutti partono infatti alla pari: il Sud, il Nord Italia e il mondo intero. Il Mezzogiorno, però, ha un vantaggio geografico: si affaccia sul Mediterraneo, potrebbe imporsi quale ponte digitale dell'Europa verso l'Africa. Bisognerebe investire in tecnologie, ma niente, si preferisce assistere masse di parassiti di varia natura. Una prova? In Sicilia il corpo forestale conta 23.690 unità. In Umbria, per intenderci, sono in tutto 650, in Lombardia 460, in Piemonte 406. Inoltre, i forestali siciliani lavorano circa sei mesi all'anno; negli altri godono dell'indennità di disoccupazione versata dall'Inps, cioè dalle tasse di tutti gli italiani. Per risolvere il problema basterebbe non rinnovare la gran parte dei contratti. Ma i 23 mila e passa precari, contando l'indotto elettorale, possono valere anche centomila voti. Questi centomila hanno scelto chi ha garantito loro la prebenda pubblica. Quando infatti nel 2015 si è posto il problema della mancata copertura degli stipendi, Renzi ha risolto la questione dirottando sul bilancio della Regione 750 milioni di euro del Cipe destinati alle infrastrutture; di questi, 87,9 milioni, complice il governatore Rosario Crocetta, hanno finanziato lo "stipendificio".

Renzi e Crocetta hanno sottovalutato una doppia rabbia: quella degli aspiranti parassiti che ancora e sempre chiedono un posto nei forestali (o alla Regione o nei Comuni, fa lo stesso) e la rabbia opposta di chi, invece, vorrebbe licenziare i dipendenti pubblici di ogni tipo. Certo è che tra il 2006 e il 2015 soltanto i forestali siciliani sono costati alla comunità circa tre miliardi di euro. I costruttori dell'Ance di Santo Cutrone calcolano che tale "scippo alle opere pubbliche ha cancellato per sempre la possibilità di creare 15 mila posti di lavoro veri". Non solo. Riversando quei soldi sul microcredito si sarebbero potute stimolare migliaia di imprese potenziali, aperte da persone anelanti una vita normale, occidentale e non terzomondista. E che chiedono perciò di eliminare gli sprechi (al Sud sono stratosferici) per investire in civiltà, cioè su scuola, sanità, sicurezza, non in mance elettorali varie ed eventuali. Chiedono, insomma, di procedere con la più grande riforma di cui ha bisogno il Sud: quella della contemporaneità. Altro che Senato non elettivo.

© Riproduzione Riservata

Commenti