Economia

Il governo che non ama i numeri (e la realtà)

DI Maio, Salvini irritati davanti a Tito Boeri, economista competente, presidente dell'Inps, che ragiona partendo dai dati. Proprio il metodo che l'esecutivo delle promesse elettorali e della propaganda fatica a sopportare

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Sara Dellabella

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Tito Tito Boeri è diventato un problema. Così, da alcuni giorni il Presidente dell’Inps è al centro di infuocate polemiche, tanto che il Ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ne ha chiesto ripetutamente le dimissioni anticipate.

Ma perché Boeri dà tanto fastidio? Il presidente dell’Inps nei giorni scorsi attraverso i numeri elaborati dal suo istituto, presentati ufficialmente nell’annuale relazione al Parlamento, ha smascherato tante delle bufale nascoste dietro agli slogan di governo.

Numeri che vanno contro la retorica

I numeri dell’Inps danno fastidio alla retorica governativa fatta di slogan, hashtag, dirette Facebook senza possibilità di contraddittorio.

Non c’è nessun modo di intimidire i dati, essi parlano da soli” così all’ennesima invettiva, Boeri ha risposto a Salvini facendo capire che senza i contributi degli immigrati oggi l’Inps non sarebbe in grado di pagare le pensioni agli italiani o che abolire la legge Fornero aumenterebbe il debito dell’ente di previdenza con danni per tutti gli italiani.

Insomma, dai numeri non si scappa e quando c’è da far quadrare i conti della previdenza italiana, gli slogan servono veramente a poco.

Apriti cielo! Mesi spesi a soffiare sul malcontento delle persone e poi arriva Boeri con i suoi numeretti a fare la contro narrazione governativa. Insomma, il presidente dell’Inps che cesserà il suo mandato nel 2019 è diventato il peggiore oppositore del governo. L’unico contro il quale i vicepremier si scagliano ogni giorno bocciandone l’operato.

Eppure, l’unica colpa di Boeri è di smontare con i numeri le promesse del governo e con i numeri della ragioneria si è scontrato anche Di Maio quando un incauto funzionario del Ministero dell’Economia ha fatto notare che con il decreto dignità andrebbero persi migliaia di posti di lavoro.

Gli economisti sono l'unica opposizione rimasta

Oggi i numeri fanno paura, soprattutto alla retorica urlata al megafono. E ci troviamo all’ennesimo paradosso che alla politica si risponde con l’economia, perché la politica quella che sta all’opposizione ha rinunciato al suo ruolo e si è avvitata in una discussione, ancora una volta, troppo interna alle mura del proprio partito.

Così in trincea sono rimasti Boeri e la Ragioneria dello Stato a contenere la smania di chi i numeri certe volte sembra darli davvero.

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