I 172 mld di dubbi del Recovery Fund
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I 172 mld di dubbi del Recovery Fund
Economia

I 172 mld di dubbi del Recovery Fund

Mentre il Governo festeggia, le certezze sui fondi per l'Italia dall'Europa sono poche. E la realtà che appare all'orizzonte molto meno fantastica di quanto c'è stato annunciato e raccontato

Difficile pensare che non sia una buona notizia leggere dei 172 miliardi del Recovery Fund destinati all'Italia dall'Europa. Ma la storia, soprattutto quando viene fatta a Bruxelles, ci insegna che i festeggiamenti delle forze di Governo con Franceschini ed alcuni del M5S che rilanciano l'idea dell'alleanza giallorossa perenne, non dovrebbero mai cominciare prima del dovuto. Spieghiamoci meglio.

82 miliardi di euro a fondo perso e 90 miliardi di euro di prestiti possono sembrare a prima vista una vera e propria montagna di denaro per le casse di un'economia in ginocchio come quella italiana. Di fatto si tratta dell'ammontare delle ultime 5-6 manovre economiche messe assieme; cose mai viste.

In realtà la montagna sembra un po' meno alta se si pensa che purtroppo questo denaro arriverà per prima cosa non subito e come seconda cosa non tutto insieme ma nell'arco di alcuni anni: 4 se le cose andranno bene, 6 nella peggiore delle ipotesi.

Bisogna poi sapere da dove arrivano questi soldi, chi li mette e come nelle casse dell'Europa; per quanto riguarda i famosi 80 mld a fondo perduto verranno finanziati con un aumento dei contributi. Questo vale anche per l'Italia costretta a pagare più di quanto non faccia oggi. Si parla già di nuove tasse, sul digitale, sull'ambiente, senza però specificare chi sarà costretto a pagarle: verranno colpiti i grandi colossi del web o si penalizzeranno anche le piccole medie imprese?

Comunque sia, alla fine i famosi 80 miliardi al netto dell'aumento dei versamenti dovrebbero essere poco meno di 25. Se poi li dividiamo per i 5 anni previsti (2020-2024) ecco che ci ritroviamo con 5 mld l'anno, Una cifra importante si, di sicuro non una montagna di denaro.

Ci sono poi da conoscere le garanzie.

Nel documento di presentazioni Bruxelles si limita a dirci che "l'uso del denaro dipenderà da misure nazionali legate alle annuali raccomandazioni-paese".

In sostanza l'Europa già oggi vuole sapere per cosa questi miliardi verranno spesi, si spera in investimento strutturali, e non sprecati in operazioni fallimentari dal punto di vista economico ma dal forte impatto elettorale per la maggioranza in crisi di voti come un reddito di cittadinanza o l'abbassamento delle tasse.

E fino a qui siamo solo nel campo dei soldi a fondo perduto.

Per quanto riguarda i 90 mld in prestito di fatto si sa ancora meno, anzi, non sappiamo nulla:

- quali condizioni ci sono?

- quando dovranno essere restituiti?

- con quale interesse?

Domande che ciascuno di noi fa al proprio consulente o direttore di banca alla richiesta di un prestito di denaro. Domande che al momento non hanno alcuna risposta.

Non solo. Al momento i 172 miliardi sono solo una proposta della commissione europea che dovrà ottenere poi il via libera del Parlamento europeo. E qui, i soliti paesi del nord, sono pronti a dare battaglia, a chiedere garanzie, a ridurre la cifra (già oggi c'è chi dice che i famosi 172 saranno 150).

Chi oggi festeggia e grida alla "rivoluzione europea" forse esagera nei modi, nei toni, di sicuro nei tempi.

E rischia di dover rimettere il tappo allo spumante che ieri ha aperto per festeggiare.

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