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Yana Paskova/Getty Images
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Economia

Gli 8 nomi che spaventano i mercati

Petrolio, Cina, Brexit, immigrazione, Stati Uniti, politica monetaria, robot e diseguaglianze

Rallentamento dell'economia cinese, svalutazione dello yuan, prezzo del petrolio, brexit, immigrazione, Iran, diseguaglianze, che cosa sta davvero spaventando i mercati? E perché? Quali rischi corriamo davvero? In un sistema economico altamente interconnesso come quello attuale il numero elevatissimo di incognite da considerare non ci permette di individuare una vera e propria risposta. Tuttavia, potrebbe essere utile capire per lo meno quali sono i problemi con cui i mercati si trovano a confrontarsi per renderci conto della gravità degli stessi e delle conseguenze che potrebbero derivare da un loro ulteriore peggioramento.

Petrolio

C'é chi dice che le oscillazioni del prezzo del petrolio siano oggi più pericolose degli altri e bassi della Cina. Il prezzo del greggio al barile continua a calare, ma quel che è peggio è che, per come stanno le cose ora, l'eccesso di domanda potrebbe diventare una costante. L'aspettativa in merito a una riduzione della quantità di petrolio disponibile sui mercati nel 2016 dovuta alla contrazione dell'offerta da parte dei paesi non-Opec rischia infatti di essere sconfessata dall'aumento di greggio che seguirà la comercializzazione dei barili iraniani

Cina

La Cina fa paura più per la sua imprevedibilità che per le sue reali difficoltà. Questo non significa che l'economia cinese non abbia problemi, ma forse ci stiamo preoccupando tutti un po' troppo. Pechino sta cercando di portare avanti una ristrutturazione profondissima del proprio sistema economico, e le riforme, si sa, possono essere dolorose. L'economia sta rallentando, la valuta nazionale si sta svalutando, le borse registrano continui alti e bassi, ma nessuna di queste evoluzioni è stata voluta dal regime per mettere in difficoltà e mercati globali. Al contrario, si tratta di conseguenze fisiologiche (prevedibili) di un mercato che cambia. E se Pechino non ne è spaventata, anzi, tutto sommato, anche se più lentamente del previsto, è soddisfatta per essere riuscita a ottenere almeno alcuni dei risultati sperati (ristrutturazione della macchina produttiva e rilancio di servizi e consumi interni), allora faremmo bene a non esserlo nemmeno noi, perché le conseguenze di troppe crisi di panico potrebbero rivelarsi, già nel breve periodo, disastrose.

 

Brexit

Anche l'ipotesi che il Regno Unito lasci l'Europa spaventa i mercati. Al punto che persino Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale ha approfittato del palcoscenico del Forum Economico Mondiale di Davos che si è appena concluso per ricordare che se fosse raggiunto un accordo tra Londra e Bruxelles in grado di scongiurare definitivamente l'ipotesi Brexit i mercati internazionali sarebbero i primi a guadagnarci in termini di stabilità.

Immigrazione

Oltre a Brexit, Christine Lagarde ritiene che l'Europa abbia un'altra questione molto urgente da risolvere che, anche se in apparenza non espressamente economica, rischia di minare le fondamenta della stabilità dei mercati europei in maniera irreparabile. Se l'attuale crisi migratoria non verrà risolta, l'eventuale rottura su Schengen andrebbe a eliminare una delle condizioni essenziali per il buon funzionamento del mercato unico. 

Stati Uniti

Anche gli Stati Uniti contribuiscono, loro malgrado, all'attuale instabilità dei mercati. E non tanto, o non solo, perché le loro previsioni di crescita sono state appena riviste al ribasso (del resto, il FMI ha fatto la stessa cosa per tante altre nazioni), ma sopratutto perché il tasso di produttività ha subito una forte contrazione, il dollaro sta diventando troppo forte, e i consumi interni sono in calo. 

Politica Monetaria

Fino a quando sarà possibile continuare a utilizzare la politica monetaria per far fronte agli alti e bassi dei mercati internazionali? Difficile rispondere, ma di certo non per molto visto che, a forza di intervenire, anche le Banche Centrali sono rimaste a secco di risorse. E la consapevolezza, per gli investitori, di dover far affidamento ai fondamentali dell'economia più che ai salvataggi esterni, rende la situazione attuale ancora più incerta. 

Robot

Un altro tema molto importante emerso nel corso del forum di Davos è quello della progressiva meccanizzazione dell'economia. Quella che è già stata definita come "quarta rivoluzione industriale" dovrebbe riuscire a stimolare la crescita e a mettere sul mercato beni più economici, ma allo stesso tempo rischia di creare una nuova ondata di disoccupazione

Diseguaglianze

L'ultimo rapporto di Oxfam sulle diseguaglianze parla chiaro: i ricchi stanno diventando sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, il che vuol dire che c'è qualcosa che non va. Oggi ci sono oltre 700 milioni di persone costrette a sopravvivere con meno di due dollari al giorno. E' un dato di fatto che un elevato livello di disuguaglianza frena la crescita economica, quindi a prescindere da un problema di mera giustizia, è bene che anche chi trae maggiori vantaggi dal sistema attuale si renda conto della necessità di trovare al più presto una soluzione efficace e sostenibile. 

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