Economia

Genova, il dopo. Nel segno della riscossa

Bando al mugugno per il quale è famosa, la città si scopre unita nella voglia di ricominciare, partendo dalle infrastrutture

Genova

Marta Buonadonna

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Passata una settimana dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi, estratti tutti i corpi delle vittime, celebrati i funerali, messi in salvo coloro che abitano nella zona rossa, con la promessa di dare a tutti una casa in tempi brevi, la città volta pagina e si prepara ad affrontare il dopo. Il ponte, lo abbiamo scritto più volte, univa i due versanti di Genova, est e ovest, il suo crollo spezza in due il porto (metà dei terminal è a Voltri, oltre il ponte, l'altra metà in centro) e allontana l'aeroporto, che si trova appena dopo il torrente Polcevera.

Dovrebbero essere giorni drammatici di conta dei danni, non più solo fisici e contingenti, ma soprattutto economici e in prospettiva: quante aziende in crisi? quanti posti di lavoro in pericolo? quali settori a rischio paralisi? Eppure oggi nessuno vuole fare discorsi lugubri. I genovesi sono famosi per il mugugno, amano lamentarsi, trovare sempre quello che non va. Storicamente però di fronte alle tragedie smettono di mugugnare e si tirano su le maniche. Mai come adesso, affrontato il dolore, sfogata la rabbia, per fortuna solo a parole, la reazione della città è soprattutto una reazione di orgoglio e di speranza, quasi di ottimismo.

Una città da rilanciare

I dati più recenti di Unioncamere Liguria, riferiti al 2017 e ai primi mesi del 2018, parlavano di una situazione in lieve miglioramento per la regione dal punto di vista del mercato del lavoro e del turismo. "Più che ai dati io mi affido al mio fiuto", racconta Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio di Genova. "L'atmosfera in questa città è già radicalmente cambiata in senso molto positivo. C'è un'unicità di intenti mai vista prima tra Regione, Comune, Autorità di sistema portuale e Camera di Commercio: spingiamo tutti insieme nella stessa direzione".

Il progetto è quello del rilancio "di una città che ha perso il 30% dei propri abitanti in meno di 50 anni. Erano più di 800mila nel 1971, sono 570mila oggi. Questa è una città dove il commercio è in crisi", spiega Odone, "prima di tutto per una questione demografica". A fronte di questo "sboom", però, "la portualità sta rinascendo in modo più professionale di prima, stiamo diventando un porto molto importante anche per le crociere". Costa, per esempio, che ha celebrato a inizio luglio con una grande festa proprio a Genova i suoi primi 70 anni, aveva promesso di tornare a far partire le proprie navi da qui. Msc lo fa già da anni. "Nell'immediato soffrirà sicuramente il piccolo commercio della Val Polcevera, ma è essenziale far capire all'esterno che Genova è viva, raggiungibile e vivace". 

Infrastrutture per il porto e il turismo

Poi c'è il nodo delle infrastrutture, che sono sempre state un punto debole della città. "Quello per cui ci siamo battuti insieme, a parte i 5 stelle, è la questione del terzo valico, (ferrovia ad alta velocità per Milano, n.d.r.), che ora sta andando avanti. L'alta velocità, oltre a servire per i container, che sono i motori della fabbrica del porto, ci interessa per rendere possibile anche qui ciò che è successo a Nizza: diventare un polo di attrazione per la silver economy", il turismo ricco degli anziani.

"La classe sociale più ricca in Europa è costituita dagli over 65", spiega Odone. "Siccome a Genova c'è il bel sole, la qualità della vita è alta, la scena culturale è di notevole vivacità, la città è abbastanza facile da attraversare ed è bellissima, possiamo dire di essere una sorta di Disneyland culturale, in grado di attrarre turisti a frotte. Per le manifestazioni colombiane del 1992 è stato rifatto un bel pezzo di città, (in particolare il Porto Antico, con l'Acquario e le altre attrazioni, n.d.r.), in occasione del G8 ne è stato fatto un altro pezzo, nel 2004 siamo stati Capitale europea della cultura e per l'occasione sono stati restaurati molti edifici".

Viabilità rinnovata

Okay, Genova è bella, i tanti turisti che vengono ogni anno lo confermano. Molti di questi però, per esempio, sono francesi: ora qui come ci arriveranno? "Continueranno a venire, ne sono convinto, perché quello che da questa avventura drammatica è venuto fuori è che i genovesi vogliono reagire. E la forza di tanti è molto travolgente. Partiranno le infrastrutture", si dice convinto Odone. "Anche chi è contrario a livello locale, per ragioni teoriche, comincia a convincersi. Serve una via di uscita per partire rapidamente. Le cose da fare sono tante, ma c'è a quanto pare finalmente la volontà di farle davvero: il nuovo ponte entro un anno, la gronda e tutte le opere già previste da Delrio sullo sviluppo portuale, il terzo valico, e poi la linea ferroviaria Tortona-Milano che va quadruplicata per consentire di andare a Milano in treno in un'ora. Occorre sfondare il muro delle incertezze".

Ma a Genova tutto si fa sempre con i piedi di piombo. Davvero sarà capace di cambiare marcia dopo la tragedia? "Io credo che, per quanto non sia facile dirlo adesso, il fatto che quel ponte non ci sia più possa spingerci a fare di un dramma un'opportunità". Parole pesanti da dire a una settimana dalla tragedia. "Lo choc ha svegliato la bella addormentata", sostiene Odone, "e la reazione delle istituzioni a livello locale è stata rapida ed efficiente. L'idea di dirottare parte del traffico sulla strada che passa dentro l'Ilva, poi la strada a mare, che era quasi finita e che ora verrà completata velocemente per farla subito funzionare sono due esempi". Sulla viabilità in effetti sono stati fatti subito una serie di sforzi, anche con il raddoppio delle corse della Navebus, che collega il Ponente al Porto Antico, l'aumento del numero di treni locali, l’istituzione di navette gratuite per collegare le stazioni con l'aeroporto. Anche l'Università di Genova è al lavoro per presentare soluzioni e ipotesi di sviluppo futuro.

Cambiare passo

Quello che colpisce è l'entusiasmo con cui si vuole spingere per fare uscire subito tutti insieme la città da questa crisi che, se non affrontata presto e bene, rischia davvero di avere un impatto tremendo sull'economia. "Genova però merita un aiuto concreto anche dallo Stato", precisa Odone. "Siamo un crocevia di livello europeo, da quel ponte crollato passavano tedeschi polacchi, bulgari, tutta l'Europa dell'est in viaggio verso Francia, Spagna e Portogallo".

Questa è una città che quando vuole sa difendere i propri gioielli. "I commercianti genovesi si erano ribellati una decina di anni fa al fatto che Fincantieri volesse chiudere Sestri Ponente e Riva Trigoso. Erano scesi in piazza in 7mila per impedirlo. Grazie al cielo oggi Fincantieri continua a esserci e non sa più dove mettere le navi". E si parla già di un suo ruolo nella ricostruzione del ponte.

Genova è, secondo il presidente della sua Camera di Commercio, "una città che vuole cambiare. L'aeroporto è passato da 26 destinazioni a 40 e l'anno prossimo contiamo di arrivare a 50. Si registra un +25% sui voli internazionali rispetto all'inizio dell'anno. Si dirà che partendo da numeri bassi è facile aumentare così tanto, ma in realtà si tratta di un segnale importante". L'inversione di tendenza, insomma, per Odone era già cominciata, ora si tratta di "assecondarla con decisioni veloci. Non mi nascondo che sarà difficile. Ma oggi la bellezza, di cui noi genovesi siamo così orgogliosi, non basta più".

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