Economia

Gas serra: in futuro in Italia

Le emissioni sono scese del 17% in 26 anni: più energia da fonti rinnovabili e maggiore efficienza tra le cause del calo

Emissioni gas serra

Marta Buonadonna

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Sono appena stati pubblicati i dati dell'inventario nazionale Ispra sui gas serra riferiti al 2016. Rispetto al 1990 le emissioni nel nostro paese sono calate del 17,5% soprattutto grazie all'aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili e all'incremento dell'efficienza. Aumentano invece le emissioni legate allo smaltimento dei rifiuti.

Acqua e vento

La riduzione dei gas serra, che si è fatta decisamente più marcata a partire dal 2008, ha sicuramente a che fare con la crisi, che ha comportato una riduzione della produzione industriale e quindi anche dei consumi energetici, abbinata allo spostamento in altri paesi di alcuni settori produttivi. E' però anche cresciuta la quota di energia che viene prodotta da fonti rinnovabili, soprattutto idroelettrica ed eolica. L'insieme di questi elementi ha fatto calare le emissioni di CO2 equivalenti in Italia dai 518 milioni di tonnellate del 1990 ai 428 milioni del 2016.

L'anidride carbonica in particolare, uno dei più importanti gas a effetto serra, costituisce l'82% di tutte le emissioni CO2 equivalenti del 2016, e ha mostrato un calo del 20,4% tra il 1990 e il 2016. Altri gas, come il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O) sono calati rispettivamente dell'11% e del 32% nello stesso periodo.

Le emissioni per settore

La quota dei diversi settori, in termini di emissioni totali, è rimasta pressoché invariata nel periodo 1990-2016. In particolare per l'anno 2016, la maggior parte delle emissioni totali di gas a effetto serra è da attribuire al settore energetico, con una percentuale dell'81,1%, seguita da processi industriali e agricoltura, che rappresentano rispettivamente il 7,5% e il 7,1%, mentre i rifiuti contribuiscono con il 4,3% alle emissioni totali.

La principale riduzione delle emissioni di CO2 è quella registrata nell'industria energetica, manifatturiera e nelle costruzioni; tra il 1990 e il 2016, le emissioni dell'industria energetica sono diminuite del 23,9%, mentre quelle del manifatturiero e delle costruzioni hanno fatto registrare un calo del 48,8%. Le emissioni nel settore dei trasporti hanno avuto un andamento particolare. Sono aumentate fino al 2007 e in seguito hanno cominciato a diminuire, sia per la recessione economica sia per la penetrazione di veicoli a basso consumo di carburante. Negli ultimi anni, l'aumento dell'uso di fonti rinnovabili ha inoltre portato a una notevole riduzione dell'intensità di CO2, ovvero meno emissioni di anidride carbonica a parità di prodotto.

Per quanto riguarda il settore agricolo, è stato responsabile del 7% del totale delle emissioni di gas serra nel 2016, al netto delle emissioni legate all'uso di suolo e alle foreste. Anche qui si è registrato un calo (oltre il 13%), dovuto principalmente alla riduzione del metano da fermentazione enterica dei ruminanti, legato al minor numero di animali allevati. In parte il calo delle emissioni è anche dovuto all'impiego di fertilizzanti azotati, che dipende soprattutto da misure di politica agricola europea comune. Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, che ha evitato emissioni di metano provenienti dal loro stoccaggio.

In controtendenza è il settore dei rifiuti, che nel periodo considerato ha visto aumentare le proprie emissioni del 5,6%, in gran parte consistenti in metano, derivante soprattutto dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica (+11,6%). Le emissioni del settore dovrebbero ridursi nei prossimi anni, attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie all'aumento della raccolta differenziata.

Gli obiettivi di Parigi

Per rafforzare la risposta internazionale rispetto all'emergenza del riscaldamento globale, l'accordo sul clima raggiunto nel 2015 a Parigi ha lo scopo di mantenere l'aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2 °C rispetto all'era preindustriale, possibilmente al di sotto di 1,5 gradi. Per centrare l'obiettivo, l'Unione Europea e i suoi Stati membri si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni collettive del 20% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

Le emissioni dovranno essere ridotte del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per alcuni un taglio del genere rischia di non essere sufficiente a mantenere le temperature sotto la soglia dei 2 °C. Il primo ministro olandese, Mark Rutte, ha auspicato che la UE si faccia più ambiziosa e si riprometta di tagliare il 55% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Il dato positivo registrato da noi nel 2017 è stato che a fronte di un aumento del PIL dell'1,5% circa, si è registrata una diminuzione delle emissioni pari allo 0,3%. Questo dato confermerebbe il disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di gas a effetto serra, un trend che sembra confermarsi anche per il primo trimestre del 2018. Si tratta di un ulteriore passo nella giusta direzione, dunque. Ma basterà?

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