Gas e petrolio, l'Italia tra Russia e Maghreb

Il nostro Paese compra il 24% del gas e il 27% del petrolio di cui ha bisogno da Libia e Algeria: come si muovono le strategie geopolitiche

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Contrabbandieri di petrolio si spostano tra Marocco e Algeria – Credits: FADEL SENNA/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Abbiamo letto e scritto varie volte che, qualora gli equilibri tra Europa, Russia e Ucraina degenerassero e Gazprom decidesse davvero di ridurre, se non addirittura bloccare, le esportazioni di risorse energetiche verso il Vecchio Continente, quest'ultimo potrebbe salvarsi trasformando il Maghreb nel suo principale partner energetico. Partendo dal presupposto che il Nord Africa potrebbe rappresentare un'ottima alternativa anche per gli approvvigionamenti dell'Italia, è opportuno chiedersi fino a che punto paesi come Libia e Algeria possono essere considerati non solo in grado di sostituire la Russia come partner energetici, ma anche paesi stabili e affidabili con cui impostare una collaborazione di lungo periodo. 

La domanda energetica in Nord Africa sta crescendo

Nicolò Sartori, responsabile di ricerca del Programma Energia dell'Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma, ritiene che il nostro paese, già fortemente dipendente dalle forniture di idrocarburi provenienti dalla sponda meridionale del Mediterraneo, sia particolarmente interessato al rafforzamento delle modalità di cooperazione tra Unione europea e Nord Africa nel settore energetico. Allo stesso tempo, però, mette in guardia gli ottimisti sottolineando come una serie di cambiamenti in atto in questa regione, tra cui boom demografico, urbanizzazione, sviluppo industriale ed elettrificazione delle aree rurali, rischino di far esplodere la domanda energetica interna al punto da annullare la capacità di esportazioni dell'area, a meno che quest'ultima non decida di riformare il suo sistema energetico abbracciando un modello di consumo più sostenibile

Come potenziare esplorazione e produzione

Se il Nord Africa inizia a consumare di più, è evidente che, a parità di estrazioni, le risorse disponibili per l'Italia e per l'Europa diminuiranno. Per evitarlo, e per fare in modo che i produttori che dipendono dalle rendite internazionali non finiscano per aumentare i prezzi delle risorse all'interno per ammortizzare le perdite, rischiando così di creare, se possibile, maggiore instabilità politica e sociale, bisognerebbe investire di più nelle attività di esplorazione e produzione. 

Sono almeno cinque i fattori che, fino ad oggi, non hanno permesso al Nord Africa di trasformarsi nel principale fornitore europeo di gas e petrolio. Sartori li riassume benissimo in dominio delle aziende pubbliche sul settore energetico; sussidi su carburanti ed elettricità tali da non permettere alle aziende di coprire anche solo i costi di estrazione; debito pubblico fuori controllo; politica di prezzi che, di fatto, incoraggia l'utilizzo non efficiente delle risorse. Infine, limitando lo spazio di manovra degli investitori privati nel settore energetico, questo contesto inefficiente ne riduce drasticamente la competitività.  

Il Maghreb resta un'alternativa valida alla Russia  

A queste condizioni, fino a che punto possiamo considerare il Maghreb una regione in grado di aiutare l'Italia a ridurre la propria dipendenza energetica dalla Russia? L'esperto dello IAI ritiene che i cambiamenti politici introdotti dalla Primavera Araba e la consapevolezza di molti paesi del Nord Africa che la transizione verso modelli energetici più efficienti e sostenibili non sia più posticipabile abbiano creato le condizioni per migliorare la collaborazione energetica tra questa regione e l'Europa, a patto che quest'ultima la imposti in maniera paritaria si ponga obiettivi realistici e chiari, come "la pianificazione dei modelli del mercato elettrico, il miglioramento delle capacità di generazione e dei sistemi di interconnessione, lo sviluppo delle rinnovabili e il rafforzamento delle misure di efficienza o la convergenza dei quadri regolatori". Le potenzialità energetiche del Maghreb sono enormi. Al momento le importazioni di gas da Libia e Algeria coprono il 24 per cento del fabbisogno italiano, quelle di petrolio da Libia, Algeria, e in maniera residuale da Egitto e Tunisia, precisa Sartori, il 27 per cento delle nostre necessità.

Potenzialità e rischi del Maghreb

"Ad oggi la dipendenza dalla Russia nel settore del gas è molto più alta rispetto a un paio di anni fa: la Russia contribuisce al 49% dei consumi totali italiani contro il 31% del 2012, quando l'Algeria era il primo fornitore italiano. Questo perchè Gazprom nel 2013 ha concesso grossi sconti a Eni sul prezzo del gas, cosa che la società algerina Sonatrach ha rifiutato di fare". A livello europeo, invece, dalla Russia viene importato circa un terzo del gas di cui la regione ha bisogno, dal Maghreb il 15 per cento.

Secondo Sartori, Libia (petrolio) e Algeria (gas) sono i due paesi attorno ai quali ruota lo sviluppo energetico di tutto il Nord Africa. "La Libia ha riserve molto simili a quelle della Nigeria, ma produce (a pieno regime, non tenendo conto del conflitto) circa un terzo in meno. L'Algeria, invece, potrebbe rafforzarsi molto nel campo dello sviluppo di risorse non-convenzionali. Secondo stime della Energy Information Administration, l'agenzia statunitense specializzata nelle questioni energetiche, potrebbe diventare la terza potnza mondiale in questo settore".

Gli attori chiave di questa regione sono quindi Libia e Algeria. Anche il Marocco sta cercando di farsi strada nel mondo degli idrocarburi, ma con risultati incerti, mentre l'Egitto, ex esportatore, si è trasformato in un importatore a causa di una domanda interna incontrollabile. Resta aperto il problema dell'affidabilità. "In teoria sia Algeria che Libia, in condizioni normali, si sono dimostrati partner affidabili", conclude Sartori, ricordando come questi paesi abbiano bisogno di vendere risorse per rimanere a galla, e che l'Italia rappresenta per loro il principale, se non l'unico, come nel caso della Libia, mercato di sbocco. "Però ci sono situazioni imponderabili, come la guerra in Libia o la futura tenuta del regime post-Bouteflika che rischiano di mettere a repentaglio (in Libia è effettivamente successo) la sicurezza degli approvvigionamenti verso l'Europa".

Secondo Marco Massoni, Direttore editoriale della Rivista Politica Africana, "un nuovo approccio strategico verso l'Africa Mediterranea deve farsi strada, tenendo conto dell'accelerazione dei consumi interni delle regioni in cui si estraggono idrocarburi, e anziché spaventare, dovrebbe essere accolto con favore, così da inserirsi in dinamiche virtuose di sviluppo economico coordinate da partner integrati". Secondo Massoni bisognerebbe seguire questa linea non solo nel Maghreb, ma anche nel resto dell'Africa, specialmente in quei Paesi dove la crescita, in virtù delle recenti scoperte di petrolio e gas, sembra oggi promettente, come Ghana, Mozambico e Kenya, e dove le politiche pubbliche sono più aperte alla liberalizzazione del mercato.

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