Economia

Gas, perché i prezzi sono schizzati alle stelle

Un nuovo contenzioso tra Ucraina e Russia ha portato le valutazioni a livelli record, complice anche il gelo di questi giorni

gasdotto_Russia_Ucraina

Giuseppe Cordasco

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Dopo l’incidente di Baumgarten dello scorso 12 dicembre, una nuova crisi nei rapporti tra Russia e Ucraina fa schizzare alle stelle i prezzi del gas.

A riaccendere la diatriba tra i due Paesi, che si trascina ormai da anni, la decisione di una Corte arbitrale di Stoccolma, di dare ragione, in una causa relativa al transito di gas, alla società energetica ucraina Naftogazi, riconoscendo a quest’ultima danni per 4,6 miliardi di dollari.

La reazione della russa Gazprom è stata immediata: in attesa che si giunga a un accordo definitivo tra le parti, ha sospeso la fornitura di gas, con effetti che ovviamente si sono riverberati su tutta la rete di distribuzione europea.

Gelo e speculatori

Forse non per pura coincidenza poi, l’ennesima puntata di questo contenzioso sul transito di gas tra Russia e Ucraina, si è consumata nei giorni più freddi di questo inverno che sembra aver riservato i propri rigori proprio in coda.

Un’occasione d’oro dunque per gli speculatori, che hanno avuto gioco facile nel far aumentare in maniera abnorme il prezzo del gas, che ha raggiunto quotazioni quasi triple rispetto al normale.

Una situazione che ovviamente presto rientrerà, riportando nella norma i valori delle contrattazioni, ma che ancora una volta mette in evidenza le carenze del sistema di approvvigionamento del gas in Europa, che può essere messo in crisi dalla semplice chiusura del “rubinetto” ucraino, oppure da un incidente, come quello drammatico di Baumgarten.

Diversificazione

Secondo la gran parte degli esperti, la vera spina nel fianco dei Paesi europei, in termini di utilizzo del gas, è rappresentata dunque non tanto dalla sua produzione, quanto dalle modalità con cui giunge ai destinatari finali. Permane infatti un problema di diversificazione delle fonti, di cui si parla da anni ma che non si riesce ad affrontare in maniera strutturale.

Il gasdotto che dalla Russia transita per Ucraina e giunge in Europa resta infatti uno dei terminali fondamentali per l’approvvigionamento di gas per tutti i Paesi del Vecchio Continente. Ed è proprio questa dipendenza che si sta cercando di attenuare puntando su altri gasdotti e sul Gnl, ovvero il Gas naturale liquido, attraverso i rigassificatori.

Gasdotti: da fare e progettare

Non è un caso allora che la Russia sia impegnata in prima linea da anni nella realizzazione di percorsi alternativi nella fornitura all’Europa di gas che possano in un qualche modo bypassare proprio l’Ucraina.

In questo senso qualcosa in effetti è stato già fatto, con la costruzione del North Stream che approda direttamente in Germania passando dal Baltico. Attualmente tra l’altro, è già in costruzione il raddoppio di questo gasdotto, il North Stream 2.

È stato invece bloccato il progetto del South Stream, che doveva passare dalla Bulgaria. Al contrario è arrivato il via libera per il Turk Stream, che dovrebbe passare attraverso la Turchia, anche se il primo progetto prevede forme di approvvigionamento solo per il Paese di transito, mentre la seconda versione, il Turk Stream 2, dovrebbe essere quello davvero utile per portare altro gas in Europa.

Italia hub europeo

In questa corsa alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas, un ruolo fondamentale potrebbe poi giocarlo l’Italia. Nel nostro Paese infatti approda il gas algerino, attraverso il relativo gasdotto.

In costruzione poi, nonostante problemi di ordine pubblico, c’è il Tap, il gasdotto proveniente dall’Azerbaijan, che dovrebbe coprire circa il 10% del nostro fabbisogno. Tutti elementi questi che tra l'altro, potrebbero contribuire a far divenire il nostro Paese una sorta di hub europeo del gas.

Senza contare che sempre in Italia sono già attivi tre rigassificatori, e nonostante al momento la produzione non sia a regime per problemi di costi della materia prima, in futuro anche il Gnl, il Gas naturale liquido, potrebbe contribuire in parte a rendere la dipendenza dal gas russo sempre meno stringente, e ad evitare shock dei prezzi come quelli di questi giorni.

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