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Economia

Fondi pensione o Tfr? Guida alla scelta

Le cose da sapere per decidere se mettere i soldi nella vecchia liquidazione o nei prodotti della previdenza integrativa

Tra il 2,2% e il 3,4% all'anno. E' il rendimento medio realizzato tra il 2008 e il 2016 dai prodotti della previdenza integrativa (i fondi pensione e i pip, cioè i piani individuali pensionistici). Si tratta  degli strumenti finanziari con cui oltre 7 milioni di lavoratori italiani si stanno costruendo una rendita di scorta in vista della terza età, per arrotondare i sempre più magri assegni dell'Inps. I dati sono stati diffusi ieri dalla Covip (la commissione che vigila sui fondi pensione) che ha messo a confronto i rendimenti della previdenza integrativa con quelli del tfr (trattamento di fine rapporto), cioè la quota di stipendio (quasi il 7%) destinata tradizionalmente alla liquidazione.

Per approfondire:




Tra il 2008 e il 2016, il tfr si è rivalutato mediamente del 2,2% all'anno, cioè meno dei fondi pensione. Il confronto della Covip è stato fatto perché, come sa bene chi ha aderito alla previdenza integrativa, i lavoratori dipendenti possono dirottare il proprio tfr verso i prodotti previdenziali, per costruirsi una rendita di scorta anziché mettere da parte la liquidazione. Cosa è meglio fare? Per chi  non ha ancora deciso, è bene sapere innanzitutto come funzionano i fondi pensione e il Tfr e quali rendimenti possono dare nel lungo periodo.


Fondi pensione e Tfr

Chi sceglie di tenersi il tfr nelle forme tradizionali accantona ogni anno una quota del proprio stipendio che resta nelle casse dell'azienda o finisce in quelle dell'Inps (se l'impresa ha più di 50 addetti). I soldi “mesi da parte” si rivalutano ogni anno di una percentuale che dipende in gran parte dall'inflazione (si veda il paragrafo seguente per capire come si calcola questa rivalutazione).

Chi sceglie invece la previdenza integrativa e vi dirotta il proprio tfr, destina una parte dello stipendio ai fondi pensione o ai pip, che investono poi i soldi sui mercati finanziari con diverse linee di gestione e con diversi livelli di rischio, a seconda delle preferenze del sottoscrittore. Il piano di risparmio va avanti per molti anni e, non appena il lavoratore matura il diritto alla pensione pubblica, il capitale accumulato viene converito in una rendita integrativa privata. In alternativa, alla data del pensionamento è possibile riscattare il 50% del capitale accumulato e destinare alla pensione di scorta soltanto la restante metà.

Rendimenti e rivalutazioni

I soldi accantonati per la liquidazione  si rivalutano ogni anno per legge di una percentuale fissa dell'1,5%, più il 75% del tasso di inflazione. Esempio: se l'inflazione è pari al 2%, nei 12 mesi successivi le quote del Tfr verranno rivalutate di una percentuale del 3%, calcolata così:

1,5% (quota fissa)+1,5% (corrispondente al 75% dell'inflazione pari al 2%) =3%

Questo tipo di garanzia di rivalutazione  non c'è invece per i fondi pensione. I soldi versati nella previdenza complementare vengono infatti investiti sui mercati finanziari e dunque sono esposti al rischio di rendimenti volatili. Se dovesse verificarsi un'altra crisi borsistica di dimensioni gigantesche come quella del biennio 2007-2009, il rendimento dei fondi potrebbe dunque risultare inferiore a quello del Tfr che negli ultimi anni si è rivalutato di molto poco anche perché l'inflazione è stata molto bassa.

Le garanzie

Non va dimenticato, però, che esistono delle protezioni anche per i sottoscrittori dei fondi pensione. Ci sono infatti dei prodotti previdenziali che offrono anche un rendimento minimo garantito (in genere pari al 2% all'anno o in linea con la rivalutazione del Tfr), a condizione però che il lavoratore mantenga i soldi investiti per un periodo di tempo molto lungo (di solito per  almeno 20 anni), senza trasferirli a un altro prodotto o riscattarli in via anticipata. Inoltre, non va dimenticato che i gestori dei fondi investono in un portafoglio diversificato, composto da decine e centinaia di titoli o strumenti finanziari, per dosare bene il rischio. Infine va sottolieato pure che il patrimonio investito nella previdenza è custodito da una banca depositaria e separato da quello della società di gestione. Anche se quest'ultima  dovesse fallire, le risorse del fondo non possono essere intaccate e rimangono di proprietà del lavoratore.

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