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Economia

Fondi ai Comuni: le ragioni delle proteste dei sindaci

Renzi chiede più investimenti, ma da una parte taglia i trasferimenti, e dall’altra non sblocca 130 milioni già destinati alle amministrazioni locali

Chissà cosa avranno pensato i sindaci di migliaia di Comuni italiani alle prese con drammatiche ristrettezze di bilancio, quando stamattina, nel corso di un intervento ad un programma radiofonico, hanno sentito il presidente del Consiglio Matteo Renzi che li invitava apertamente a spendere di più, anche se con riferimento ad una problematica ben precisa. "Sindaci – ha dichiarato infatti il premier -, spendete e fate tornare gli ingegneri negli uffici a progettare, perché se perdiamo la stabilità nelle scuole con che faccia guardiamo ai nostri figli?... Ma con che faccia dico agli italiani che non mettiamo soldi sulle scuole perché Bruxelles non vuole, aiuterei i populisti e quelli che odiano l'Ue".

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Insomma, un richiamo forte ad investire nella sicurezza dell’edilizia scolastica, in un momento topico del dibattito politico. Da qualche tempo infatti il governo, in vista dell’approvazione della Legge di bilancio, è impegnato a chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità sui conti, escludendo dal novero dei conteggi quelle spese, tipo quelle appunto per la difesa dai terremoti, che rappresenterebbero investimenti per un futuro sviluppo del Paese. Una coerenza politica, che stride però, e non poco, con l’atteggiamento tenuto invece in questi anni nei confronti proprio degli enti locali, e che si sta ripetendo con la nuova legge di bilancio. Continua infatti l’inarrestabile taglio dei cosiddetti trasferimenti a Comuni e Regioni, un tema questo sul quale i sindaci ormai da tempo chiedono un’inversione di tendenza.

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Ecco che allora sentirsi richiamare proprio in questo contesto ad un maggiore sforzo nel fare investimenti appare paradossale: sia per quei Comuni che materialmente non possono, visto che si ritrovano con bilanci paurosamente traballanti, e sia, se possibile a maggior ragione, per quelli che invece si troverebbero in condizioni di farlo, ma che da anni vengono stoppati proprio in ragione di un patto di stabilità che non permettere di spendere un euro fuori dai limiti consentiti da Bruxelles. E come se già tutto ciò non bastasse, a rendere la situazione ancora più insopportabile per migliaia di primi cittadini, c’è un’altra questione, che è stata sollevata con forza in queste ultime ore.

Imu, seconda rata: i Comuni non ci stanno


Nonostante infatti intese e accordi siglati dall'Anci, l’associazione dei Comuni italiani, con il governo stesso, non risultano ancora emanati i provvedimenti necessari a consentire pagamenti alle amministrazioni locali per circa 130 milioni di euro. Stiamo dunque parlando di soldi già assegnati per legge ai Comuni e che l’esecutivo non si decide ad accreditare emettendo i necessari decreti attuativi. Si tratta nello specifico di rimborsi e perequazioni sull’Imu e sulla Tasi, imposte che, come noto, per tanti contribuenti sono state abolite, a fronte però di precisi impegni di restituzione, almeno in parte, ai Comuni che non ne avrebbero beneficiato. Insomma, oltre il danno di vedersi chiedere più investimenti in un momento in cui il rubinetto dei trasferimenti è sempre più a secco, c’è anche la beffa di non poter ancora utilizzare somme che già dovrebbero essere nelle casse di tanti Comuni.

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