Fisco, operazione banca senza segreti

Dalla fine di ottobre l’Agenzia delle entrate riceverà milioni di informazioni sui nostri conti correnti, e non solo. È l’arma finale di Mario Monti contro l’evasione. Ma siamo sicuri che nessun altro darà un’occhiata?

Martino Cavalli

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«Per motivi di riservatezza siete pregati di  attendere dietro la linea gialla». E voi, in fila allo sportello, restate due passi indietro. Poi viene il vostro turno. Ma quando vi avvicinate all’impiegato, anche il signore che vi sta dietro si stacca dalla fila e vi si mette a fianco. Mentre compilate il bonifico, l’assegno, la richiesta di valuta o qualsiasi altra cosa, questo signore tira fuori carta e penna e si annota tutto: la data, l’importo, il beneficiario. Se scendete nel caveau per aprire la cassetta di sicurezza, scende pure lui. Un incubo? Un film dell’orrore? No, dal 31 ottobre è esattamente quello che succederà a ogni italiano. Perché entra in vigore l’arma finale della lotta all’evasione fiscale, prevista dal decreto salva Italia di fine 2011, e cioè la comunicazione da parte di banche e operatori finanziari dei dati contabili all’Agenzia delle entrate. Insomma, quel signore sconosciuto che vi accompagna allo sportello e si annota tutto quello che fate non è una persona qualunque, ma un ispettore del fisco.

«Dopo lo spesometro, i limiti all’utilizzo del contante, il redditometro, lo scambio di informazioni a livello internazionale, adesso si chiude il cerchio» sentenzia Giuseppe Pirola, dello studio Pirola Pennuto Zei, uno dei maggiori in Italia per la consulenza legale e tributaria.

Insomma, nulla più sarà come prima. Accrediti e addebiti di conto corrente, acquisto e vendita di azioni, obbligazioni, quote di fondi d’investimento, certificati di deposito e gestioni patrimoniali, prodotti finanziari di compagnie assicurative, derivati, carte di credito e di debito, operazioni extra conto (quelle effettuate direttamente allo sportello per contanti o con assegni circolari), persino l’acquisto e la vendita di oro e metalli preziosi, sempre che siano effettuati presso operatori finanziari: che si tratti di pochi euro o di milioni, finirà tutto sul tavolo di Attilio Befera, capo dell’Agenzia delle entrate. Che poi potrà non accontentarsi dei saldi, usati solo come indicatore di base, ma richiedere alle banche (che a quel punto dovranno informare il cliente) la documentazione completa, voce per voce.

Per chi vuole tenere i fatti propri lontani dall’occhiuta presenza del fisco non resta che una via d’uscita: il materasso, strumento non contemplato dai manuali di gestione della liquidità, ma forse destinato a una nuova primavera.

Un’operazione trasparenza, o un’operazione intrusione, a seconda di come la si voglia vedere, senza precedenti in Europa, dove il fisco ha accesso alle informazioni non in via preventiva ma quando avvia una verifica. Solo il temutissimo Internal revenue service degli Stati Uniti può vantare simili poteri. Quando la norma è stata introdotta dal governo Monti nel decreto salva Italia, il Paese viveva in una situazione di allarme, con lo spread non lontano dai 600 punti e il rischio di default dietro l’angolo. E quell’articolo 11 («Emersione di base imponibile») è stato il frutto di un compromesso tra Pd e Pdl, il primo che chiedeva la patrimoniale e il secondo che si opponeva con forza. «Così» ricorda Paolo Baretta (Pd), relatore del provvedimento in commissione Bilancio alla Camera, «è venuta fuori una patrimoniale indiretta con  l’Imu particolarmente forte sulla seconda casa, la tassazione della casa all’estero e del conto titoli e anche questa misura che aveva un doppio significato, di lotta all’evasione e di luce sui patrimoni». Ma siccome l’entrata in vigore rimandava al 31 ottobre 2012, all’epoca quest’ultima voce è rimasta un po’ nell’ombra.

Adesso ci siamo. Tra pochi giorni gli uffici di Befera inizieranno a ricevere milioni e milioni di dati relativi al 2011. Con quali modalità? Ad aprile il garante della privacy aveva clamorosamente bocciato la prima bozza dell’Agenzia, tanto che si era parlato di un rinvio. All’Associazione bancaria italiana continuano ad avere seri dubbi sulla possibilità di rispettare i tempi, ma nel quartier generale di Befera c’è tranquillità: «La nuova bozza del provvedimento è stata inviata al garante lunedì 8 ottobre, e se l’esame non prenderà troppo tempo, saremo pronti per il 31 ottobre». In ogni caso, ottobre o dicembre, poco cambia.

Un esame attento di quella prima bocciatura aiuta a capire meglio le difficoltà, e i rischi, che si profilano. Dati che passano di mano dalle banche agli uomini dell’Agenzia, con il rischio che qualche estraneo (o anche gli stessi funzionari del fisco, perché no) ne faccia un uso improprio. Secondo il garante la struttura telematica dell’Agenzia, che si chiama Entratel, è inadatta a supportare l’enorme mole di dati che dovranno essere inviati, tanto che in passato una parte delle informazioni relative all’archivio dei rapporti finanziari (che contiene 600 milioni di rapporti attivi e riceve 155 milioni di aggiornamenti all’anno) avrebbe viaggiato su dvd. In parole povere, dati sensibili messi in una valigetta e trasportati fisicamente all’Agenzia, con il rischio di furto, smarrimento o peggio.

Una volta assicurato (e per ora non lo è) che i dati non caschino in mani sbagliate, bisogna essere certi che anche le procedure di analisi e archiviazione siano blindate. E ancora una volta il garante è intervenuto, invitando a usare unicamente forme cifrate dei documenti. E poi per quanti anni resteranno disponibili queste informazioni? Certamente 5, come accade oggi (4 anni dalla dichiarazione dei redditi, che viene fatta un anno dopo). Però se c’è rilevanza penale la scadenza raddoppia, quindi che si fa, nel dubbio si tengono per 8 anni? «Come al solito lo sapremo all’ultimo» prevede il fiscalista Pirola.

Quale che sia la scadenza, nel paese dei dossier riservati e delle fughe di notizie è lecito avere qualche preoccupazione.

Ma almeno questo scambio tra libertà e trasparenza servirà a schiacciare in modo sensibile il fenomeno dell’evasione, quantificato dalla Corte dei conti in circa 250 miliardi di euro all’anno (il 18 per cento del pil)? «Io non sono contrario» dice l’avvocato Francesco Tesauro, docente di diritto tributario a Milano. «Chiedo però che se ne faccia un uso ragionevole». Quanto all’efficacia, Tesauro ricorda che il vero problema sono «i paradisi fiscali, una realtà enorme protetta dagli stessi stati occidentali».

Pirola punta il dito invece sulla capacità di navigare nel mare di informazioni che inonderà l’Agenzia delle entrate. «La gestione di quei dati è un lavoro immenso e c’è il rischio che ne resti sommersa» dice. E aggiunge: «Così la macchina dell’Agenzia diventa sempre più burocratica. E non bisogna dimenticare che il grosso dell’evasione è fatto di numeri molto piccoli, e costa molto andarli a cercare».

Il tempo dirà se questo meccanismo darà i risultati sperati o se il motore clamorosamente si ingolferà. Certo è che ormai quel motore è stato acceso e la macchina è pronta a partire. Befera non ha più scuse. Il vostro prossimo estratto conto attaccatelo direttamente in portineria.

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