Economia

Fca-Renault, un bel matrimonio con troppe incognite

Ottima sulla carta, la fusione tra i due gruppi rischia di creare problemi politici e di ridurre il personale. E poi, chi comanderà davvero?

Guido Fontanelli

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Se la proposta di fusione presentata lunedì 27 maggio dalla Fca alla Renault verrà accettata dai francesi, nascerà il terzo gruppo automobilistico del mondo con 8,7 milioni di veicoli venduti, quasi 170 miliardi di euro di fatturato, un utile operativo di oltre 10 miliardi e un utile netto di oltre 8 miliardi. Il nuovo colosso sarebbe al quarto posto per vendite nel Nord America, al secondo in Europa e al primo in America Latina. Se poi a questi numeri si aggiungono quelli dei partner giapponesi della Renault (l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è il terzo polo automobilistico mondiale con oltre 10 milioni di vetture vendute mentre Fca e l’ottavo con 4,8 milioni) si darebbe vita al più grande gruppo del settore, superando Volkswagen (10,8 milioni) e Toyota (10,5).

Come recita il comunicato di Fca, "la proposta fa seguito a iniziali dialoghi operativi tra le due società per identificare prodotti e ambiti geografici in cui si potrebbe collaborare, in particolar modo nello sviluppo e nella commercializzazione di nuove tecnologie. Tali dialoghi hanno chiarito che una più ampia collaborazione tramite una aggregazione migliorerebbe sostanzialmente l’efficienza del capitale e la velocità nello sviluppo dei prodotti. Il razionale dell’aggregazione è anche rafforzato dal bisogno di prendere decisioni coraggiose per cogliere su larga scala le opportunità che si sono create nel settore automobilistico in campi come la connettività, l'elettrico e i veicoli a guida autonoma".

Complementari

Sulla carta Renault e Fca sono abbastanza complementari: Fca è forte negli Usa con Jeep e Ram e in più ha due marchi premium come Alfa Romeo e Maserati, cose che mancano a Renault e a Nissan. In compenso l’alleanza franco-nipponica ha una presenza in Asia che Fca non ha ed è forte nei veicoli elettrici: la Renault ha una decennale esperienza nel campo e la sua Zoe è la seconda auto elettrica più venduta in Europa, dopo la Leaf prodotta dalla Nissan, a sua volta controllata dalla Renault con una partecipazione del 43%. Mentre Fca è indietro nell'elettrificazione, tanto da aver dovuto acquistare “crediti verdi” dalla casa americana Tesla per ben 1,8 miliardi di euro per evitare di sfondare i limiti europei alle emissioni di CO2. Potrebbero crearsi invece dei problemi di sovrapposizione in Europa, anche se il marchio Fiat ha ormai una quota di mercato ridotta, sotto il 5 per cento, circa la metà di quella detenuta da Renault e Nissan. In Europa sono presenti 20 stabilimenti a marchio Renault mentre 23 ne conta Fca. Quanti dovrebbero essere chiusi? Pensiamo per esempio agli impianti che producono motori: molti propulsori Renault sono di dimensioni simili a quelli sfornati dalle fabbriche Fiat. Ma nel comunicato vengono esclus chiusure: "I benefici dell’operazione proposta non si otterrebbero con la chiusura di stabilimenti ma deriverebbero da investimenti più efficienti in termini di utilizzo del capitale in piattaforme globali dei veicoli, in architetture, in sistemi di propulsione e in tecnologie. Ffc stima, basandosi sulla propria esperienza, che circa il 90% delle sinergie derivererebbe da risparmi di acquisto ( 40%), efficienze R&S (30%), produzione e efficienze delle attrezzature (20%). In queste stime sui risparmi sarebbe inclusa la possibilità di ridurre il numero complessivo di piattaforme di veicoli di circa il 20% e delle famiglie di motori di circa il 30%".

Un controllo alla pari

Da un punto di vista azionario, la proposta della Fca prevede la creazione di una nuova società detenuta per il 50% dagli azionisti di Fca (capitanati con l'Exor con il 29% di Fca) e per il 50% dagli azionisti di Groupe Renault (guidati dallo Stato francese e dalla Nissan che oggi ne posseggono il 15% ciascuno) con una struttura di governance paritetica e una maggioranza di consiglieri indipendenti. Poiché la Renault è più piccola di Fca (57 miliardi di fatturato contro i 110 dell’intera Fca) e ha un valore di mercato più basso, gli azionisti di Fca riceverebbero anche un dividendo di 2,5 miliardi di euro. E sarebbe la Exor degli Agnelli ad avere la partecipazione più importante, intorno al 13%, seguita da Stato francese e Nissan con il 7 ciascuno.

Ma chi comanda in una fusione al 50%? Siamo sicuri che un'unione di questo tipo possa funzionare? Già l’alleanza Renault-Nissan, guardata per anni con invidia, oggi non è più tanto solida: il suo creatore, l’ex numero uno di Renault Carlos Ghosn ha subito un umiliante arresto in Giappone e i rapporti tra le due case sembrano gelidi. L'attuale struttura dell'intesa resta comunque «asimmetrica», con Renault che ha il 43% delle azioni di Nissan e tutti i diritti di voto, e Nissan che ha il 15% delle azioni Renault. Per creare un colosso mondiale, primo al mondo, è fondamentale che Nissan e Mitsubishi partecipino all'operazione.

Tante volte, nel settore automobilistico, le acquisizioni non hanno funzionato, da Daimler-Chrysler a Ford-Volvo, da Gm-Saab a Bmw-Rover. Una lezione da tenere sempre presente. E poi resta il dubbio che alla fine siano i francesi a voler comandare, tenuto conto della forza del governo parigino. Non va dimenticato che già in marzo il Financial Times aveva scritto che nel giro di un anno la Renault avrebbe riaperto i colloqui con Nissan per arrivare a una fusione delle due case automobilistiche e poi acquistare un altro gruppo, con Fca uno dei bersagli preferiti. 


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