Farmacie, la bellezza vi salverà
Economia

Farmacie, la bellezza vi salverà

Creme e shampoo salveranno le farmacie? Di certo potranno dare una grande mano a superare la crisi che il settore sta attraversando e che porterà a una “mutazione” del modello tradizionale. Prima la liberalizzazione delle medicine di fascia C (quelli che si pagano, un giro d’affari di circa 3 miliardi l’anno), che ha aperto alla concorrenza delle parafarmacie e della grande distribuzione. Adesso il braccio di ferro con il Governo per i margini sui farmaci “mutuabili”.

Dopo anni di crescita, per la prima volta le statistiche mostrano i primi segnali di difficoltà. Le previsioni per fine anno, dopo un primo semestre negativo, sono di un debole +1%. Gli analisti del settore non hanno dubbi: la redditività delle farmacie è destinata a diminuire perché si guadagnerà sempre meno sui farmaci con ricetta, perché ci sarà più concorrenza ma… c’è un ma. Anzi, due.

La salute e il benessere restano una delle principali motivazioni di spesa, anche in tempi di crisi. E le farmacie, secondo i dati del Ministero della Salute, si conferma il canale di acquisto privilegiato per le specialità senza obbligo di prescrizione. "Sono punti vendita frequentati da tutti, soprattutto da uomini e donne sopra i 55 anni. Sono luoghi di prossimità, diciamo a portata di mano. E sono considerate affidabili", dice Filippo Manucci, amministratore delegato di Ales Groupe (brand Lierac e Phyto), multinazionale francese che non produce medicine, ma prodotti dermocosmetici venduti solo in farmacia. Manucci viene dal mondo della profumeria (Yves Saint Laurent di Gucci Group, Guerlain di Lvmh, Estee Lauder ) e della cosmetica di alta gamma (Shiseido).

Da pochi mesi è stato chiamato a portare la sua esperienza in un mondo, quelle delle farmacie appunto, che si sta aprendo a logiche fino a oggi sconosciute. "La cosmetica è una grande opportunità per tutto il settore", osserva. "E le più recenti indagini lo confermano". Il Beauty Report 2012 di Unipro (pubblicato da Franco Angeli) dice che 9 farmacisti su 10 riconoscono l’importanza della cosmetica, soprattutto per il futuro prossimo. Il mercato vale quasi 2 miliardi euro, di cui circa il 60% sono appannaggio della dermoscomesi, cioè i prodotti per la cura della pelle. Ma lo spazio di crescita è enorme, sostiene Manucci."Perché ancora molti di coloro che frequentano le farmacie non comprano prodotti cosmetici?", si domanda. In parte per l’assortimento limitato, in parte perché si pensa che lì le creme costino molto. "E sbagliano", dice il manager. "Noi abbiamo prodotti che costano anche meno di 20  euro, il nostro core business è intorno ai 45 e il top di gamma ne costa 90, che in profumeria sarebbe un prezzo medio per un buon trattamento viso anti-età. Inoltre in farmacia si trova una professionalità che è al top".

I farmacisti sanno di avere qualche asso nella manica: il rapporto di fiducia con i clienti, la capacità di garantire la qualità , l’efficacia dei prodotti, soprattutto la tradizione del consiglio e il traffico creato dal farmaco. E, infatti, si legge ancora nel Rapporto Unipro, l’87% di chi compra in farmacia resta soddisfatto.

C’è però da sviluppare un nuovo approccio imprenditoriale. Solo il 18% dei farmacisti resiste al cambiamento e sono soprattutto uomini nel NordOvest. Ma il 43% si dichiara “aperto e interessato” e quasi il 40% è già orientato o impegnato in progetti “cosmetici”. "Attenzione alle fughe in avanti, però", osserva Manucci. "Il rischio è di rincorrere un trend che si sta consolidando partendo dal “fondo” e magari  cominciare con la cabina estetica. Che invece deve essere il punto di arrivo di un percorso che prevede la conoscenza e la selezione delle marche e soprattutto la corretta valutazione delle esigenze dei clienti, che chiedono orientamento e informazioni corrette".

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Giovanni Iozzia

Ho lavorato in quotidiani, settimanali e mensili prevalentemente di area economica. Sono stato direttore di Capital (RcsEditore) dal 2002 al 2005, vicedirettore di Chi dal 2005 al 2009 e condirettore di PanoramaEcomomy, il settimanale economico del gruppo Mondadori, dal 2009 al maggio 2012. Attualmente scrivo su Panorama, panorama.it, Libero e Corriere delle Comunicazioni. E rifletto sulle magnifiche sorti progressive del giornalismo e dell’editoria diffusa.  

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