Lavoro, se volete tenervi i talenti, fate così

Le risorse migliori se ne vanno quasi sempre per colpa del capo. Ecco cinque cose da fare (o da non fare) per evitare la fuga

– Credits: iStock

Alessandro Pegoraro

-

Manager e titolari di attività lamentano spesso il fatto di perdere per strada le risorse migliori: “con il tempo che ho perso per spiegare loro il mestiere”...

Invece di lamentarsi sarebbe più utile fare un piccolo esame di coscienza.
Il punto di partenza è che le persone non lasciano il lavoro, le persone lasciano il loro Capo. Secondo l’Istituto di sondaggi Gallup, nel 70% dei casi la motivazione di un dipendente è condizionata dal suo Capo.

Ma quali sono i motivi principali che spingono una persona ad andarsene?
Vediamo i più frequenti.

Il troppo stroppia
Far lavorare in modo eccessivo le persone - oltre le 50 ore settimanali - non solo non migliora la produttività ma è controproducente. I bravi si sentono “puniti” per avere lavorato bene. Se non vi sono alternative al superlavoro va considerata la possibilità di una promozione o di un cambio di qualifica che dia alla persona un motivo tangibile per fare così fatica.

Ognuno è fatto a modo suo
Un Capo che non vuole perdere i pezzi migliori della sua scuderia deve sforzarsi di capire cosa fa veramente piacere ai propri collaboratori migliori - carriera, soldi, riconoscimenti pubblici, formazione - e comportarsi di conseguenza. Adeguare i riconoscimenti alle persone deve diventare uno stile di gestione, il più “personalizzato” possibile....

Innaffiare la pianta
Guidare le persone è un processo continuo fatto di ascolto, confronto e feedback dettagliati. I “talenti” non solo si aspettano dei feedback ma pretendono un referente che li faccia crescere. I responsabili che, in nome di una presunta autonomia e/o delega, rinunciano al ruolo condannano se stessi e la loro azienda a perdere le persone migliori.

Armiamoci e partite
Non vi è nulla di più demotivante di un capo che manda avanti i suoi e se ne sta tranquillamente al riparo della sua scrivania. In questi casi la gente in gamba si disamora del progetto e, non appena ne ha l’opportunità, cerca delle alternative.

Puntare sui cavalli sbagliati
Lo stesso si può dire di quando la regola della casa è assumere e/o promuovere i mediocri. La risposta è sempre la stessa: demotivazione e a

Tarpare le ali
Un bravo capo riconosce la passione e il desiderio innato di cambiare le cose di chi lavora con lui. Rifiutare il confronto, costringere la gente a non oltrepassare i confini dell’ovvio non solo allontana i talenti ma fa una pessima pubblicità all’azienda.

In sintesi: assumere, fare crescere e trattenere le persone in gamba non è poi così difficile. Esige però un impegno costante fatto di ascolto e confronto.
Lo chiameremo management.

© Riproduzione Riservata

Commenti