Yanis Varoufakis, il ministro guerriero che ha perso la battaglia con l'Europa

Egocentrico, naif, irriverente, tagliente, non particolarmente preparato e troppo poco coerente

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L'ex Ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis – Credits: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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"Il guerriero greco", è così che The New Yorker definisce l'ex ministro delle finanze di Atene Yanis Varoufakis in un lungo approfondimento in cui racconta come il professore che lo scorso gennaio aveva accettato di diventare il braccio destro del nuovo governo di Alexis Tsiras prendendosi l'onere di negoziare con la troika condizioni economiche che permettessero alla Grecia di uscire dalla crisi senza rimanerne strangolata, avesse paradossalmente definito la vittoria del sì nel referendum contro l'Europa inevitabile.

Una rassegnazione, quella di Varoufakis, che agli occhi di tanti potrebbe giustificare in qualche modo le sue dimissioni. Ma che invece conferma quanto l'ex Ministro fosse più interessato alla sua carriera e alla sua popolarità che al risolvere i problemi della Grecia.

Varoufakis è l'uomo che ha fatto campagna elettorale in motocicletta, il politico un po' improvvisato che ha conquistato il cuore dei greci puntando su stile irriverente e retorica tagliente. Ha scelto di confrontarsi con l'Europa evitando in tutti i modi di favorire il dialogo, portando il suo paese sull'orlo del fallimento. Non si può chiedere aiuto senza dare nulla in cambio, è normale, eppure Varoufakis ha costruito la sua popolarità proprio enfatizzando slogan come "i leader europei vogliono contenere la crisi esportandola nel resto del mondo” o “non sono dei veri economisti ma degli incompetenti, ecco perché continuano a proporci compromessi inaccettabili”.

La simpatia di Varoufakis per gli ambienti di sinistra è iniziata all'università, quando si ritrovò a fare il portavoce dell'Alleanza degli Studenti Neri, ruolo in cui sosteneva di trovarsi a proprio agio visto che i greci sono sempre stati considerati i neri d'Europa (insieme agli irlandesi). Accademico di professione e opinionista per diletto, già nel 2001 l'ex Ministro delle finanze di Atene si era schierato contro l'ingresso della Grecia nell'Euro, e nel 2007 aveva interpretato le difficoltà economiche che avrebbero poi portato al crollo di Lehman Brothers come un problema tutto anglosassone.

Quando Tsipras lo ha chiamato al suo fianco non ci ha pensato due volte. Secondo la moglie, se non fosse tornato sarebbe arrivato prima o poi il giorno in cui questa scelta lo avrebbe fatto sentire un traditore. Poi è iniziato l'infinito braccio di ferro con l'Europa a base di pagamenti posticipati e tentativi falliti di ridurre il debito. Del resto, dal suo punto di vista la Grecia non avrebbe mai potuto riprendersi in un contesto di austerità estremo. Dall'altra parte, l'Europa ha ribadito fino alla nausea di non essere disposta a modificare un programma in cui fino a quel momento non erano state permesse eccezioni.

Secondo Varoufakis la Grecia è affondata per colpa delle (troppe) regole dell'Europa. Per Bruxelles, invece, Atene è colpevole di non aver mai provato a collaborare, o di averlo fatto, anche per colpa di Varoufakis, in maniera troppo naif. Pochi sanno che tra le prime proposte di riforme concrete c'è stata quella di combattere l'evasione…assumendo spie amatoriali, ovvero persone normali disposte a girare per le varie città del paese indossando una telecamera nascosta per stanare ogni possibile irregolarità fiscale!

Tanti colleghi lo ricordano oggi come un narcisista, e c'è chi sostiene che sia stato lui a portare Tsipras alla rovina. Peccato, quindi, che anche quest'ultimo si sia accorto troppo tardi della sua influenza negativa sull'immagine e l'operatività del suo governo. Quando ha provato a fermarlo, era ormai troppo tardi. E quando la notte del referendum Varoufakis ha chiesto a Tsipras di restituirgli i suoi pieni poteri oppure di sostituirlo, l'offerta del secondo di affidargli il Ministero dell'Economia, delle Infrastrutture, della Navigazione e del Turismo gli hanno lasciato come unica alternativa le dimissioni. E a quel punto l'accordo con l'Europa è stato (finalmente) trovato.

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