Uscire dall'euro: e se fosse la Germania a farlo?

Cosa hanno da perdere i tedeschi con l'abbandono della moneta unica

Una moneta tedesca da due euro (credits:Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Anche molti tedeschi, come gli italiani, i greci o gli spagnoli, ci stanno pensando da tempo: perché non liberarci dell'euro e tornare alla nostra valuta nazionale, cioè il vecchio e caro marco? L'ipotesi di abbandonare la moneta unica europea, infatti, non suggestiona soltanto l'opinione pubblica dei paesi mediterranei, trascinati nella recessione economica dal rigore di bilancio imposto dall'Europa. Anche tra le virtuose nazioni del nord, l'euroscetticismo sta mettendo solide radici. Questo, a quanto pare, è quello che accade a Berlino e dintorni, dove è stato fondato da poco Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania) un nuovo partito che vuole l'uscita dalla moneta unica e annovera tra le proprie fila pure Hans-Olaf Helkel, ex leader della Confindustria tedesca. Anche per la Germania, però, l'abbandono dell'euro non sarebbe certo una scelta indolore, per diverse  ragioni, tutt'altro che trascurabili. Eccone alcune, le più semplici e comprensibili.

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L'EXPORT. Se la Repubblica Federale Tedesca decidesse unilateralmente di abbandonare l'Unione Monetaria (magari portandosi dietro qualche altra nazione del centro-nord come l'Austria, l'Olanda o la Finlandia), adotterebbe una valuta (che si chiami marco o in altro modo) destinata ad apprezzarsi nei confronti dell'euro (ammesso che rimanga in piedi) o in rapporto alle altre e meno solide divisedel Vecchio Continente. Secondo le stime elaborate lo scorso anno dalla casa d'affari Ubs, il neo-marco potrebbe apprezzarsi di circa il 40%. Il che, non rappresenta certo una buona notizia per l'export tedesco che perderebbe molta competitività in Europa, visto che i prodotti made in Germany costerebbero di più sul mercato. Va ricordato, infatti, che l'export tedesco è molto forte anche nei paesi emergenti ma, tuttora, si concentra in gran parte su Eurolandia, per una quota complessiva del 40%.

I CREDITI. Oltre a esportare beni e servizi nelle altre nazioni europee, la Germania è fortemente esposta nei confronti dei paesi di Eurolandia anche dal punto di vista finanziario. Secondo le stime di Daniel Gros, direttore del Centro Studi di Politica Europea (riportate lo scorso anno dalla testata tedesca Welt-Online)  le banche e le imprese teutoniche hanno dei crediti verso l'estero per ben 2mila miliardi di euro (l'80% del pil). Non va dimenticato, inoltre, che pure la banca centrale tedesca (Bundesbank) ha una forte esposizione verso le altre autorità monetarie del vecchio Continente, per una somma calcolata nell'ordine di circa 700 miliardi di euro nel 2012 (crediti che, in gergo tecnico, si chiamano Target II). Se la Germania decidesse unilateralmente di passare al marco, tutta questa montagna di soldi (o almeno una parte) avrebbe problemi a essere rimborsata, sia per l'apprezzamento del marco sul mercato valutario, sia perché l'uscita di Berlino dalla moneta unica verrebbe considerata dagli altri paesi come una violazione dei trattati internazionali istitutivi di Eurolandia.

GLI INVESTIMENTI. Infine, vi sarebbero notevoli conseguenze (difficilmente quantificabili con precisione), anche sulle tasche dei risparmiatori, oltre che sui conti delle banche e delle aziende private. Se i tedeschi adotteranno una nuova moneta “apprezzata”, infatti, tutte le attività all'estero denominate in euro e detenute dalle aziende e dagli istituti di credito nazionali dovrebbero essere immediatamente svalutate. Stesso discorso per i soldi impiegati dentro Eurolandia dai cittadini tedeschi attraverso gli strumenti del risparmio come per esempio fondi comuni d'investimento o le polizze vita a capitalizzazione.

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