Come sarà il ponte energetico tra la Cina e l'Europa

Un investimento da più di 15 miliardi di euro che non convince sul piano della stabilità geopolitica

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Distesa di pannelli solari nel sud della Cina – Credits: STR/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Siamo abituati a pensare all'interscambio commerciale tra Europa e Cina come se fosse il risultato di enormi movimenti di merci, ma in realtà tra le due realtà potrebbe transitare molto di più. È infatti allo studio l'ipotesi di collegare addirittura le reti di distribuzione dell'energia elettrica. Il progetto era stato lanciato da parte cinese nell'ambito dell'ampio programma di sviluppo denominato Belt & Road del 2006, che ha lo scopo di rilanciare l'antica Via della Seta. Pechino intravedeva la possibilità di convogliare nel progetto di collegamento energetico una parte del suo eccesso di capacità industriale e sfruttare le proprie eccellenze ingegneristiche.

L'enorme potenziale energetico dell'Asia

Il presupposto di fondo è che l'Asia in generale e la Cina in particolare hanno vaste aree scarsamente popolate che si presterebbero ad essere sfruttate per la costruzione di centrali idroelettriche, eoliche e solari e la produzione di energia pulita. Energia di cui i Paesi europei hanno bisogno se vogliono rispettare gli obiettivi di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili che si sono assegnati, sia per fini ecologici che per la volontà si allentare il legame con i discutibili regimi dei Paesi esportatori di petrolio. Già oggi, del resto, la Cina ha realizzato il più grande impianto idroelettrico del mondo grazie alla diga sul Fiume Giallo.

Le nuove rotte energetiche

Un recentissimo studio condotto dal Centro di Ricerca Congiunto dell'Unione Europea ha ora disegnato tre possibili rotte attraverso le quali l'energia potrebbe essere convogliata, in modo da bilanciare i costi di costruzione delle infrastrutture ai rischi geologici e politici delle zone attraversate. Si parla di investimenti colossali (la previsione del Centro è di una spesa tra 15 e 28 miliardi di Euro, a seconda del percorso scelto), ma anche di benefici enormi sia per le imprese che per gli utenti.

Perché il passaggio attraverso la Russia non convince

Il primo scenario ipotizzato prevede che la nuova rete di trasmissione energetica parta dal Nord della Cina e attraversi il Kazakistan, la Russia e l'Ucraina prima di raggiungere l'Europa. Tra i pro dell'ipotesi, ci sono la conformazione del terreno, caratterizzato da grandi pianure, e l'esistenza di infrastrutture importanti, che consentirebbero significativi risparmi nei costi di costruzione. Tuttavia, la necessità di passare dai Paesi come Russia e Ucraina rendono l'idea pressoché impossibile, almeno nel contesto geopolitico attuale. Oltretutto, la Russia avrebbe scarso interesse a collaborare, perché la nuova rete sarebbe in concorrenza con le sue esportazioni di petrolio, e avrebbe come unico, pericoloso vantaggio, quello di avere in mano le chiavi dell'approvvigionamento energetico europeo.

Le alternative di Mar Nero e Asia Centrale

Un'alternativa sarebbe quella di attraversare il Mar Caspio e il Mar Nero. Tuttavia, la necessità di posare costosissimi cavi sottomarini e di coinvolgere un numero piuttosto significativo di governi nell'operazione la renderebbero troppo onerosa. Il terzo scenario prevede di partire dalla Cina sud-occidentale e arrivare in Europa attraverso Myanmar, India, Pakistan, Afghanistan, Iran e Turchia. Anche questa ipotesi, tuttavia, presenta ostacoli notevoli: da un lato, i costi (è il percorso più lungo e il terreno comprende molti rilievi); dall'altro il dialogo con i Paesi coinvolti.

Fantascienza quindi? Non è detto, ma per decollare, questo progetto avrà sicuramente bisogno di un contesto politico globale più tranquillo.

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