Tassi allo 0,5%. Cosa cambia dopo il taglio di Draghi, per mutui, prestiti e depositi

La Bce riduce al minimo storico il costo del denaro. Ecco le conseguenze (poche) per l'economia e i risparmiatori

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Epa Photo/Ansa)

Andrea Telara

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Tutto come previsto: oggi il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha annunciato un altro taglio di un quarto di punto per i tassi d'interesse, che sono scesi al minimo storico dello 0,5%, dal precedente 0,75%. Non c'è stato, invece, l'annuncio di misure strutturali per agevolare il credito alle famiglie e alle piccole imprese (pmi). Per questi provvedimenti, Draghi ha fatto sapere di aver avviato delle consultazioni con le altre autorità continentali, “con l'obiettivo di sostenere i titoli garantiti dai prestiti erogati dalle banche”.

I mercati non hanno reagito con grande entusiasmo alla manovra della Bce: l'indice Ftse Mib di Piazza Affari ha fatto segnare nel pomeriggio un calo di di quasi l'1%. La comunità finanziaria, infatti, non è rimasta affatto sorpresa dalla mossa di Draghi, che era stata già messa in conto da tempo e che oggi non viene certo considerata la soluzione di tutti i problemi. “Una sforbiciata ai tassi europei”, dice per esempio Michael Hewson, capo analista del broker valutario Cmc Markets, “è più un segnale simbolico che non uno strumento efficace per far tornare a circolare la liquidità” . In particolare, secondo  Hewson, le banche saranno sempre restie a concedere nuovi prestiti, finché in Europa non verranno messe in atto delle riforme strutturali, necessarie a colmare il divario di competitività che separa il Vecchio Continente dal resto del mondo.

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Tuttavia, a parte i problemi insoluti dell'economia reale, va ricordato che il taglio di Draghi avrà comunque qualche piccolo effetto sulle tasche delle famiglie e dei risparmiatori italiani, soprattutto di chi ha sottoscritto (o sta per sottoscrivere) un mutuo per comprar casa. Ecco nel dettaglio cosa bisogna aspettarsi.

MUTUI

Di regola, a beneficiare del taglio dei tassi sono le famiglie che hanno sulle spalle un mutuo a interessi variabili, che di solito sono indicizzati all'euribor, il saggio sui prestiti interbancari in Europa. Su un debito di 100mila euro, per esempio, una limatura dello 0,25% per gli interessi passivi significa (in linea di massima) una riduzione della rata  superiore a 10 o 15 euro al mese,  a seconda delle scadenze del prestito. Occorre ricordare, però, che le quotazioni dell'euribor hanno già in parte scontato la manovra di Draghi e il saggio interbancario a 3 mesi si trova ormai da tempo attorno al minimo storico dello 0,2%. I margini per una ulteriore discesa sono dunque limitati. Qualche speranza in più si apre invece per chi non ha ancora sottoscritto un mutuo e intende farlo prossimamente. Con la riduzione del costo del denaro, si dovrebbero trovare sul mercato (almeno in teoria) dei finanziamenti a tasso variabile un po' meno costosi. C'è da sperare, tuttavia, che le banche non ne approfittino per alzare lo spread , cioè la quota d'interessi annui che gli istituti di credito aggiungono all'euribor (e che per loro rappresenta un margine di guadagno). Oggi, purtroppo, gli spread sui mutui partono da un minimo del 2,8-3% mentre fino a qualche anno fa erano al di sotto dell'1%.

PRESTITI

Non cambierà molto per chi ha già sulle spalle o sta per accendere un prestito personale senza garanzie, per l'acquisto dei beni di consumo (come per esempio l'automobile). Questi finanziamenti, infatti, sono in gran parte a interessi fissi e, negli ultimi anni, si sono dimostrati purtroppo ben poco sensibili ai tagli della Bce. Anzi, mentre Draghi abbassava i tassi, spesso le banche e le finanziarie hanno ristretto i cordoni della borsa, aumentando il costo del credito. Secondo l'osservatorio di PrestiOnline, per esempio, nel quarto trimestre del 2012 il tasso medio applicato sui prestiti al consumo ha raggiunto l'11,9%, mezzo punto in più rispetto alla fine del 2010 (anche se, nello stesso periodo, la Bce ha ridotto  il costo del denaro ufficiale dall'1% allo 0,75%).

CONTI DI DEPOSITO

Non ci sono buone notizie, invece, per i risparmiatori che parecheggiano i propri soldi nei conti di deposito. Negli ultimi mesi, da quando la Bce ha iniziato a limare il costo del denaro, la remunerazione offerta da questi prodotti si è mossa verso il basso e, già ad aprile, l'associazione dei consumatori Aduc ha rilevato una limatura dello 0,2-0,3% per il rendimento di molti conti. Oggi, parecchi depositi vincolati a un anno offrono un interesse non superiore al 4% lordo ogni 12 mesi (3,2% netto) mentre nel 2012 superavano abbondantemente i 4 punti percentuali.

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