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Tassi e Qe, cosa può fare Draghi a dicembre

Il presidente della Bce prepara nuovi stimoli all'economia, rafforzando l'iniezione di liquidità e (forse) attuando altre misure sul costo del denaro

“Faremo tutto ciò che dobbiamo fare per alzare l'inflazione il più presto possibile”. Parola di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce), che oggi ha parlato al Frankfurt European Banking Congress, convegno annuale sul sistema creditizio e finanziario del Vecchio Continente.


Deflazione in Europa, cosa può fare Draghi per fermarla


Le frasi di Draghi sono un preludio delle decisioni che la Bce adotterà il 3 dicembre prossimo, quando i suoi vertici si incontreranno nella consueta riunione mensile che decide cosa fare nella politica monetaria. A questo punto, è quasi scontato che il presidente della Banca Centrale annunci un rafforzamento del Quantitative Easing (Qe), il programma di acquisto dei titoli di stato dell'Eurozona, iniziato nel febbraio scorso. Il piano prevedeva inizialmente un volume di acquisti di bond governativi di ben 1.140 miliardi di euro, a un ritmo di circa 60 miliardi di euro al mese fino al settembre 2016. Ora, però, queste cifre e queste scadenze potrebbero cambiare perché, ha detto in sostanza Draghi, “il Qe è uno strumento potente e flessibile e può essere regolato in termini di dimensioni, composizione o durata per ottenere una posizione più espansiva”.


Cos'è il Qe, il quantitative easing della Bce


Forse è ancora presto per fare previsioni dettagliate su cosa accadrà nella riunione della Bce del 3 dicembre. Tuttavia, c'è chi  come Angelo Baglioni, docente di economia Politica alla Cattolica di Milano, delinea già un possibile scenario. In un editoriale sul sito Lavoce.info, Baglioni non esclude infatti che Draghi, oltre a rafforzare il quantitative easing, decida di ridurre ancora i tassi d’interesse sui depositi che le banche tengono presso la Bce. Questi tassi sono già oggi sotto zero, seppur di una quota marginale dello 0,2%. Secondo Baglioni, Draghi potrebbe decidere di abbassarli ancora, con uno scopo ben preciso: indurre le banche a non tenere parcheggiati i soldi presso la Bce (visto che è una scelta poco conveniente), per impiegarli piuttosto in prestiti alle imprese e alle famiglie oppure in moneta estera, favorendo così una una svalutazione dell’euro.


Draghi apre i rubinetti ma il cavallo non beve


Basteranno queste nuove misure all'orizzonte per dare uno stimolo all'economia e per far crescere di nuovo l'inflazione? E' questo un interrogativo che fa da sfondo anche all'editoriale di Baglioni, il quale mette in evidenza i meriti e i limiti del quantitative easing. “Guardando alla debolezza della ripresa in atto”, scrive il professore della Cattolica su Lavoce.info, “sarebbe fin troppo facile criticare la Bce dicendo che il Qe serve a poco”. Tuttavia, Baglioni ricorda che il 2015 è il primo anno, dopo molti di crisi, durante il quale le previsioni di crescita vengono fortunatamente riviste al rialzo, seppure di poco, anziché al ribasso.


Il Quantitative easing spinge lo spread ai minimi


Una volta sottolineati questo merito, non va però dimenticato un altro aspetto: il quantitative easing di Draghi, il cui scopo un è un aumento della quantità di moneta in circolazione, rappresenta purtroppo una sorta di ultima spiaggia, dato che il costo del denaro è già quasi a zero (allo 0,05% per la precisione) e la Banca Centrale ormai non può più agire sulla leva dei tassi (se non in misura marginale) per stimolare il credito e l'economia. Dunque, il programma di acquisto di titoli di stato può essere sì rafforzato, ma c'è la chiara sensazione che, da solo, più di tanto non riesca a fare. Per renderlo ancor più efficace, ci vorrebbe anche una politica fiscale espansiva da parte dei governi europei, che oggi sono invece imbrigliati in strategie di bilancio di segno opposto, dovendo raggiungere in futuro il pareggio nei conti pubblici, a suon di tagli alla spesa o di aumenti di tasse. Con questo scenario di fondo, creato dalle regole del fiscal compact, secondo Baglioni la politica monetaria della Bce si trova in una posizione di isolamento. Da sola, appunto, può fare poco per dare una forte spinta all'economia.


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