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Superministro delle Finanze europeo, tutti i rischi della proposta di Renzi

L'Italia avanza l'idea di un unico dicastero per guidare la politica economica dell'Eurozona. Ma c'è chi teme che a comandare sia ancora la Germania

Renzi-Merkel

Andrea Telara

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Un solo ministro delle finanze per tutta l'Eurozona. E' la proposta presentata alle autorità di Bruxelles dal governo italiano di Matteo Renzi e contenuta in un breve documento di 9 pagine, dal titolo: “Una politica condivisa per la crescita, il lavoro e la stabilità”. In pratica, l'idea di Renzi e del suo esecutivo è creare un unico dicastero che, a livello continentale, gestisca un proprio budget, per attuare una politica economica comune all'intera Eurolandia, in un'ottica di solidarietà e superando gli egoismi e i particolarismi dei singoli stati. In questo filone, si inserisce anche l'altra proposta italiana di creare un sussidio di disoccupazione unico per tutti i cittadini europei. Cose di per sé condivisibili, se non fosse per alcuni punti interrogativi che, al momento, purtroppo non trovano risposta.


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Di cosa dovrebbe occuparsi questo nuovo supermministro economico di Eurolandia? Disponendo risorse proprie, avrebbe in teoria il compito di fare investimenti produttivi, creare nuove infrastrutture o elaborare programmi di sviluppo contro la disoccupazione, destinati a tutti i paesi dell'Eurozona. Com'è ovvio, queste politiche economiche e questi investimenti dovrebbero indirizzarsi in prevalenza dove ce n'è più bisogno, per esempio in quei paesi del Vecchio Continente che hanno un tasso di disoccupazione maggiore o sono rimasti un po' indietro nel percorso di crescita economica. Ecco allora che sorge spontaneo un altro interrogativo: di quanti soldi dovrebbe disporre questo nuovo superministro europeo per attuare una politica davvero incisiva? Probabilmente di molte più risorse di quelle di cui dispone attualmente l'Ue, il cui bilancio è attorno ad appena l'1% del prodotto interno lordo (pil) continentale: ben poco se si pensa che negli Stati Uniti, invece, il segretario al Tesoro gestisce una spesa federale di circa il 24% del pil.


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C'è poi un altro interrogativo che, al momento, rimane ancora aperto. Per quale ragione i falchi del Nord Europa, cioè i paesi come la Germania che propugnano il rigore di bilancio, dovrebbero essere disposti a finanziare coi loro soldi nuove voci di spesa comuni come il sussidio di disoccupazione continentale proposto dall'Italia? Vista la ritrosia dimostrata in passato a sostenere paesi come la Grecia, finita sull'orlo del crack finanziario, è difficile credere che il governo di Berlino o di Helsinki siano disposti in futuro ad avere grande solidarietà su altri fronti, per esempio nelle politiche del lavoro. Per questo il noto economista Gustavo Piga, sulle pagine del sito Formiche.net, ha criticato il progetto del superministero delle finanze europeo, avendo dalla sua qualche valido argomento. Piga teme infatti che, ancora una volta, questo nuovo organismo finisca inevitabilmente per avere un'impronta tutta tedesca e continui con quell'austerità che finora ha caratterizzato la politica economica europea. Lo stesso Piga ha ricordato che il premier Renzi, soltanto qualche settimana fa, ha sostenuto che la creazione di un superministro delle Finanze (un progetto sostenuto anche dal presidente della Bce Mario Draghi) non è affatto il punto centrale. Il vero problema, secondo il presidente del consiglio, è la politica economica dell'Eurozona, impregnata di uno spirito di austerity che rischia di essere mortale. Proprio per questo motivo, Piga suggerisce a Renzi di accantonare il progetto del superministro, il quale rappresenterebbe soltanto un “mezzuccio” che nulla a che fare con l'obiettivo più grande di una vera solidarietà europea.


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