Spread in rialzo? Diciamo la verità: Monti, Berlusconi e la politica c'entrano poco

Molti commentatori legano sempre l'andamento dei mercati alle beghe dei palazzi romani. Per essere poi smentiti dai fatti

Il premier Mario Monti e il suo predecessore, Silvio Berlusconi (Credits:Pier Paolo Cito/LaPresse)

Andrea Telara

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Tutto merito di Monti e delle sue manovre di austerity. O tutta colpa di Berlusconi e della sua ridiscesa in campo, in versione anti-Merkel. Per giustificare l'altalena dello spread , il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi, molti osservatori di casa nostra non ce la fanno proprio a resistere a una tentazione: quella di buttarla sempre in politica, legando le decisioni degli investitori internazionali, che ogni giorno muovono miliardi di euro sul mercato, alle beghe di palazzo che si vedono a Roma e dintorni.

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Persino le ultime elezioni in Sicilia , dove si è affermato il fenomeno-Grillo e dove ha vinto il centrosinistra senza ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, potrebbero aver spaventato qualche gestore di hedge fund londinese o qualche finanziere di Wall Street con il portafoglio pieno di Btp italiani. Questa, almeno, è la spiegazione assai sbrigativa che viene data per la recente risalita dello spread, tornato negli ultimi giorni sopra la soglia dei 350 punti base (3,5%), dopo a aver veleggiato nei mesi scorsi attorno a quota 300. Poco importa se gli stessi Btp, collocati oggi dal Tesoro con un' asta da 7 miliardi, sono andati quasi a ruba: la domanda di titoli, infatti, ha superato di una volta e mezzo l'offerta e i rendimenti dei buoni decennali sono scesi di 3 decimi di punto, dal 5,2% della precedente asta al 4,9%, toccando i minimi da maggio.

Dunque, la risalita dello spread dei giorni scorsi ha probabilmente avuto, almeno in parte, anche una spiegazione tecnica. Molti operatori dei mercati hanno infatti dato una rispolverata al proprio portafoglio, vendendo i Btp più vecchi per far un po' di spazio a quelli di nuova emissione, collocati oggi. Per i commentatori dei giornali, però, questi dettagli tecnici sono soltanto quisquilie e la politica italiana resta la misura di tutte le cose, anche del differenziale di rendimento tra Btp e Bund.  Le vicende dei palazzi romani, insomma, sembrano più importanti persino delle mosse di Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea che, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, finora è stato davvero l'unico in grado di tenere a bada gli spread in quasi tutta Eurolandia, dall'Italia sino alla Spagna.

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