Spread Btp Bund a 300 punti: l’Italia ringrazia il Giappone

Gli investitori si sono allontanati dai titoli di stato giapponesi per comprare più titoli europei e (nonostante tutto) italiani

Il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda (Ansa/Epa)

Massimo Morici

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I mercati non sono irrazionali, anche se seguono logiche incomprensibili. O che sembrano tali. Come l'effetto Kuroda sui mercati europei di questi giorni. Una pioggia di denaro che arriva dal Giappone e che ha sollevato, soprattutto, Italia e Spagna.

È questa la ragione che sta dietro l’improvviso calo dello spread tra i nostri titoli decennali e gli analoghi tedeschi, parametro di riferimento dell’Eurozona, che è sceso addirittura sotto i 300 punti, nonostante il nostro Paese non abbia ancora un governo e i dati economici non facciano ben sperare.

Ecco come: da giovedì scorso, gli investitori nipponici, spinti dalla politica monetaria del governatore della Banca centrale giapponese (Bank of Japan) Haruhiko Kuroda che ha annunciato una terapia shock da 2.200 miliardi di euro (270 mila milardi di yen) per battere la riduzione dei prezzi cronica nel Paese, hanno cominciato a vendere titoli di Stato giapponesi e a preferire asset con un rendimento maggiore, in particolare in Europa e USA.

E nel Vecchio Continente, tra i maggiori beneficiari di questa ondata di liquidità, c’è appunto l'Italia. Lo si è visto all'asta dei Bot di mercoledì in cui il Tesoro ha collocato 8 miliardi di titoli a 12 mesi con un rendimento sceso sotto l'1% (0,922%) dall'1,280% precedente e una domanda pari a 1,64 volte l'offerta, mentre il Bot a tre mesi ha raggiunto il minimo storico a 0,243% dallo 0,765% precedente, con una domanda che è stata 1,9 volte l'offerta.

Non c'è traccia, insomma, di tensioni legate allo stallo in Parlamento a più di un mese dalle elezioni. Nemmeno del monito dell'Unione europea che sempre ieri ha parlato di "un rischio contagio" dal nostro Paese al resto dell'Eurozona.

Senza parlare dei dati che provengono dall'economia reale italiana, con la produzione industriale che a febbraio è scesa per il diciottesimo mese consecutivo, stavolta del 3,8% su base annua.

Di fronte a questi dati e a questo scenario politico i mercati avrebbero dovuto agire come da copione: Piazza Affari in picchiata, rendimenti dei titoli di Stato in volata.

Invece, è accaduto il contrario: la borsa di Milano ieri è salita del 3,2%, mentre lo spread ieri si è assestato a 300 punti base, dopo essere sceso a 299 punti, con il rendimento del Btp decennale in calo al 4,3%.

E anche stamane, dopo aver aperto in lieve rialzo a 303 punti, è tornato di nuovo a quota 299. Del resto anche lo spread tra Bonos e Bund è calato: 332 punti per un rendimento del 4,6%.

Più che uno tsunami, insomma, quello partito da Tokyo la scorsa settimana è un ciclone che sembra aver spazzato via ogni dubbio sull'Italia.

Ma è troppo presto per cantare vittoria: l'Europa non è l'America e nemmeno il Giappone. Cicloni e tsunami da queste parti si verificano assai raramente. Meglio non contarci troppo.

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