Crisi Greca, le tre domande sul futuro di Atene

La visita del ministro delle finanze tedesco Schäuble servirà per aprire gli occhi su un Paese disarmato con tre grandi dilemmi: essere ridotto a un museo, l'efficacia degli aiuti, il lavoro

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble (Credits: JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images)

Marco Pedersini

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Nel pieno della discussione sul salvataggio greco, tre anni fa, il ministro delle Finanze tedesco Schäuble aveva tagliato corto: «I greci devono capire che quando infrangi le regole a lungo devi pagare un prezzo elevato». In queste ore, Schäuble può vedere di persona gli effetti della sua cura: la sua auto sfila in un'Atene sfinita e deserta, in cui sono vietati gli assembramenti pubblici all'aperto.

Non si possono agitare cartelloni o riunirsi in più di tre persone. Non ci si può avvicinare ai luoghi interessati dalla visita. Chi aveva l'auto sul percorso del ministro tedesco se l'è trovata rimossa senza preavviso (con 105 euro di multa per il disturbo). Le elezioni tedesche si avvicinano (22 settembre) e Schäuble deve dimostrare ai suoi elettori che, come sta ripetendo Angela Merkel, «non sarà più necessario salvare la Grecia». Le cose vanno bene, nell'Atene vuota di Wolfgang Schäuble.

Un paese ridotto a museo?

La visita del ministro tedesco è stata salutata da un licenziamento di massa: passata la mezzanotte, il Parlamento ha approvato (con maggioranza risicata) il licenziamento di 25.000 dipendenti pubblici entro l'anno. È successo come con le altre misure decisive per il salvataggio: «Il governo si dimentica di noi parlamentari per mesi, poi ci presenta un pacchetto di provvedimenti alto una spanna e ci dice: "Se non lo approviamo in poche ore non avremo un euro dalla troika"», dice un membro del Parlamento a Panorama, «perciò sono anni che votiamo senza sapere bene cosa stiamo approvando». Questa volta, la carota agitata dalla troika sono 7 miliardi di euro in arrivo dal Fondo monetario internazionale dall'Unione europea.

I nostri soldi stanno aiutando la Grecia?

A giudicare dai risultati, no (o perlomeno, non ancora): il principale centro di studi economici greco Iobe ha abbassato ancora le stime di crescita e ora prevede che l'anno si chiuderà con il 5 per cento del Pil in meno. La differenza tra quello che il fisco greco si aspettava e quello che ha effettivamente incassato si è allargata, tra maggio e giugno, di un miliardo di euro. Crescono solo i turisti: sono un milione in più rispetto al 2012.

Licenzieranno davvero?

In un paese che non riesce a privatizzare niente (l'asta per il gas è andata deserta, quella per il monopolio delle scommesse continua a slittare), diminuire i dipendenti pubblici sembra più un diversivo che una soluzione. Soprattutto se c'è il trucco. Cosa succederà dopo le elezioni tedesche? A sentire alcuni mediatori politici greci, si smetterà di fingere: «Staremo in croce finché Merkel non sarà riconfermata, ma poi basta», dicono a Panorama. A quel punto Samaras dovrà garantire qualcosa di più del taglio dell'Iva (passerà dal 23 al 13 per cento ad agosto). Rimangiarsi il licenziamento di massa di agenti di polizia e professori, per lui o per chi prenderà il suo posto, potrebbe essere un buon punto d'inizio.

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