Le richieste dell'Europa all'Italia

Nessuna manovra correttiva ma il Governo deve intervenire in fretta su alto debito e bassa crescita. A far quadrare i conti mancano 9 miliardi. Ma il Paese ora gode di maggiore credibilità

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi – Credits: Imagoeconomica

Fabrizio Goria

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La strada intrapresa è quella giusta, ma è ancora in salita. È un giudizio chiaroscurale quello tracciato dalla Commissione Europea nei confronti dell'Italia nelle periodiche "Country Specific Recommendation". Per ora non è prevista alcuna manovra correttiva, ma tutto dipenderà da due punti su tutti: andamento del corrente ciclo economico e previsioni del budget per il prossimo anno, che è ancora un cantiere aperto. Sull'Italia pesano ancora alto debito e bassa crescita. Eppure, alcuni segnali positivi - uno su tutti la stabilità politica - lasciano spazio a un tiepido ottimismo.

Per molti versi, si tratta di una fotocopia di ciò che è stato chiesto lo scorso anno. Le raccomandazioni che la Commissione Ue fa all'Italia riguardano i soliti fardelli, dal deficit al debito, passando per la mancata crescita di alcuni settori economici. Tuttavia, l'impressione generale è che si voglia dare più tempo a Roma per rimettersi sui binari. Sempre di fiducia condizionata si tratta, ma con una minore preoccupazione. È il frutto di una duplice situazione. Da un lato il mutamento della narrativa della crisi e delle sue soluzioni. In sostanza, è opinione comune che serva meno austerity e più iniziative per gli investimenti in modo da rilanciare la domanda interna.

Dall'altro, c'è la convinzione che, se messa in piedi in modo deciso, la macchina delle riforme strutturali possa finalmente funzionare anche in Italia. Tuttavia, come ricorda la Commissione Europea, “resta cruciale per l'Italia l'attuazione rapida e completa delle misure adottate, sia al fine di colmare le carenze esistenti a livello di attuazione, che al fine di evitare l'accumulo di ulteriori ritardi”. Traduzione: si è tentennato già abbastanza e ogni ritardo non potrà che essere negativo per Roma.

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I conti, si diceva. La crescita rimane il maggiore problema. "Lo slancio è quello che manca, e gli sforzi del governo, sebbene positivi, sono ancora a uno stadio embrionale”, spiega una fonte della Commissione Ue. Un concetto, quest'ultimo, ricorrente quando si parla di Italia. Le stime di crescita economica del governo, contenute nel Documento di economia e finanza (Def) , sono già state riviste al ribasso sia dalla Commissione sia dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) in questa prima parte dell'anno. A meno di shock positivi sul fronte della domanda interna, non miglioreranno. Data la stagnazione de facto, non ci possono essere slanci in avanti sugli altri versanti.

Il deficit è il punto più discusso, non a caso. Secondo la Commissione Ue occorre fare di più rispetto a quanto prospettato dal Tesoro, che continua a essere molto conservativo sui dati di finanza pubblica. Le cifre che ballano non sono poche. L'intervento previsto dovrà essere almeno dello 0,6% del Pil che, come ha notato Marco Zatterin su La Stampa, equivale a circa 9 miliardi di euro. In pratica, una finanziaria a tutti gli effetti. Nello specifico, la Commissione ha spiegato a quanto ammonta l'aggiustamento sia per l'anno in corso sia per il prossimo. “L'aggiustamento strutturale (ricalcolato) previsto nel programma è di 0,2 punti percentuali del PIL nel 2014 e di 0,4 punti percentuali nel 2015”.

Possono sembrare numeri pesanti, ma anche in questo caso la Commissione ha mutato l'atteggiamento verso Roma. Come? Lo spiega senza mezzi termini Bruxelles: “Nel programma questo modesto aggiustamento verso l'obiettivo a medio termine è giustificato dalle gravi condizioni economiche e dagli sforzi necessari per attuare un ambizioso programma di riforme strutturali”.

Parole inusuali verso l'Italia.

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La parte più dura del rapporto della Commissione Ue è quella relativa al debito pubblico. Dopo aver sorpassato quota 2.100 miliardi di euro nella prima parte dell'anno, il fardello è destinato ad aumentare. Colpa di due diversi fattori: scarsa crescita e bassa inflazione. Ne sono consapevoli a Bruxelles. “Ci aspettavamo un quadro di questo genere, ed è per questo che è arrivata una nuova esortazione a liberare l'economia interna, in modo da far invertire la tendenza al debito pubblico”, spiega un funzionario della Commissione Ue. È per questo che la Commissione non nasconde il proprio disappunto. “Le previsioni di primavera 2014 della Commissione indicano una non conformità con il parametro di riferimento della riduzione del debito nel 2014 poiché l'aggiustamento strutturale prospettato (soltanto 0,1 punti percentuali del PIL) è inferiore all'aggiustamento strutturale richiesto di 0,7 punti percentuali del PIL”, spiegano i tecnici di Bruxelles.

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Fin qui, la parte più dura. Ma il giudizio di Bruxelles deve essere guardato anche con altri occhi. Alla luce del risultato del Partito Democratico (PD) alle ultime elezioni europee, l'Italia gode ora di maggiore credibilità nella Commissione Ue. Questa nuova situazione non deve però essere buttata. Le raccomandazioni - otto per la precisione - sono quelle di sempre. Da un miglioramento della resilienza del sistema bancario a un maggiore trasferimento del carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi, passando per un miglioramento della pubblica amministrazione e un rafforzamento delle misure di bilancio per l'anno corrente, le sfide non sono poche. Ma, come sottolineano diversi funzionari europei prima assai critici verso l'Italia, qualcosa è cambiato in meglio. L'importante - è l'idea unanime - è non sprecare altro tempo. Non proprio un compito facile per Palazzo Chigi.

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